Galanda lancia la sfida: «Apu, difesa e intensità per domare il "corri e tira" di Varese»

Il grande ex e oro europeo analizza il momento di Udine: «Calzavara è una bellissima realtà. Domenica vietato sbagliare l'approccio».

Giuseppe Pisano

Apu, per battere Varese anche al ritorno punta sulla difesa. Il consiglio arriva direttamente da Giacomo Galanda, oro con gli azzurri agli Europei 1999 a Parigi e legato a doppio filo a entrambe le squadre: Udine è la sua terra ed è qui che ha mosso i primi passi nel mondo della pallacanestro, a Varese ha disputato sei stagioni di alto livello vincendo lo storico scudetto della stella nella stagione 1998/1999.

Galanda, il campionato riparte dopo le Final Eight di Torino, le ha seguite?

«Sì, sono un grande classico, con un format ormai consolidato. L’Apu ha pagato l’inesperienza in questo tipo di eventi. Peccato, però era importante esserci, a consolidamento di un bel percorso».

Domenica si riparte con la serie A, Udine ha il doppio obiettivo di salvezza e play-off. Che ne pensa?

«Siamo alla parte più impegnativa della stagione, quella che decide i piazzamenti e il raccolto del lavoro svolto. Sono contento di aver azzeccato le previsioni sull’Apu: inizio difficile fra calendario tosto e inesperienza, ma con qualche aggiustamento al roster e la fiducia derivante dalle prime vittoria si è sbloccata e ha iniziato a sfoderare prestazioni convincenti ovunque. Si è consolidata ed è bello vederla giocare così. Ora però attenzione, meglio non dare nulla per scontato: si guardi ai play-off, facendo sempre attenzione a ciò che accade dietro».

All’andata a Varese finì 66-59, uno dei punteggi più bassi della stagione. Come lo spiega?

«La tensione la fece da padrona e si abbassarono le percentuali. Soprattutto si tirò tanto da tre e piuttosto male, perché si imposero le difese. Questo è il basket, per vincere bisogna affidarsi alla difesa, Vertemati punta molto su questo».

Un varesino sta sbocciando a Udine. Che ne pensa di Andrea Calzavara?

«Ne avevo sentito parlare molto, sinceramente non credevo a un impatto simile in serie A. Sono particolarmente contento per l’Apu e per l’intero panorama italiano. Calzavara è una bella realtà, si è inserito alla grande in una squadra che ha bisogno di un giocatore con le sue caratteristiche: visione di gioco, personalità, stazza e letture, una cosa difficile da insegnare. Aggiungo una cosa: i giovani vanno fatti giocare, bisogna dargli fiducia e accettare eventuali errori».

Che ricordi ha del suo periodo a Varese?

«Vi ho trascorso sei anni, sono stato capitano, abbiamo vinto il decimo scudetto, siamo scesi in Legadue e siamo risaliti in A1. Ho lasciato un pezzo di cuore a Varese, è la mia seconda casa. Sono stati anni magici, oggi (ieri per chi legge, ndr) con gli amici varesini ci siamo sentiti per ricordare il compleanno del compianto Sandro Galleani, storico fisioterapista della squadra scomparso un anno fa».

Com’è la Varese attuale?

«Negli ultimi anni ha cambiato faccia: con Scola general manager ha una visione più internazionale del basket. Il palasport è pieno, c’è entusiasmo, la squadra gioca un basket all’americana, un “corri e tira” basato sul talento offensivo dei giocatori».

Come finisce domenica?

«Udine è favorita, ma non deve adagiarsi: punti sulla difesa, se Varese alza il ritmo può mettere tutto in discussione. Si gioca dopo una lunga sosta, sarà importante evitare partenze diesel».

La Nazionale di Banchi le piace?

«È in atto un cambiamento di rotta importante, che andava fatto da tempo: i giovani devono crescere e vanno preparati per giocare a un certo livello. Vedo che Banchi sta girando tanto: coinvolge serie A, A2 e B, questa è l’ottica giusta».

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto