Ingegneri, piedi buoni e la fiducia ritrovata «Resteremo in alto»

PORDENONE. La sua conferma è valsa quanto un acquisto. E ha fatto felici tutti: società, staff tecnico, tifosi, e lui. In neroverde si è sentito tornare “un giocatore”. «Ho sempre pensato di non andare via: questa è una società che mi ha dato fiducia. Ora voglio ricambiare». Il Pordenone riparte da una certezza: Andrea Ingegneri. Perché il difensore romagnolo, classe ’92, oltre a essere uno dei punti di forza dei neroverdi, crede fermamente nel progetto ed è molto motivato: vuole ripetere quanto di buono fatto nel girone di ritorno dell’anno scorso trovare quella continuità che, negli anni, gli è mancata.
Partiamo da un dato importante: la società ha creduto in lei facendole firmare un biennale.
«Una grande dimostrazione di fiducia e di stima. Posso essere soltanto riconoscente a chi mi ha dato un’opportunità del genere. Ho rescisso dal Cesena, con cui ero ancora legato, e ho subito firmato per i neroverdi».
Un altro giocatore della scorsa stagione ha lasciato il Pordenone (Mandorlini): lei è sempre stato convinto di rimanere qui?
«Sì. Mi ha cercato il Padova, tra le altre squadre, ma la mia priorità era non muovermi. Perché sono stato bene e perché avevo dato la parola al mister e al presidente al termine della scorsa stagione. Hanno creduto in me e ho deciso di ripagarli e sposare il progetto».
Pordenone piazza ideale per crescere ancora?
«Sì. Io ho bisogno di giocare almeno 30 partite, cosa che non sono mai riuscito a fare in carriera: qui ce la posso fare, perché so cosa posso dare e ricevere. Mi sento parte di una famiglia, ho la stima da parte di tutti, che c’è stata anche nei momenti bui».
Li vogliamo ricordare?
«Ero partito carico come quest’anno, nel ritiro di Arta dello scorso agosto. Poi ho avuto la pubalgia, mi sono dovuto fermare sino a novembre. Poi a dicembre sono stato meglio e, a gennaio, ho avuto l’opportunità di giocare. Da lì in poi penso di aver fatto bene: di sicuro sono stati i sei mesi più belli della mia carriera. Mi sono sentito importante, sono tornato un giocatore. Peccato aver dovuto dare forfait alla semifinale playoff».
Questa l’ultima parte del suo percorso. Ma dove nasce Andrea Ingegneri?
«A Massa Lombarda, provincia di Ravenna. Calcisticamente sono cresciuto lì, dai 6 ai 12 anni. Quindi sono passato al Bologna, in cui ho esordito in prima squadra con Bisoli nel 2011. Coi rossoblù sono diventato difensore, all’inizio del settore giovanile: ero un trequartista. Poi hanno visto che ero un po’ troppo lento nelle giocate e sono scalato dietro».
Dopo gli emiliani, Cesena, Bassano e Pordenone.
«A Cesena mi ha voluto Bisoli: ho giocato diverse partite in B, in quell’anno che abbiamo vinto il campionato. Ma sono stato frenato da problemi fisici come poi è capitato a Bassano. Diciamo che sono stato fortunato a livello di squadra ma non a livello personale».
A Pordenone ha avuto entrambe le soddisfazioni, invece.
«Qui sono migliorato: grazie ai due mister Toffolo e Marchetto sono progredito sotto il profilo tattico. É giocare assieme a Stefani mi ha dato tanto. Ha sempre una buona parola, è positivo, e giocare con lui ti porta a non sbagliare quasi mai».
Si definisce un difensore esplosivo, reattivo e moderno: qual è il suo modello?
«Thiago Silva. Per me è il più forte di tutti».
Cosa fa nel tempo libero?
«Mi piace uscire con gli amici, non sono un solitario. Adoro giocare alla Playstation, passeggiare per Pordenone e andare a mangiare il sushi. La cucina romagnola? Mi piace molto la piadina: ma adesso che sono in ritiro l’ho abbandonata (sorride, ndr)».
Il Pordenone è molto solido dietro e potenzialmente devastante davanti: dove può arrivare?
«Difficile ripetere lo scorso campionato. Puntiamo ai playoff ma non ci poniamo limiti: giochiamo il nostro calcio, che è l’aspetto più importante”.
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