Il ritorno di Matute, il talento africano scoperto dal Sarone

PORDENONE. Se il centrocampista della Casertana, Kelvin Matute, è diventato calciatore professionista, lo deve in particolar modo al Sarone e al suo ds di allora, Massimo Barbieri. Il percorso della...

PORDENONE. Se il centrocampista della Casertana, Kelvin Matute, è diventato calciatore professionista, lo deve in particolar modo al Sarone e al suo ds di allora, Massimo Barbieri. Il percorso della mezzala, classe ’88 e originaria del Camerun, è partito nel 2005 dalla squadra d’Eccellenza della Pedemontana. E a raccontare quei momenti è proprio l’uomo-mercato del tempo dei biancorossi, adesso responsabile del vivaio del Fontanafredda. «Al tempo il Carpendolo, squadra “pro”, era in ritiro in Piancavallo – afferma –. La sua dirigenza ci aveva chiesto di organizzare una squadra, una selezione mista per un’amichevole l’ultimo giorno di ritiro. Per completare la rosa, chiedemmo aiuto a un procuratore di Vittorio Veneto, che nell’occasione ci portò diversi ragazzi africani. Tra questi Kelvin Matute, appena arrivato dall’Africa». Il test-match comincia e il colored si mette subito in mostra. «Nel primo quarto d’ora colpisce due pali – racconta Barbieri –: uno col destro, l’altro col sinistro. Rimasi impressionato. Così decisi di portarlo a Sarone. Purtroppo, però, Kelvin non giocò mai: mancava il nullaosta, con noi si allenava solamente». Tuttavia fu segnalato e venne notato dall’Udinese. Assistito dal nuovo agente del tempo, il pordenonese doc Nicola Locatelli, Matute passò l’annata successiva tra i bianconeri e, sistemati i problemi burocratici, fece anche un paio di panchine. Da lì partì il suo percorso, che ha toccato piazze come Trieste, Arezzo, Latina, Pro Vercelli e, da ultimo, Casertana: quasi 200 presenze tra i “pro”. «Di lui conservo un bel ricordo – chiude Barbieri -. Un ragazzo educato che ancora si fa sentire per gli auguri di Natale. Spero di trovare il tempo per andare a salutarlo in ritiro e ricordargli quei momenti». (a.ber.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto