Cortina tra l'oro della Brignone e il sogno Rosa: il Giro d'Italia si svela a Casa Veneto
Atmosfera olimpica per l'annuncio delle tappe nel Nord Est. Dal tributo di Gemona per i 50 anni del sisma al tappone delle Dolomiti che evoca il mito di Pantani

Federica Brignone ha appena strabiliato l’Italia vincendo l’oro olimpico nel supergigante, nel Corso di Cortina si respira aria di leggenda, la folla si apposta fuori da Casa Italia dove l’arrivo dei Corazzieri anticipa quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, a Ciasa de ra Regoles, che per i Giochi è diventata Casa Veneto si parla di...Giro d’Italia. Nessuna bizzarria, tutt’altro, una perfetta cesura tra l’avvenimento degli avvenimenti sportivi, i Giochi Olimpici, e la seconda corsa a tappe più importante al mondo di ciclismo.
I campioni di sci, ghiaccio e bicicletta sono diventati grandi grazie alle Dolomiti, ecco perché c’è un filo, rosso, anzi rosa, che li unisce. Finita la sbornia da Giochi, il Veneto così potrà cominciare il conto alla rovescia all’altro grande evento sportivo dell’anno: il Giro d’Italia.
Il menù a Nord Est propone tre tappe, il 30 maggio da Gemona a Piancavallo, in Friuli, una tappa carica anche di significati extrasportivi con il tributo alle vittime del terremoto di 50 anni fa, prima due frazioni ad alto tasso veneto. La prima è la Fai della Paganella-Pieve di Soligo, con l’omaggio a una sorta di santuario del ciclismo: il Muro di Ca del Poggio. C’era l’artefice dell’ennesimo passaggio della corsa a quelle latitudini, Alberto Stocco, ieri a Cortina ebbro di gioia. Perché 9 passaggi consecutivi della corsa non sono mica una roba qualsiasi anche se si vive a pane, ciclismo e Prosecco come da quelle parti (a proposito, dopo il Giro Casa Veneto s’è presa una sbornia anche per il passaggio delle campionesse dell’Imoco Volley al completo).
Come felici erano i tre sindaci interessati alle tappe venete, Stefano Soldan di Pieve di Soligo, arrivo di una tappa che, Cà del Poggio permettendo, sarà terreno di caccia di velocisti come Jonathan Milan e compagni; e quelli di Feltre, Viviana Fusaro, e Alleghe Danilo De Toni. Feltre si riprende il Giro dopo il gran finale del 2019, quando Richard Carapaz resistette agli attacchi piombando a Pedavena in rosa e ipotecando la vittoria di Verona; Alleghe, invece, riprende il filo rosa dopo la tappa anni ’70 vinta da De Vlaemink e soprattutto quella del Giro dilettanti del 1992 che si è presa Pantani.
«Era il 26 giugno», ricorda il sindaco, segno che il Pirata lassù all’ombra del Civetta ha lasciato una traccia indelebile. Chi vincerà quella tappa? Roba da camosci, il tappone che sarebbe piaciuto tanto a Dino Buzzati, tanto per restare in tema di giganti, e che prevederà le scalate al Passo Duran, Forcella Staulanza, Giau, Falzarego fino all’arrivo a Piani di Pezzè, una stilettata verso il cielo che potrebbe solleticare la voglia di rosa, o più probabilmente se in maggio si presenterà al top, di blindare la maglia del primato a un certo Jonas Vingegaard.
Ivan Piol, il deus ex machina di quella frazione e della gran fondo Sportful, azienda legata a filo doppio a Dolomiti, ciclismo e sport della neve, non lo sa. Ma quando parla di ciclismo e Dolomiti, si emoziona. «E la prossima volta passeremo per quel gioiello che è la valle del Mis», dice. Perchè il Giro guarda già avanti. Nel giorno di Fede.
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