Ferrari: «Caro Michele era ora che tornassi Sono sicuro: tu e la Gsa starete bene assieme»

L’ex capitano dell’Apu racconta la sua carriera parallela con Antonutti partita dal vivaio del Cbu per arrivare alla prima squadra della Snaidero 
22 Aprile 2018. Basket A2. GSA - FORLI'. © Foto Petrussi
22 Aprile 2018. Basket A2. GSA - FORLI'. © Foto Petrussi

l’intervista

Giuseppe Pisano

Michele Ferrari racconta Michele Antonutti. Già, perché l’ex capitano dell’Apu Gsa è stato per moltissimi anni compagno di squadra del “cigno di Colloredo”: dai tempi del minibasket con la Cbu al debutto in prima squadra con la Snaidero, i due Michele (entrambi classe 1986) hanno fatto coppia fissa sul parquet. Ecco allora che abbiamo chiesto a “Ferro” di raccontarci le tappe e gli aneddoti di una carriera vissuta a lungo in parallelo.

Ferrari, lei e Antonutti siete stati compagni per oltre dieci anni. Ripercorriamoli partendo dai primi passi nel mondo della palla a spicchi, cioè dal settore minibasket.

«Abbiamo iniziato con la Cbu quando avevamo sette anni, nel 1993. “Anto” era fortissimo rispetto agli altri, ed era magrissimo. Aveva gambe lunghissime, sembrava un trampoliere. Da fuori segnava sempre, già a 7 anni si intuiva che avrebbe fatto tanta strada».

Il vostro percorso cestistico è proseguito nelle giovanili Cbu, con vittore e tante storie. Ci racconta qualche ricordo di quei tempi?

«Avevamo una squadra fortissima, non perdevamo praticamente mai. In regione battevamo proprio tutti, comprese Trieste e Gorizia. Io e Antonutti ci spartivamo il grosso del bottino dei punti segnati e per due anni di fila siamo arrivati al terzo posto a livello nazionale con la Cbu: se non ricordo male con l’under 14 prima e con l’under 15 poi. Anni splendidi e indimenticabili. Lui era sempre magro, si è sviluppato più tardi rispetto ai compagni, e aveva un caschetto biondo col codino. Devo dire che faceva un po’ ridere».

Poi siete passati alla Snaidero, e siete subito entrati a far parte del giro della prima squadra.

«Un passaggio avvenuto quando avevamo 16 anni. In tempi brevissimi, oltre a giocare nelle giovanili, fummo aggregati alla squadra senior: facevamo allenamenti e trasferte con la squadra che giocava in serie A. L’impatto fu importante, il primo coach senior con cui ci allenammo fu Fabrizio Frates. Un tecnico bravissimo e molto preparato, ma ad ogni errore ci prendevamo un sacco di rimproveri».

Come fu il debutto in prima squadra?

«Ricordo che io feci il mio esordio l’anno successivo (nel 2003, ndr) con allenatore Teoman Alibegovic, in una partita contro Cantù. Nella stessa stagione debuttò in serie A anche Antonutti. Per noi, entrambi friulani, giocare con la prima squadra di Udine al palasport Carnera rappresentava il sogno di due bambini che si avverava, un autentico motivo d’orgoglio. Allo stesso tempo, però, sapevamo che bisognava lavorare ancora tanto per restare a quei livelli in pianta stabile. Lui è stato più bravo, del resto ha tanto talento ed ha fatto una gran carriera».

A un certo punto le vostre strade cestistiche si separano, fino a quando nel 2017 vi ritrovate come avversari.

«Sì, in un derby triveneto Gsa Udine-De’ Longhi Treviso, in serie A2. Fu un gran piacere rivederlo e giocarci contro. Prima della partita scherzammo un po’, volarono un paio di battute. Poi ci marcammo a vicenda, e ci scambiammo qualche legnata, cose che fanno parte del gioco. All’andata vincemmo noi, al ritorno s’imposero loro».

Adesso il suo amico Antonutti torna in Friuli, in quella Gsa di cui lei è stato capitano. Sensazioni?

«Sono molto contento per lui. Era ora che tornasse a casa, quello con l’Apu era un “matrimonio” da celebrare. Se ne gioveranno entrambi, ne sono più che convinto».

A proposito di Apu Gsa, le piace la squadra che sta nascendo?

«Sta lavorando molto bene sul gruppo degli italiani, ha preso gente di grande talento per la serie A2. Il nuovo coach è di sicuro affidamento. Vedremo gli americani che prenderanno, perché sono i giocatori che fanno svoltare una stagione. A Udine fanno le cose per bene, poi però bisogna trovare la chimica giusta per fare la differenza in campo». —

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