Eleonora stoppa i tabù sportivi: "Sono l'unica donna in regione ad allenare una squadra maschile"
Carrer sulla panchina di Azzano Decimo, una compagine senior in Fvg. "Noi abbiamo una marcia in più". E nella squadra anche il fidanzato

PORDENONE. Eleonora Carrer sulla panchina dell’Azzano Decimo, campionato di serie D, è l’unico caso in Friuli Venezia Giulia di una donna alla guida di una formazione senior maschile.
Eccellente coach in campo femminile con il Sistema rosa dove ha vinto tanto, come si sente in un modo dominato dalla presenza maschile?
«Mi sento perfettamente a mio agio, sarà che fin da bambina sono cresciuta in mezzo ai maschi, e mi sono sempre relazionata molto bene con l’altro sesso. Per me è un onore rappresentare tutte le donne coach e mi auguro di non rimanere l’unica, spero di poter spalancare le porte ad altre mie colleghe e di aprire le menti alle società della regione. Vorrei dire: investite sulle donne perché le poche che ci sono in giro solitamente hanno una marcia in più rispetto a molti colleghi uomini».
Come è stata accolta dall’ambiente azzanese?
«Bene. Era da un po’ che fantasticavo a proposito della possibilità di allenare una squadra senior, ma prima volevo smettere definitivamente di giocare (era una giocatrice del Casarsa di serie B, ndr). Quest’anno sono rimasta incinta quindi ho dovuto appendere le scarpe al chiodo e quando mi hanno proposto di prendere il gruppo in corsa, ho preso al volo l’opportunità. I ragazzi ad Azzano già mi conoscevano e mi hanno accolta in maniera positiva e posso dire che li trovo entusiasti del mio arrivo. Mi rispettano e credono in me come io credo in loro».
Che tipo di campionato ha trovato la serie D?
«Un campionato di livello molto alto, è almeno il terzo anno che lo seguo e mi pare che cresca di anno in anno, è bellissimo poi vedere la crescita e la supremazia delle squadre della zona di Pordenone, 6 squadre su 8 attualmente ai play-off sono pordenonesi, peccato che una di queste non siamo noi, per arrivare ai play-off servirebbe un miracolo. Dovremmo fare bottino pieno in queste ultime tre partite e sperare che le nostre rivali non vincano più. Noi ci proviamo, tanto non abbiamo nulla da perdere anche se il nostro obiettivo rimane quello di cercare di rimanere in categoria».
Per salvarsi cosa serve?
«Fame di vincere, sacrificio, determinazione, unione, fiducia dei propri mezzi e anche un po’ di fortuna. Credo molto nel lavoro in palestra: so che ti ripaga sempre».
Un giocatore della squadra è il suo compagno nella vita: un problema o una risorsa?
«Se devo scegliere tra le due, il mio compagno è una risorsa di sicuro. Lo conosco più di chiunque altro e so benissimo cosa mi può dare in campo. A casa ci siamo dati una regola: non si parla di basket e di quello che succede in squadra. A casa siamo compagni di vita e in palestra io sono il coach e lui è un giocatore come un altro, anche se non nascondo che inizialmente non è stato per niente facile, sia per lui che per me».
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