«Dominissini, un friulano vero» è il ricordo di chi lo ha conosciuto

Massimo Meroi
Lauzzacco, 09 marzo 2014.Calcio - Dilettanti..Lumignacco (bianco) vs Gradisca (azzurro)..Nella foto l'allenatore del Lumignacco..Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
Lauzzacco, 09 marzo 2014.Calcio - Dilettanti..Lumignacco (bianco) vs Gradisca (azzurro)..Nella foto l'allenatore del Lumignacco..Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

udine

La vita a volte è davvero crudele. Loris Dominissini, scomparso venerdì all’età di 59 anni, se n’è andato nel giorno dell’ottantottesimo compleanno di suo padre Mirco. L’ultimo saluto all’ex calciatore è stato fissato per giovedì prossimo alle 12 nel duomo di Udine: mercoledì, la figlia Camilla si laureerà in ingegneria gestionale, al suo fianco avrà mamma Nerina e il fratello Jacopo. Venerdì 11 invece sarà il quarantesimo anniversario dello scudetto che l’Udinese primavera vinse con Loris tra i protagonisti nella finale di ritorno contro la Roma. Chiamatelo destino, fato o come preferite, sta di fatto che questo incrocio di date rende ancora più crudele questa storia di un uomo che è stato ricordato così anche dal sindaco di Udine Pietro Fontanini in occasione della visita al Carnera all’Apu: «Me lo ricordo più da calciatore che da allenatore. Il fatto che fosse soprannominato il “Legionario” testimonia il suo carattere forte e concreto e che quindi rispecchiava quello che siamo noi friulani. Sono davvero dispiaciuto che questa terribile malattia si sia portato via un uomo che aveva dato lustro alla nostra terra».

Il mondo del pallone friulano e non solo è rimasto ferito. Dal Cile dove allena, sono arrivate le parole di Nestor Sensini, che con Loris ha lavorato nella breve e non fortunata parentesi in panchina all’Udinese. «Dominissini è stato un compagno di viaggio leale, una persona seria e perbene, faccio le mie condoglianze alla famiglia» le parole commosse dell’argentino.

Legatissimo alla sua terra, Dominissini ha giocato in tutte e quattro le principali squadre della regione. È partito dall’Udinese, con cui esordì in A il 31 dicembre del 1983 contro il Napoli, per poi passare alla Triestina e al Pordenone. A Gorizia nel 1995 raccolse solo due presenze prima di andare a chiudere la carriera nel Sevegliano. Il 1983 qui è ricordato come l’anno di Zico. Nel biennio del Galinho raccolse 17 presenze, alcune anche da titolare ( Enzo Ferrari lo schierò dal primo minuto assieme a un altro giovane friulano, Danelutti, contro la Fiorentina di Bertoni e Passarella battuta 3-1). Enzo Cainero ha in mente Loris da ragazzino. «Era uno di quelli che io chiamavo “ferrari boys”, capaci di vincere lo scudetto nella Primavera e poi andare in serie A. Mi riferisco a Loris, De Agostini, Miano, Cinello, Papais, Trombetta e altri che sicuramente dimentico in questo momento. Quella squadra si laureò campione d’Italia grazie alla forte identità territoriale che riuscì a darle Enzo Ferrari».

Cainero ricorda bene quando ha visto Dominissini l’ultima volta: «Ai primi di marzo. Era due giorni prima del suo ricovero e stava benissimo. Avevo portato mio nipote alla scuola di tecnica calcistica gestita da lui assieme a Miano e Cinello. Aveva una particolare predisposizione a lavorare con i bambini, l’approccio era quello giusto». —



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