C’è il derby triveneto con Venezia: «L’Apu deve giocare senza pressione»

Sabato sera Reyer-Apu, vista dal doppio ex Giuri: «La Reyer è favorita, ma Udine non ha niente da perdere e deve provarci»

Giuseppe Pisano
Capitan Alibegovic e l’ex Trieste Denzel Valentine durante la gara d’andata al Carnera (foto Petrussi)
Capitan Alibegovic e l’ex Trieste Denzel Valentine durante la gara d’andata al Carnera (foto Petrussi)

A Venezia senza pressione, Apu provaci. La pensa così Marco Giuri, playmaker brindisino classe 1988 con trascorsi sia alla Reyer che in bianconero, ed in entrambi i casi con piacevoli ricordi: in lagune ha vinto lo scudetto nella stagione 2018/2019, in Friuli ha alzato al cielo la Coppa Italia di A2 nel 2022. Lo abbiamo raggiunto per parlare un po’ delle due realtà trivenete e del match in programma sabato sera.

Giuri, partiamo da lei: come sta proseguendo la sua carriera?

«Sono tornato a casa: gioco in serie C a Mesagne, a due passi da Brindisi. Dopo l’anno a Nardò sono venuto ad allenarmi qui e siccome mi sono trovato benissimo, ho deciso di restarci. Per due motivi: perché ero stanco di girare l’Italia e soprattutto perché volevo tranquillità per la mia bimba di un anno e mezzo. Ho 38 anni, inizio a pensare al dopo: ho un paio di progetti in mente, uno prevede il terzo anno del corso allenatori che iniziai proprio a Udine».

A proposito di Udine, all’Apu lei ha vissuto due annate intense.

«Sì, il primo anno giocammo due finali contro Napoli che vinse entrambe, il secondo eravamo più completi come roster e vincemmo la Coppa Italia. Ricordo che arrivai alle Final Eight in Abruzzo con la febbre, saltai i quarti contro Chiusi e recuperai per la finale. Avevamo un gruppo straordinario, molto unito. Purtroppo ci sfuggì la promozione dopo una regular season dominata. In finale contro Verona fummo anche sfortunati, il canestro di Karvel Anderson in garadue girò completamente la serie».

Mantiene ancora contatti in Friuli?

«Ogni tanto sento il capitano di allora Antonutti. So che in società ha un ruolo da Brand Ambassador: Michele rappresenta una città intera».

La nuova Apu le piace?

«Sì, e sono contento che abbia confermato una buona parte del roster della promozione. Alibegovic, Ikangi, Da Ros, Hickey meritano la serie A, così come Calzavara che l’anno scorso ha fatto molto bene nella mia Brindisi. La società è stata brava a non fare il passo più lungo della gamba, ha ipotecato la salvezza e raggiunto le Final Eight di Coppa Italia: risultati che non arrivano per caso. Vertemati è un coach che ho affrontato diverse volte, è preparato e attento ai dettagli. Ha fatto la gavetta negli anni di Treviglio, anche lui merita la serie A. Anche il ruolo di assistente di Banchi in azzurro conferma il suo valore».

Che ricordi ha dello scudetto vinto con la Reyer?

«Fu un anno fantastico, arrivavo da una salvezza conquistata con Brindisi e per la prima volta in carriera giocavo in un club di vertice, ricco di storia. Non ho esitato un attimo ad accettare la loro proposta. C’erano tanti campioni: Bramos, Daye, Watt, Haynes e via elencando. La società era di alto livello, organizzatissima, coach De Raffaele bravissimo e con una visione del basket simile alla mia».

Giocavate al Taliercio, che sarà il teatro del derby Venezia-Udine.

«Palasport che trasuda storia da ogni angolo, un tempio della pallacanestro italiana. Il pubblico è vicinissimo al campo e si fa sentire parecchio: è competente, caloroso e corretto, per la Reyer è il classico sesto uomo».

Previsioni per sabato?

«Venezia è favorita per il valore della squadra e perché gioca in casa, ma Udine non ha niente da perdere. Le partite da vincere sono altre per l’Apu, che può giocare senza pressione come ha fatto a Bologna, Milano e Brescia. In questa serie A non ci sono risultati scontati, lunedì Cantù ha sfiorato il colpaccio a Milano».

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