Cividale, il tifo speciale di Don Alessandro: «Il basket unisce le Valli»
Il parroco di San Pietro al Natisone racconta la sua passione gialloblù dopo il ko con Pesaro: «Sono un agonista, mi piace il clima sano del PalaGesteco».

Ci sono storie un po’ speciali, che rendono meno amaro persino un ko in volata. Cividale è uscita sconfitta dal partidazo contro la capolista Pesaro, ma ha regalato al suo pubblico un’altra serata di festa collettiva. Sugli spalti a fare il tifo c’era anche Don Alessandro Fontaine, parroco coordinatore della Collaborazione Pastorale di San Pietro al Natisone, che con il sorriso, tra italiano e friulano, ci ha raccontato una prospettiva inedita sui successi dei ducali. «Qualcuno nel vedermi pensava fosse uno scherzo di Carnevale – ha esordito– ma non era la prima volta per me al PalaGesteco. Sono stati i miei parrocchiani a invitarmi a vedere una partita, anche se non ricordo quale, ormai due anni fa».
E così uno spicchio del cuore del sacerdote è stato tinto di gialloblù. «Può sorprendere sentirlo dire da un parroco – ci racconta ridendo – ma sono un agonista e mi piace vincere. Per anni ho praticato il judo e preferisco solitamente le discipline individuali, ma quella sera l’ambiente mi ha entusiasmato. Il clima di tifo sano mi è proprio piaciuto e ha trasmesso una passione travolgente a tutto il territorio, in particolare alle Valli del Natisone. Ha avuto un effetto unificante capace di andare oltre le storiche chiusure culturali e di abbattere i confini».
Tornando alla gara di mercoledì, il sacerdote ci ha raccontato che veder sfumare così una grande vittoria ha lasciato un segno nel suo cuore da agonista. «Abbiamo visto una delle partite più belle degli ultimi anni, ma non possono nascondere un po’ di amarezza per le ultime azioni. Quando tifo mi faccio coinvolgere, ci bastavano due punticini…». L’esito finale, in ogni caso, nulla toglie a una realtà che sta facendo qualcosa di straordinario. «Mi auguro che la squadra continui a giocare bene e a fare da aggregante per il territorio. Trovarsi tra le prime della classe e trasformare ogni partita in un motivo per far stare assieme in allegria tutta la comunità è già una grandissima vittoria. Poi sarà quel che Dio vorrà, con le braccia e le gambe dei nostri ragazzi».
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