Caccia all’errore: ecco come l’Udinese ha regalato il pareggio all’Atalanta

Il pari di Bergamo figlio delle sbavature di in fase difensiva. Runjaic toglie Zaniolo presto e non gestisce Mlacic e Davis

Pietro Oleotto
Thomas Kristensen con le mani in faccia dopo il pareggio con l'Atalanta © Foto Petrussi
Thomas Kristensen con le mani in faccia dopo il pareggio con l'Atalanta © Foto Petrussi

«Non c’è tensione, non c’è emozione, nessun dolore». Ci perdonerà il maestro Mogol se per raccontare l’Udinese dopo la 28ª giornata vissuta a Bergamo facciamo il giochino del “contrario” utilizzando una canzone di Lucio Battisti. D’accordo, non si può dire che in casa bianconera dopo la rimonta dell’Atalanta fino al 2-2 ci sia tensione, ma la delusione nella famosa “stanza dei bottoni” del club si tagliava col coltello l’altra sera, perché è stato davvero una sfida emozionante e il modo con cui la squadra di Palladino ha recuperato il pareggio ha provocato un dolore sportivo intenso.

Ecco perché le parole di mister Kosta nel dopopartita, quella affermazione sull’assenza di rimpianti non è stata accolta esattamente col sorriso sulla bocca da tutti, ci si aspettava piuttosto un’analisi sugli errori, piuttosto che un buffetto sulla guancia a un gruppo che – è bene ricordarlo – a febbraio ne ha combinate di cotte e di crude, compromettendo una possibile rincorsa alle spalle del treno europeo perdendo in volata a Lecce, facendosi superare nel giro di 50 secondi di gioco dal Sassuolo in casa e uscendo sconfitto anche da Bologna, dove ultimamente fanno festa un po’ tutti.

Insomma, l’Udinese ha giocato bene per 70 minuti, interpretando la gara alla sua maniera (col 5-3-2 più che con il solito 3-5-2), salvo poi perdere il filo dell’attenzione nell’arco di cinque minuti, durante i quali Scamacca ha realizzato la sua doppietta. Proprio la bassa soglia dell’attenzione è l’argomento che dovrebbe essere evidenziato nel blocco degli appunti di Runjaic per far crescere finalmente l’Udinese. In occasione dell’uno-due atalantini le sbavature le firmano Okoye con un rinvio sbilenco, Kristensen sbagliando la misura dell’intervento difensivo e Atta non scalando la marcatura in area sul bomber avversario, mentre sul fronte d’attacco nel finale Buksa ed Ekkelenkamp hanno vanificato due giocate da gol sfoderando approssimazione.

E mister Kosta? Sì, anche per lui c’è un concorso di colpa. Perché far uscire dal campo dopo poco più di un’ora Zaniolo, forse il più produttivo al fianco di Davis? E poi, perché non provare Mlacic anche a sinistra dirottando a destra Kristensen prima di bocciarlo come «un ragazzo alla sua prima vera partita da professionista»? E la sostituzione di Davis, che chiedeva il cambio da cinque minuti, perché non farla prima per evitare che, l’Atalanta, prenda coraggio e segni il 2-1 con l’inglese in campo a mezzo servizio? Tutti punti di domanda legittimi. Figli dei rimpianti.

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