Apu, sfida alla Reyer nel segno di Praja

Il derby del Triveneto Reyer-Apu è legato a doppio filo al grande Drazen Dalipagic. Graberi suo compagno di squadra: «Come palmares il migliore di sempre a Udine

 

Giuseppe Pisano
Un giovane Graberi con Dalipagic; in mezzo, coach Giancarlo Dose
Un giovane Graberi con Dalipagic; in mezzo, coach Giancarlo Dose

Venezia-Udine, nel segno di Drazen Dalipagic. Il derby triveneto in programma sabato è legato a doppio filo a uno dei più grandi giocatori visti all’opera nel campionato italiano: “Praja” ha vestito la divisa Reyer per quattro stagioni e quella dell’Australian Udine per due. Erano i mitici anni ’80 e Dalipagic fu compagno di squadra di Gianpaolo Graberi, oggi amministratore delegato dell’Apu. A lui, quindi, il compito di introdurci alla sfida del Taliercio, partendo dalla figura del fuoriclasse di Mostar.

Graberi, che ricordi ha di Dalipagic?

«Era la stagione 1984/1985, io ero un ventenne che si affacciava alla serie A1. Io e “Praja” eravano compagni di stanza, in pratica mi adottò. Provate a pensare alla mia emozione: è come per un giovane di oggi essere in camera insieme a Luka Doncic».

È il giocatore più forte con cui ha giocato?

«Senza dubbio. È vero che io ho fatto più serie B che serie A, ma se fate la stessa domanda a Bettarini, Lorenzon o Milani, state certi che la risposta sarà la stessa. Dalipagic era un campione dal valore assoluto».

Ci racconta un aneddoto di quella stagione?

«Ce ne sarebbero mille. “Praja”, come tanti giocatori dell’ex Jugoslavia dell’epoca, aveva un ego smisurato. Ricordo che prima di una partita contro Milano il nostro coach Aza Nikolic gli fece una testa così perché loro avevano un difensore forte come Vittorio Gallinari. Arrivò il giorno della partita e appena Nikolic vide entrare Gallinari chiamò un timeout per dare altre raccomandazioni a a Dalipagic. Tornammo in campo e nelle due azioni successive “Praja” prima gli fece passare la palla sotto le gambe, poi andò a schiacciare, cosa che non faceva quasi mai. Tornando in difesa guardò il coach come per dire “hai visto chi è il più forte?”. Lui viveva per queste sfide, quando affrontava Oscar si metteva a difendere come non mai».

Nel basket di oggi come si troverebbe Dalipagic?

«Lui era imponente anche fisicamente, non solo tecnicamente, ma forse soffrirebbe le difese fisiche di oggi. Però gli basterebbe un metro di spazio per punire i difensori. Aveva un talento naturale, non gli servivano mille tiri al giorno in allenamento».

È il più grande giocatore ammirato a Udine, secondo lei?

«Difficile paragonare epoche diverse, qui abbiamo avuto la fortuna di ammirare campioni come Jim McDaniels, Larry Wright e Charlie Smith. Diciamo che come palmares è sicuramente il numero uno».

Passiamo all’oggi: che momento vive l’Apu?

«Contro Varese abbiamo avuto per la prima volta un po’ di sfortuna, ma in una stagione va messo in conto. In una stagione straordinaria di infortuni ne abbiamo avuti pochi. Ora ci aspetta un miniciclo difficile, con Venezia, sosta e Milano, poi avremo un finale con avversarie pari livello. Rimbocchiamoci le maniche, abbiamo dimostrato che in serie A ci possiamo stare».

Uscito Zoriks tornate sul mercato o aspettate Hickey?

«Detto che Pedone è sempre attento alle occasioni di mercato, non avrebbe senso intervenire ora. “Tony” è un pari ruolo di Zoriks, fra poco rientra e la classifica è confortante. Non tocchiamo equilibri consolidati».

Come vede la sfida di sabato sera al taliercio contro la Reyer?

«Loro oggi giocano in Eurocup con Trento, non crediamo che saranno stanchi ma abbiamo visto che un impegno infrasettimanale può condizionare in campionato. Andiamo a Venezia con il solito spirito di chi sa di potersela giocare con tutti, se ci sarà l’occasione proveremo a fare uno scherzetto». —

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto