Borraccia spinta contro il viso dell’arbitro
La protesta di un accompagnatore espulso durante una partita under 18: partita interrotta. Canciani: «Fatto gravissimo»

Ennesimo gesto di prevaricazione nei confronti di un arbitro, compiuto da un adulto nei confronti di un ragazzo. Lo scenario è quello del campionato regionale under 18 e il match in questione è tra Cavazzo e Santamaria. Sul finire della sfida, l’arbitro ha deciso di espellere il dirigente accompagnatore della squadra di casa per le sue reazioni, ma lui ha reagito appoggiando la borraccia sul viso del giovane direttore di gara, il 18enne Giacomo Nobile, della sezione Aia di Udine, che, molto scosso, ha poi scelto di interrompere la partita.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno raccolto le testimonianze per ricostruire ciò che è accaduto sul campo da gioco del Cavazzo. La borraccia è stata appoggiata al volto dell’arbitro (come sostenuto dal dirigente del Cavazzo) o il contatto è stato più intenso? In ogni caso il suo è stato «un gesto deplorevole».
La partita, sul punteggio di 2-2, era giunta ai minuti di recupero dopo il 90’. In seguito a uno scontro di gioco tra due giocatori avversari, sono entrati in campo i rispettivi accompagnatori, per sincerarsi delle loro condizioni di salute. Il dirigente del Cavazzo ha protestato e, vista la sua reazione, il direttore di gara ha optato per il cartellino rosso. A quel punto il dirigente, sulla base dei primi accertamenti, ha spinto la borraccia contro il volto di Nobile. L’arbitro ha interrotto il match e si è diretto in spogliatoio, dove è rimasto oltre un’ora, prima di uscire con il padre. «È un fatto gravissimo – commenta Ermes Canciani, presidente della Lega nazionale dilettanti Fvg –, sono profondamente deluso dall’atteggiamento di questi dirigenti che non svolgono il loro ruolo di educatori». Avvilito anche Antonio Sferragatta, dirigente del Cavazzo, che si è scusato con l’arbitro e con gli avversari. «Ogni giorno vediamo tensione in campo – dice anche Alessandro Travaini, dirigente del Santamaria –, ma sono gli adulti a dover insegnare le regole ai giovani». —
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