Treviso-Udine vista dal grande ex: parla Andrea Gracis tra amarcord e chiavi tattiche del derby

L'ex dirigente bianconero e trevigiano racconta il suo anno sabbatico ed analizza la sfida del Palaverde: «Apu, squadra nuova ma dai grandi presupposti»

Giuseppe Pisano
Andrea Gracis
Andrea Gracis

 

 

Sapessi com’è strano un derby Treviso-Udine visto da lontano. La sfida di domenica sarà la prima dopo ben 12 anni (9 a Treviso, 3 all’Apu) senza Andrea Gracis come dirigente di una delle due squadre. Fa un certo effetto, visto che ha contribuito a riportare in serie A due piazze storiche come Treviso e Udine. A lui, quindi, la parola in questa veste inusuale di spettatore super partes.

Gracis, che effetto le fa l’idea di vedere Treviso-Udine dall’esterno?

«Un bell’effetto. Finalmente posso assistere al match con maggior distacco, anche se ovviamente sono affezionato a entrambe le società. Spero di godermi una bella partita».

Come sta trascorrendo quest’anno sabbatico?

«Avevo un paio di proposte molto interessanti, ma ho preferito fare qualcosa di diverso rispetto agli ultimi 12 anni. Io vivo intensamente il proprio lavoro, ho sentito il bisogno di prendermi una pausa. Nella mia quotidianità, il basket è sempre centrale: vedo partite, faccio scouting e altre cose che prima non riuscivo a fare. E mi occupo un po’ più di me stesso».

La nuova Apu le piace?

«Sì. Serve un po’ di tempo, perché è nuova per 7/10 e deve trovare gli equilibri interni. Per come sento parlare Adriano, i presupposti per fare bene ci sono: col suo lavoro e la dedizione del gruppo in allenamento si andrà lontano».

Da ex playmaker, le piace Sisko?

«Molto. Si vede che ha in testa la pallacanestro. È un regista vecchio stampo, pensa soprattutto ai compagni».

Come vede la crescita di Calzavara, che lei ha portato a Udine?

«Andrea non mi sorprende, è un ragazzo d’altri tempi per passione e mentalità. Si allena duramente, ha cura di sé, dentro ha qualcosa di speciale. Con che classe ha risolto il match contro Cantù!».

Sempre da ex play, cosa ci dice di Russell?

«Sono molto affezionato a lui, giocò due anni a Treviso quando c’ero anch’io. Lo vedo maturato, ha più leadership e ha messo un bel tiro».

Possibile che non ci sia un posto in Nazionale per Cappelletti?

«Per come sta giocando, sono certo che Banchi e Vertemati lo stanno tenendo d’occhio».

Se domenica sarà al Palaverde, chi saluterà per primo dell’Apu?

«Ci sarò e abbraccerò il primo che troverò. Sono legato a tanti: staff tecnico, fisioterapisti e altri. L’elenco è lungo».

È vero che ha scritto un diario sull’anno della promozione Apu?

«Sì, volevo fissare in modo indelebile le ultime 7 giornate, quando sentivo vicina la meta. Non ho velleità letterarie, è solo un ricordo che ho regalato allo staff tecnico».

Quali le chiavi del match di domenica?

«Treviso vorrà impostare un ritmo alto, gioca sull’estro di Macura e dei piccoli. Udine, che ha la miglior difesa in A, dovrà frenare i momenti in cui i padroni di casa si accendono, sospinti dal pubblico».

Le manca Udine?

«Molto. Ho vissuto tre anni stupendi della mia vita professionale e ho stretto tante amicizie. Tornerò al Carnera, ma più avanti, per godermi le partite in totale serenità».

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