Apu Udine, il caso Dawkins: talento offensivo, ma la difesa lo condanna alla panchina

Minutaggio in crollo per l’esterno americano nonostante buone percentuali: la scelta tecnica di Vertemati e il paradosso del 6+6

Giuseppe Pisano

Nell’Apu che raccoglie applausi (e meno punti di quelli che meriterebbe) su ogni parquet c’è un dilemma che si trascina sempre più evidente. Riguarda Aubrej Dawkins, ormai utilizzato da coach Vertemati con il contagocce e quasi esclusivamente agli albori del match. Eppure un buon tiratore farebbe comodo nei momenti chiave a una squadra che continua a faticare a segnare nei finali punto a punto.

Retroscena

Dopo aver giocato 20’ a partita nelle prime sette gare, il figlio d’arte ha trovato sempre meno spazio, tanto che nelle ultime cinque uscite il minutaggio è letteralmente crollato: dai 13’ del 27 dicembre a Trento ai 5’ di domenica sera a Brescia. Ironia della sorte, in queste cinque partite Dawkins ha segnato quasi un punto al minuto (0,82 ad esser precisi), tirando col 72% da due e col 47% da tre.

Cifre offensive, ma il basket è anche difesa, specie per un’Apu che sta costruendo le proprie fortune con la fase difensiva. Il plus/minus, la statistica ufficiale che indica l’impatto di un giocatore sul risultato nei minuti in cui è in campo, dice che Dawkins a Brescia ha collezionato un eloquente -6: è entrato al 9’ sul 21-15 Apu ed è uscito (definitivamente) al 14’ sul 29-30. Pur segnando 5 degli 8 punti bianconeri, con lui sul parquet sono stati incassati 14 punti in 5’.

Lo staff tecnico, a quanto risulta, è in possesso di statistiche ancor più avanzate del plus/minus che fotografano in modo dettagliato come la squadra vada in chiaro affanno in fase difensiva quando in campo c’è il numero 24. Questo spiega la scarsa fiducia riposta nel giocatore, indifendibile perché, semplicemente, non difende.

Il paradosso del 6+6

Facciamo un passo indietro e torniamo a giugno scorso, quando la società bianconera ha maturato la decisione di affidarsi alla formula 6+6. Per i meno esperti: 6+6 significa schierare a referto un minimo di sei giocatori di formazione italiana e un massimo di sei stranieri, pagando una luxury tax di 40 mila euro.

Sul mercato l’Apu ha completato il pacchetto italiani con Alibegovic, Da Ros, Ikangi, Calzavara, più i due under Pavan e Mizerniuk. Il sestetto degli stranieri era composto da Hickey, Spencer, Bendzius, Brewton, Dawkins e Juiston, poi sostituito da Mekowulu dopo il grave infortunio di quest’ultimo.

Con il passare dei mesi il notevole rendimento degli italiani – in particolare Alibegovic e il debuttante Calzavara – e quello deficitario di alcuni stranieri, su tutti Brewton e Dawkins, ha stravolto le gerarchie iniziali. Al momento Udine ha addirittura otto stranieri in rosa, contando anche lo squalificato Hickey: via Brewton, sono arrivati in corsa Christon e Zoriks, senza dimenticare il baby sloveno Stjepanovic, chiamato all’occorrenza.

Qualcuno, sul web, ha ironizzato: «Stiamo giocando con il 4+4». Eppure sono state investite risorse – non solo la luxury tax, ma anche ingaggi importanti – per avere uno straniero in più, e si sta giocando con uno, anzi due in meno. Con l’augurio, ovviamente, che Zoriks e Dawkins riescano a smentire presto questa lettura.

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