Apu Udine e Pallacanestro Trieste: il derby di Matteo Da Ros
Il califfo di Udine, ex capitano e imprenditore a Trieste: «Vinceremo con l’energia, ma quella piazza storica deve restare»

Il derby Udine-Trieste non è una partita come tutte le altre, figuriamoci per Matteo Da Ros. L’ala bianconera non è solo un ex di lungo corso, ma vive il presente facendo la spola fra i due capoluoghi.
A Udine gioca e sta per prendere casa, con tanti progetti in fase embrionale, a Trieste ha avviato da poco la sua attività da imprenditore. Ecco perché in quest’intervista con “Il mago” si parla di pallacanestro ma anche di vita fuori dal parquet.
Da Ros, facciamo un passo indietro: come spiega lo scivolone di Cremona?
«Contro Milano abbiamo ottenuto una vittoria storica e forse insperata, ma abbiamo speso tanto. Senza contare che da un po’ ci portiamo dietro qualche problemino fisico. La Vanoli era la peggiore avversaria che poteva capitarci per il loro modo di giocare uno contro uno, con tantissima energia».
Ora c’è il derby, e lei ormai è abituato a giocarlo da ex. Giusto?
«Ne giocassi bene almeno uno (ride, ndr)! Forse posso salvare quello in casa di due anni fa (deciso da Clark, ndr), a Trieste lo accuso di più. Diciamo che è una partita con risvolti ambientali particolari, questo è storico perché in A manca da 22 anni. È bello che ci siano un sano campanilismo e due città e le loro squadre per creare un bello spettacolo».
L’andata si giocò quasi sei mesi fa, ne è passata di acqua sotto i ponti.
«Quella gara non fa molto testo, era inizio campionato e noi eravamo ancora a zero punti. Loro hanno cambiato alcune pedine, noi ritroviamo Hickey. La filosofia delle due squadre, però, è rimasta identica».
Trieste ha l’esordiente Taccetti in panchina. Come lo vede?
«Non lo conosco personalmente, ma so che gode di grande considerazione sia da parte della società che dallo spogliatoio. Ovviamente ha bisogno di tempo, sarà il suo primo derby e vogliamo batterlo».
Voi invece recuperate Hickey.
«Ci è mancato, a me in modo particolaer: con lui mi sono trovato bene dal primo giorno. È un punto di riferimento, un giocatore che crea vantaggi: sa spaccare le difese e attaccare in campo aperto. Dovrà rientrare in punta di piedi in una squadra diversa, ma con lui avremo una grande spinta emotiva».
Quale sarà la chiave per vincere?
«Giocare con l’energia mancata a Cremona. Il pubblico ci spingerà, ricordo bene l’aiuto che ci diede nell’ultimo derby in A2. Una partita così bisogna viverla per capirla bene. Le letture tecniche le lascio ai coach».
Trieste vive l’incubo della cessione del titolo a Roma. Cosa pensa in merito?
«È una città che vive di basket, come e più di Udine, che ha passione per i canestri ma ha anche il calcio. Purtroppo ci sono interessi economici in ballo ma sono certo che, se dovesse verificarsi lo spostamento, Matiasic non lascerà una delle “basket city” italiane senza un titolo, almeno di A2. Trieste saprà rinascere».
Ci parla della sua vita da imprenditore?
«L’idea è di mio fratello Luca, io per ora sono più un uomo immagine. Abbiamo un locale, “Sartoria Burger Club”, e ci siamo allargati aprendo la braceria “El Patocho”, sempre nella zona della movida triestina. A maggio apriremo un beach club sulle rive: sto già pensando al post carriera. A breve prenderò casa a Udine, dove voglio sviluppare un progetto di allargamento del basket e avvicinare i bimbi. Sto collaborando per una mostra artistica in città nell’ambito del Far East ed entrerò nello staff di LbaTv». —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









