Apu, scorza dura: il doppio ex Cavina parla di Udine alla vigilia della sfida con Sassari
Il coach di Verona ha il cuore diviso tra Friuli e Sardegna: «La squadra di Vertemati è coriacea, ma il gioco in velocità della Dinamo è da temere»

Un pezzo di cuore a Udine, un altro a Sassari. Nella quasi trentennale carriera di Demis Cavina, Friuli e Sardegna sono due tappe ricorrenti, ed è per questo che domenica sera, dopo l’impegno della sua Tezenis Verona, per prima cosa andrà a scrutare il risultato del match in programma al Carnera.
Il tecnico di Castel San Pietro Terme ha guidato la Dinamo dal 2007 al 2009, la Snaidero dal 2009 al 2011, l’Apu Gsa nel torneo 2018-1’9 e ancora i sardi nella prima parte della stagione 2019. A lui il compito di introdurre la gara.
Cavina, che ricordi ha di Udine e Sassari?
«Sono state quattro parentesi importanti della mia carriera, essendo stato due volte in entrambe le città. Quando torni in un posto dove sei già stato, vuol dire che hai lasciato soddisfazione e buoni legami, sia dal punto di vista professionale che umano».
Cosa pensa di quest’Apu mina vagante in Serie A?
«La cosa più sorprendente è che non molla mai, anche se a pensarci bene era così anche l’anno scorso in A2. Udine vende cara la pelle anche in giornate meno buone, in cui si fa meno canestro. Segno di un carattere forte: in questo rispecchia la mentalità friulana, è una squadra coriacea».
Quali sono i temi tattici principali della sfida con Sassari?
«Mi riallaccio a quanto ho appena detto: l’Apu è coriacea, ma il gioco in velocità della Dinamo è da temere. Ai sardi piace aprire il campo, hanno tanto talento sul perimetro, ma anche Udine è una squadra molto pericolosa da fuori. Per questo dico che sarà fondamentale l’aspetto difensivo, dove servirà continuità per 40’: chi riesce a limitare meglio le qualità offensive degli avversari avrà la meglio».
All’andata l’Apu vinse largamente, ma quella di adesso è un’altra Dinamo.
«Sì, ma più che la nuova guida tecnica dei sardi, mi piace porre l’accento sugli innesti in corsa di cui hanno beneficiato le due squadre. Con Christon da una parte e Pullen dall’altra ci sono maggiori certezze e serenità nei momenti chiave per entrambe. Udine va spesso da Christon, che sa creare gioco per sé e per gli altri, Sassari con Pullen è portata ad attaccare il canestro nei primi secondi dell’azione».
Ha visto che stagione sta disputando il suo ex giocatore Alibegovic?
«Mi emoziono molto a parlare di ragazzi che ho visto crescere. È così anche per Mirza, che ho allenato a 18 anni quando ero alla Snaidero e ho ritrovato sia a Torino che a Cremona. Lo sento spesso e sono contento che stia facendo bene. Ho sempre pensato che valesse la Serie A, la sta giocando da protagonista essendo nel pieno della sua maturità».
A Sassari lei allenò Bendzius. Come spiega gli alti e bassi di quest’anno?
«Stiamo parlando di un numero 4 stramoderno, che deve essere innescato per girare come un orologio. Eimantas è una persona intelligente e un giocatore di sistema, sono certo che col tempo si adatterà alla nuova realtà».
Mekowulu, altro suo ex atleta, invece sta crescendo.
«Anche per lui vale lo stesso discorso di Bendzius: ha bisogno di tempo e di capire i propri spazi nella nuova squadra. Ma occhio, perché questi sono giocatori il cui rendimento va valutato oltre le cifre. Mekowulu ha qualità tecniche e umani importanti».
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