Apu, devi crederci: a Brescia si può fare l’impresa
Parola del “Cobra” Franko Bushati, guardia albanese con trascorsi su ambo i fronti che oggi ricopre il ruolo di general manager a Scafati in A2. È lui a tastare il polso alle due squadre che si sfideranno domenica sera al Palaleonessa

Apu, devi crederci. Vincere a Brescia sarà difficile, ma giocando con la testa leggera Udine può fare l’impresa. Parola del “Cobra” Franko Bushati, guardia albanese con trascorsi su ambo i fronti che oggi ricopre il ruolo di general manager a Scafati in A2. È lui a tastare il polso alle due squadre che si sfideranno domenica sera al Palaleonessa.
Bushati, ricorda il suo trasferimento da Brescia a Udine nel gennaio 2018?
«Sì, all’inizio non fu semplice perché un trasferimento a metà stagione è sempre un po’ complicato, ma a Udine sono stato benissimo e conservo grandissimi ricordi. Ai play-off potevamo fare strada, contro Casale mancò un pizzico di fortuna. Andare via dall’Apu mi è dispiaciuto».
Che Apu era quella della stagione 2017/2018?
«Col presidente Pedone c’era ancora Micalich in società, il coach era Lardo. Eravamo una bella squadra, con un buon gruppo di italiani e due americani forti come Dykes e Caupain: avete visto domenica scorsa al Carnera quanto vale Troy».
Quell’anno vinceste un derby a Trieste rimasto nella storia. Se lo ricorda?
«Eccome, fu una gara epica e la vincemmo dopo due overtime. C’erano 7.000 spettatori, molti dei quali giunti da Udine. L’atmosfera era incredibile, per noi era un match vitale poiché rischiavamo di non andare ai play-off».
Ha visto giocare l’Apu di quest’anno?
«Sì, seguo tutto. Mi sembra un gruppo trascinato da italiani che stanno rendendo bene: Alibegovic, Ikangi, Da Ros, Calzavara. Avere in panchina un allenatore bravo come Vertemati, al suo terzo anno a Udine, ha dato una base solida. E poi c’è Andrea Gracis, che stimo tanto come dirigente e come uomo. A inizio stagione sono stati un po’ sfortunati nei finali punto a punto, ma ora sono lanciati e sono convinto che l’Apu sia destinata a diventare una realtà importante per la pallacanestro italiana. Pedone è il pilastro su cui poggia la società».
Che rapporto ha con il capitano Alibegovic?
«Mirzone è un amico, abbiamo giocato assieme a Brescia, riportandola in A1 dopo 28 anni, e a Torino, dove giocammo la finale play-off perdendo in gara-5 contro Tortona. Vedo che sta disputano un’ottima stagione, con la faccia giusta. Se sta bene fisicamente, Mirza non ha problemi a fare canestro».
Si aspettava di vedere Brescia giocare al vertice in serie A?
«Sì, e quest’estate quando dissi che avrebbero perso poche partite mi diedero del matto. Brescia si è stabilizzata ai piani alti, è una piazza che fa stare bene i giocatori e questa tranquillità si vede in campo la domenica. La società non sbaglia mai il mercato e dà fiducia a coach giovani ed emergenti: prima Poeta, ora Cotelli».
Che gara sarà quella di domenica?
«Brescia è facile da leggere ma difficilissima da fermare, ha il miglior asse play-pivot del campionato (Ivanovic e Bilan, ndr) e Usa con fisicità come Burnell, Ndour e Mobio. L’Apu deve giocare con la testa leggera come a Milano, non ha nulla da perdere. Mi aspetto una partita frizzante, con Mirza (amatissimo a Brescia) smanioso di applicare la legge dell’ex».
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