Runjaic fa il filosofo per caricare l’Udinese: «Riportare la pietra in cima alla montagna»
L’allenato, che continua a parlare sempre in tedesco, cita il mito di Sisifo. «Zaniolo? Non ottimale quanto accaduto, ora funga da esempio»

«Bisogna lavorare tutti insieme per riportare la pietra in cima alla montagna dalla quale è scesa, come insegna il mito di Sisifo». Kosta Runjaic ricorre alla mitologia greca per rendere l’idea dell’obbiettivo prefissato dall’Udinese. Lo fa rivolgendosi ancora in tedesco ai giornalisti saliti a Lienz per il Mediaday, delegando così all’interprete l’onere della traduzione del suo pensiero e con esso anche il messaggio che per il terzo anni di fila non sarà l’italiano la lingua con cui si rivolgerà alla tifoseria bianconera.
Runjaic, qual è l’obiettivo all’alba della sua terza annata a guida dell’Udinese?
«Innanzitutto sono contento di essere qui per la terza stagione di fila. Ogni anno si ricomincia da zero e il primo obiettivo è la salvezza da raggiungere il prima possibile. Poi si guarderà anche all’evoluzione della squadra, ma prima di tutto bisognerà aspettare la fine del mercato per vedere quali saranno i profili che faranno parte della nostra rosa, ricordando che le plusvalenze sono vitali e fa parte del dna dell’Udinese trovare e vendere i giocatori».
Un anno fa di questi tempi lei perse Thauvin, mentre adesso ritrova Zaniolo dopo quanto è accaduto nell’ultimo mese. Cosa ha detto al giocatore e cosa si aspetta da lui?
«Non è stato ottimale quanto successo, ma il passato non si cambia. Adesso la cosa importante è che lavori. Nicolò non vede l’ora di iniziare e in un certo qual modo vuole ripagare la fiducia della società e l’amore dei tifosi. Poi lui è il nostro numero 10, una maglia che porta con sé una responsabilità particolare, un onore ma anche un peso. Cosa mi aspetto? Che svolga una funzione di esempio non solo in campo, ma anche fuori e negli allenamenti. Sono molto contento che tutto sia tornato alla normalità, ci parliamo ogni giorno e mi aspetto molto da lui, quindi sono ottimista per quello che ci potrà dare nel corso della stagione. Adesso l’obiettivo è di portarlo al 100% della condizione».
Qual è, invece, il calcio che vedremo giocare all’Udinese?
«Vogliamo essere più aggressivi nei duelli, avere più compattezza generale nella fase difensiva e quindi il focus è sulla stabilità, ma vogliamo anche migliorarci per essere un avversario difficile da affrontare in casa e in trasferta. Bisogna inoltre ricordare come a volte abbiamo avuto difficoltà a sfidare squadre che si difendevano col blocco basso, quindi cercheremo una maggiore verticalità cercando di riconoscere i momenti in cui giocare più in verticale. Sarà un processo di raffinamento e dovremo lavorare sui dettagli. Questo processo durerà per le prime dieci partite della stagione».
Per adesso, invece, l’Udinese deve ancora vincere la sua prima amichevole e limitare i gol al passivo...
«Durante le amichevoli si hanno le occasioni per provare determinate soluzioni e concedere minuti per creare la base fisica che tornerà utile. C’è un po’ di stanchezza, che potrebbe anche aumentare più avanti, ma è importante gestire la stanchezza e evitare gli infortuni. Il risultato non ha la priorità, vorrei piuttosto vedere i concetti allenati e trasferiti sul campo, tenendo sempre in considerazione che i risultati aiutano la testa. L’obiettivo non è diventare i campioni della preparazione. Ma farci trovare pronti».
Runjaic, sono arrivati Vojvoda e Unai Gomez, ma è partito Atta...
«Atta ci mancherà, ma è un bene che se ne sia andato subito, così abbiamo il tempo per adattarci e permettere gli altri di crescere. Sono molto contento di Unai Gomez e di Vojvoda che ha grande esperienza. È un leader che mostra personalità e conosce bene la Sere A».
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