Nestor Sensini: «L’Udinese poteva dare di più»
Sensini parla non solo degli aspetti positivi della stagione: «All’appello mancano quei 10 o 12 punti che sarebbero serviti per l’Europa»

«Un vero peccato che l’Udinese non possa giocarsi l’Europa con la Lazio». Nestor Sensini inquadra così il posticipo di lunedì sera, alle 20.45 all’Olimpico, alludendo alle non poche recriminazioni con cui la Zebretta si sta avviando a un finale di stagione che a suo dire avrebbe potuto vederla ancora in corsa per un posto in Conference League.
Meglio pensare al futuro quindi, ripartendo magari da quel Kabasele in cui si rivede e sul quale è pronto a garantire così: «Non è a fine corsa. In quel ruolo è stato concreto e può dare ancora molto all’Udinese».
Sensini, dopo la caduta col Parma l’Udinese è chiamata a riprendersi all’Olimpico. Missione possibile?
«Sì, perché l’Udinese con Runjaic ha già saputo imporsi con formazioni di spessore e in stadi importanti dimostrando di giocare meglio con le grandi piuttosto che con le piccole. La Lazio non è più una delle “sette sorelle”, una grande del campionato visto che Atalanta e Como le stanno sopra, ma è pur sempre una formazione che sa farsi rispettare e che cerca il gioco come una grande».
E l’Udinese con le grandi ha sempre fatto la sua parte...
«Vero, ma è proprio dal diverso rendimento avuto in stagione che questa Udinese mi ha lasciato perplesso, perché se batti Inter, Milan, Napoli e Roma vuol dire che la squadra c’è, e se una squadra gioca meglio con le grandi e stenta con le sue pari allora c'è un problema da risolvere ormai in prospettiva, visto che la squadra è forte e ben attrezzata».
Quindi non reputa soddisfacente la stagione della Zebretta?
«Se vedo i 43 punti in classifica e conto le sconfitte in casa con Parma, Sassuolo, Genoa, più altri pareggi, allora dico che all’appello mancano quei dieci o dodici punti che adesso sarebbero serviti per restare ancora in corsa per l’Europa. Per questo credo sia un peccato che l’Udinese non possa giocarsi almeno un posto in Conference all’Olimpico».
Dove mancherà ancora Davis...
«I numeri parlano chiaro e dicono che senza l’inglese sono arrivati solo 4 punti e 3 gol. Troppo poco. Con Davis la squadra è più tranquilla, ma quando manca fatica e a mio avviso Zaniolo è più mezza punta che falso nueve. Magari Runjaic dovrebbe cercare di essere più offensivo portando più avanti i centrocampisti come Atta e Ekkelenkamp, che sono il futuro».
A proposito di futuro, tira aria di riconferma per Kabasele, che per età e prestazioni ricorda l’ultimo Sensini visto a Udine...
«Vero. Gino Pozzo mi richiamò dopo Parma che avevo 36 anni e da centrale feci tre anni bellissimi da “nonno”. Kabasele ha 35 anni, ma l’età non conta se si sta bene, si ha voglia e si gioca in una squadra che ti supporta. L’ho visto all’opera e credo che Kabasele abbia ancora da dare molto all’Udinese. Non è a fine corsa. Anzi, un buon difensore di grande esperienza serve in quel ruolo, anche per far crescere i giovani».
Tuttavia, Kabasele potrebbe ritrovarsi senza Solet e Kristensen, appetiti sul mercato.
«Insieme formano un bel pacchetto. Solet ha tutte le qualità, è forte, veloce e tecnico, ma a volte commette qualche distrazione ed è lì che deve migliorare. A volte quando si è così tanto sul mercato è facile distrarsi, ma lui è stato bravo a restare sul pezzo dando continuità».
Mlacic e Bertola sono il futuro?
«L’Udinese ha sempre lanciato i giovani e Bertola ha già fatto vedere più di qualcosa in questa stagione. I giovani se sono bravi prima o poi il posto lo trovano, e vale anche per Miller e Arizala». —
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