Nessun rinnovo per Cannavaro: adesso sotto con un altro allenatore col voucher

Pare che a Londra, l’altro giorno, Gino Pozzo e Cannavaro nemmeno siano arrivati a parlare di soldi, di ingaggio

Antonio Simeoli
Fabio Cannavaro head coach of Udinese celebrates the victory at the end of the Serie A soccer match between Frosinone Calcio and Udinese Calcio at Benito Stirpe stadium in Frosinone, Italy, 26 May 2024. ANSA/FEDERICO PROIETTI
Fabio Cannavaro head coach of Udinese celebrates the victory at the end of the Serie A soccer match between Frosinone Calcio and Udinese Calcio at Benito Stirpe stadium in Frosinone, Italy, 26 May 2024. ANSA/FEDERICO PROIETTI

Così anche Cannavaro rientra nella magnifica, anche se un po’ inquietante, definizione che uno dei tanti tifosi, cui le scatole girano ad elica da alcuni giorni, ieri ci ha dato degli ultimi condottieri dell’Udinese: allenatori col voucher.

Avete presente quelli che si usano per pagare gli stagionali di Lignano o i vendemmiatori sul Collio in settembre? Ci servi a Udine per condurre una squadra alla salvezza, prego. Ci servi per finire un campionato, prego. Ci servi per provare a rianimare una squadra destinata alla retrocessione, provaci.

L’ultimo allenatore col voucher è stato Fabio Cannavaro, che già ad avergli dato un contratto da voucher a un Pallone d’Oro vengono i brividi. Pare che a Londra, l’altro giorno, Gino Pozzo e Cannavaro nemmeno siano arrivati a parlare di soldi, di ingaggio. Di come passare dai centomila euro a partita per cinque partite (il voucher di cui sopra) a un contratto per almeno un anno.

L’uno chiedeva (ovvie) garanzie tecniche, cioè giocatori veri per rinforzare una squadra scarsa e pure fragile fisicamente e psicologicamente che si è salvata due settimane fa dopo una partita in cui è stata presa a pallate dall’avversaria e dopo aver fatto un tiro e mezzo in porta; l’altro, il padrone del vapore (che, ribadiamo, tanto per essere chiari, se non ci fosse l’Udinese non sarebbe manco da 30 anni in serie A, voucher o non voucher), invece diceva che in fondo l’intelaiatura c’è. Mentre il suo storico uomo mercato racconta in giro la favola di una squadra nell’ultimo torneo comunque capace di fare punti fuori casa più delle rivali, ma bloccata nello stadio amico da un ambiente ostile. Pazzesco ed esilarante.

Sì, da due settimane esatte i tifosi vorrebbero sentir parlare di rilancio, di progetti, di prospettiva, dopo il pericolo scampato e rinfrancati dalle belle parole di Paròn Gianpaolo sul nostro giornale, invece la minestra che si sta proponendo sull’asse Udine-Londra pare sia sempre l’insipida sbobba dell’ultimo decennio.

Grazie Cannavaro. Ha preso una squadra a un passo dalla serie B ed è riuscito a salvarla, anche con un paio di idee pratiche e che ne facevano intravedere la stoffa in panca. Difesa aggiustata, due attaccanti di peso messi contro il Frosinone capendo che un flipper in area per una squadra che non segnava mai poteva essere l’unica speranza, carattere e voglia di emergere anche come allenatore. Parliamoci chiaro, con 130 milioni di fatturato, la barca si raddrizza facilmente. Per fare solo uno dei tanti esempi possibili, andavi da uno come Juric, l’ex Toro, che piaccia o non piaccia sa allenare, lasciavi i voucher nel cassetto e gli offrivi un bel contratto lungo per aprire un nuovo ciclo facendo felice il Paròn, che si vede lontano un miglio che ha ancora voglia di divertirsi col pallone.

Mettiamola così, in fondo da quel gol salvezza di “santosubito” Davis sono passate solo due settimane. Magari fanno in tempo . A proporci dalla Spagna un altro “Guardiola de noialtri”. Col voucher.

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