L'Udinese a San Siro non è più un caso: la maturità di Runjaic e il riscatto di Zaniolo

Il 3-0 al Milan non è solo un risultato storico, ma la prova del nove di un progetto tecnico che funziona. Dalla crescita tattica di Ekkelenkamp alla leadership ritrovata del talento azzurro: ecco perché questa squadra ha smesso di temere le grandi e punta con merito all'Europa

Alberto Bertolotto

Una vittoria per 3-0 al Meazza parla da sola: si entra nella storia del club, per quanto quello di sabato scorso non sia il primo successo a San Siro dell’Udinese sul Milan. «I bianconeri hanno però vinto con serenità e merito: vedo una squadra con un’identità ben precisa, che ha assimilato le idee del proprio allenatore».

Loda il gruppo friulano Andrea Manzo, doppio ex della sfida, rimasto colpito dalla prestazione di Atta e compagni e anche da come sono arrivati determinati gol della gara. Due apparizioni stagionali al Meazza, altrettante vittorie: l’Udinese è grande con le grandi. «Con un successo come quello sul Milan si entra negli annali. I bianconeri hanno meritato l’intera posta in palio, giocando con serenità e concretezza. Dall’altra parte molti calciatori non erano probabilmente nelle giuste condizioni fisiche e mentali per poter dire la loro durante il confronto».

Anche perché la sfida era sul 2-0 dopo poco più di 35 minuti…

«Il primo gol è stato un po’ fortunoso, considerata la deviazione di Bartesaghi, ma l’azione era stata costruita molto bene. Nel secondo l’Udinese e in questo caso Davis è riuscito a uscire da un pressing portato da tre giocatori avversari e ha trovato Zaniolo, che ha poi messo una palla al centro sulla quale due difensori potevano fare di più in marcatura su Ekkelenkamp. Va dato atto e merito alla coralità dell’azione dei bianconeri: è stata una rete manifesto della partita. Il Milan, a parte la reazione in cui Okoye ha fatto una grande parte, si è visto poco».

Con questa vittoria si dà continuità al successo col Genoa e al punto col Como.

«L’Udinese si sta dimostrando una squadra fisica, che ha metabolizzato le idee del proprio allenatore. Ed è riuscita a essere concreta. Nel turno precedente ha impedito al Como di esprimere la propria forza e il proprio gioco. L’ha fatto anche col Milan e in più si è rivelata incisiva con le proprie ripartenze».

Tra i singoli spicca Zaniolo, che ha orchestrato due gol. Andando avanti così, tornerà in Nazionale?

«Le qualità non si discutono. A Udine ha trovato l’ambiente per esprimersi: gli serviva il connubio giusto tra continuità di gioco e serenità. Sta maturando. In Nazionale abbiamo bisogno di calciatori così. Deve continuare a esprimersi su questo livello: non passerà inosservato al futuro commissario tecnico».

Manzo, da ex centrocampista, avrà visto con attenzione i progressi di Ekkelenkamp e Atta...

«L’Udinese ha sempre avuto giocatori come il primo, che sanno muoversi senza palla e inserirsi. In questo tipo di calcio, in cui vengono premiati gli inserimenti, Ekkelenkamp spicca e fa parte di quella “famiglia” composta da elementi come Rabiot e McTominay. Atta abbina fisicità e velocità e, in particolare, legge bene i tempi di gioco».

I bianconeri possono puntare a raggiungere Lazio e Bologna e lottare sino alla fine per il nono o l’ottavo posto?

«Direi di sì, perché vedo una formazione con un’identità. I vari cambi portano a un periodo in cui i calciatori devono inserirsi. Non avremmo mai la controprova, ma se i bianconeri avessero tenuto una serie di giocatori magari ora se la giocherebbero a livello di squadre come il Como».

L’ultima battuta, visto che lei lavora all’estero, su un tecnico straniero in Serie A come Runjaic.

«Si è adeguato al nostro movimento e si è dimostrato intelligente. Non puoi portare tutto il credo in nazioni diverse dalla tua: devi essere bravo a fare un mix. Vedo attitudine nell’imparare, la sua squadra ha una logica».

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