Inter-Udinese 5-3, la fiammata bianconera spenta dai padroni di casa
Uno-due di Abankwah ed Ekkelenkamp dopo il primo quarto d’ora, risposta nerazzurra che usa il pressing per ribaltarla nella ripresa. Cinque i gol subiti da Runjaic che ne raccoglie uno al 91’ con Gueye

Un quarto d’ora abbondante da sballo, poi venti minuti ad armi pari, quindi solo tanta Inter che resta in vetta un’Udinese ci ha provato, ma ha pagato a caro prezzo i passaggi a vuoto e la forza d’urto degli avversari.
La squadra di Runjaic si è accesa immediatamente, trovando terreno fertile nella passività nerazzurra che concede spazi e palleggio facile al 3-4-2-1 bianconero, privo di pedine di spessore come Zaniolo, Piotrowski, Solet e Palma (tutti titolari nella gara d’esordio pareggiata col Como), ma comunque fisica e anche tecnica nelle giocate di Davis che sa pulire il pallone con sapienza nei duelli con il connazionale Stones.
Alle spalle mister Kosta sceglie di schierare il solito Ekkelenkamp, autentico tuttocampista (più che un semplice trequartista), e Unai Gomez, piazzato sul centrodestra. Da lì il basco fa partire con il sinistro il traversone sul quale Abankwah piazza la zuccata vincente per il primo gol dopo neppure dieci minuti.
San Siro la prende bene, d’altra parte la partenza ad handicap sta diventando un grande classico per i campioni d’Italia. Con il Napoli, col Real Madrid. E anche l’Udinese mette il secondo gol nel sacco di Martinez. Il lancio in diagonale per Davis apre il fronte del gioco, l’inglese controlla, resiste al raddoppio e crossa teso sul primo palo dove trova un colpo quasi da calcetto di Ekkelenkamp che ipnotizza il portiere nerazzurro.
Adesso lo stadio capisce che la Zebretta non è arrivata solo per pascolare sull’erba del Meazza. Dopo poco più di un quarto d’ora è sotto per due a zero. Serve la scossa. E allora ecco scendere in campo Kolarov, il vice di Chivu.
Protesta dopo il secondo corpo a corpo tra Thuram e Kabasele (in verità entrambe le maglie si allungano a furia di strattoni) e viene cacciato dall’arbitro Pairetto. L’ambiente si surriscalda. I campioni d’Italia alzano il ritmo e anche le mani.
Bastoni non si fa troppi problemi quando deve andare a pressare su un Unai Gomez troppo morbido, lo sbilancia, recupera il pallone e innesca Carlos Augusto che ha il merito di azzeccare la botta di sinistro da fuori area. Una rasoiata per il primo gol interista.
Il problema dell’Udinese è legato proprio al pressing alto degli avversari sulle uscite che portano alle conclusioni sempre più tambureggianti verso Okoye che risponde almeno un paio di volte in modo reattivo.
È poco veloce nel liberarsi del pallone, invece, Lennon Miller, il sostituto di Piotrowski nella formazione titolare, che cerca di palleggiare pericolosamente sulla propria trequarti, perde il pallone che permette a Barella di trovare il diagonale del pareggio. La squadra di Runjaic non riesce a schiodarsi dalla propria metà campo: il tecnico si sbraccia, non gradisce un paio di rinvii alla “viva il parroco”, continua a chiedere di puntare il mirino su Davis in caso di lanci lunghi per saltare la pressione interista, ma non ottiene molto.
La ripresa comincia con lo stesso copione. Anche dalle parti di Okoye che deve murare un destro a colpo sicuro di Mkhitaryan che sfrutta lo spazio concesso dall’assenza di Kabasele che lascia l’Udinese in dieci dopo aver subito una botta alla testa.
Rientra, ma la difesa bianconera resta con un uomo in meno quando Ebosse si dimentica di mettere in fuorigioco Diouf sulla fascia, tanto che è proprio l’esterno a propiziare il vantaggio con una discesa sulla destra e un servizio per Thuram.
Mister Kosta prova a inserire Gueye al posto di Unai Gomez per rivitalizzare l’attacco bianconero, ma il giovane senegalese finisce per essere fagocitato da Bastoni.
Così per l’Inter è un gioco da ragazzi sgasare un’altra volta per costruire il doppio vantaggio sull’asse Zielinski-Piotrowski.
A questo punto, a poco più di un quarto d’ora dalla fine, è meglio pensare al Cagliari.
Fuori Miller e Vojvoda, dentro l’esordiente Chakvetadze e Bertola, poi via Davis ed Ekkelenkam per Bayo e Lovric. Finisce con un altro gol sul groppone quello di Bonny prima del terzo gol bianconero, solo al 91’, con Gueye. Troppi per una squadra che, per ammissione di Runjaic vorrebbe subirne solo 38 in un campionato. Per adesso sono 10 dopo quattro giornate.
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