Un altro harakiri: l’Udinese regala i tre punti al Toro
Bayo ko, Runjaic non schiera Davis e piazza Unai da centravanti. Ekkelenkamp pareggia, è fatale una sciagurata uscita di Okoye. I bianconeri adesso sono nel gruppo delle penultime in classifica

L’Udinese resta nel gruppone delle penultime in classifica dopo aver regalato i tre punti con un harakiri anche al Torino. Alle sue spalle ha solo il Venezia e soprattutto una sequenze di errori difensivi che comincia a diventare preoccupante. Dopo lo svarione di Kabasele col Cagliari, infatti, ieri è stato un intervento di testa di Okoye, uscito oltre il limite dell’area, ad agevolare il colpo da ko dei granata.
L’ennesimo monday night bianconero è stato disorientante fin dall’inizio, anzi, fin dalla consegna della lista di Runjaic all’arbitro Crezzini, quando si è scoperto non solo che mister Kosta non avrebbe puntato in partenza su Davis e Alaba, inseriti tra i componenti della panchina, ma che a disposizione non c’erano neppure Zanoli, complice un affaticamento che ha consigliato prudenza, e soprattutto Bayo, vittima di un problema muscolare che andrà valutato attentamente nelle prossime ore.
Non tanto per il potenziale tecnico dell’ivoriano, ma perché era effettivamente l’ultimo degli attaccanti di ruolo se si decide di panchinare Davis. Senza Zaniolo, senza Gueye, senza Bayo e con l’inglese di riserva, Runjaic ha varato un modulo cinematografico, non tanto per gli effetti speciali alla Steven Spielberg, ma per i rimandi tattici a “L’allenatore nel pallone”, visto che quello dell’Udinese sembrava, più di un 3-4-2-1, un 5-5 vicino all’immaginifico 5-5-5 di Oronzo Banfi Canà.
Sì, perché davanti il tecnico tedesco ha piazzato Unai Gomez nel ruolo di centravanti, con Ekkelenkamp e l’esordiente (dal primo minuto) Chakvedadze alla spalle, ma nella pratica gli ultimi due finivano spesso per allargarsi per far salire i due mediani, Karlstrom e Zarraga.
Fin qui la descrizione del look dalla cintola in su: sotto niente Alaba dall’inizio non era nelle possibilità. Un altro segnale che ha confermato la riflessione di mister Kosta sull’utilizzo part time delle due pedine che, come aveva confermato prima della partenza per Torino, non avevano i 90 minuti nelle gambe: il campione austriaco ex Real Madrid che si sta allenando in bianconero da un paio di settimane e Davis, alle prese con i suoi muscoli, potenti, ma di seta.
Materiale che non devi maltrattare se all’orizzonte hai una gara delicata in casa come la prossima, contro il Lecce. Anche per questo è andato sull’usato sicuro, schierando Abankwah, Solet (al centro) e il fido Ebosse, visto che Palma era un altro dei recuperati durante la sosta, al pari di Arizala. Sulle fasce, infatti, ha piazzato Vojvoda e Kamara, chiedendo ai suoi di evitare i rilanci lunghi tanto cari (e utili) a Davis a vantaggio di un possesso palla che nella prima ora di gioco è stato sempre oltre il 60% con punte al 67%, agevolate da un Toro davvero impreciso e tutt’altro che pericoloso, nonostante il 4-4-2 con Simeone e Adams di punta, come conferma l’unico tiro in porta nel corso dalla prima frazione, quello che è finito un po’ a sorpresa nel sacco bianconero al 36’ con una girata di Bragança.
Sfondato il muro la partita sembrava in discesa per il Toro che, invece, ha avuto il torto di addormentarsi su una percussione di Ekkelenkamp che su questo rettangolo riesce sempre a piazzare una zampata. Provvidenziale, perché l’Udinese ha ripreso a macinare il suo gioco fatto di possesso e scambi nello stretto. Abate, per scombinare il piano del collega, inserisce quindi Vlasic e dal suo numero 10 ottiene in effetti la giocata che ha messo il pallone del nuovo possibile vantaggio, sprecato da Comuzzo di testa. Così ancora una volta, come contro il Cagliari, ci pensa l’Udinese a regalare il gol decisivo: uscita sciagurata di testa di Okoye al limite dell’area, il rimpallo favorisce Kulevovic. Gol. Una mazzata.
Nel finale spazio a Davis, Alaba e Jovanovic con Bertola, che era entrato per un Abankwah acciaccato, sistemato sulla fascia destra. Le mosse della disperazione per gli ultimi venti minuti alle quali si aggiunge Arizala. L’azione più pericolosa a tre minuti dal 90’, quando un pallone viene scodellato dalla sinistra al centro per Alaba, ma è troppo alto per lo stacco del pareggio.
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