Udinese, Arthur Atta è l’uomo da ritrovare per il finale di stagione
Dopo essere rientrato dall’infortunio non si è più espresso su alti livelli: una delle sue migliori versioni si è vista proprio nella gara d’andata con il Bologna

C’è un Arthur Atta da ritrovare sotto le due torri di Bologna, e l’appello parte dai tifosi che a suon di voti lo hanno incastonato nell’albo della Zebretta d’oro, e arriva fino a Kosta Runjaic che domenica scorsa l’ha piazzato largo a sinistra sulla fascia, confinando il talento di chi i confini sa travalicarli come pochi.
D’altronde, basta ricordarsi delle giocate “alla Zidane” messe in bella mostra una dopo l’altra proprio all’andata col Bologna, lo scorso 22 novembre ai Rizzi, per rendersi conto del talento enorme, ma ancora tutto “genio e sregolatezza” dell’ex Metz, uno che proprio col Bologna seppe incantare nei primi 45 minuti – i più sontuosi da quando è a Udine – per poi calare progressivamente fino a spegnersi completamente quando Zaniolo e Davis furono sostituiti troppo presto (al 20’ della ripresa) da Runjaic.
Privato dei compagni con cui parlare la stessa lingua, Atta lasciò la scena sulla quale aveva imperversato a suon di dribbling fino a guadagnarsi il primo posto nella classifica generale in Serie A, tra i primi in Europa a fine novembre.
È un proscenio sul quale il francese non è ancora riuscito a tornare per una serie di motivi da ricercare, ma che possono avere avuto origine dal mese di stop causato dall’infortunio al flessore rimediato in Coppa Italia a Torino con la Juventus, ai primi di dicembre. E pensare che quella partita Atta non avrebbe neanche dovuto giocarla se Runjaic non avesse forzato il turnover, favorendo il destino beffardo che poi ha tolto di mezzo il numero 14 fino al rientro proprio a Torino, nei 29’ finali giocati con i granata lo scorso 7 gennaio.
Seguirono poi i 34’ anonimi col Pisa e i 75’ a sprazzi con l'Inter, prima del gol ritrovato a Verona, dove la sera del 26 gennaio si mangiò altre due gol nella ripresa, a tu per tu col portiere. Neanche nell’1-0 con la Roma abbiamo rivisto il vero Atta, capace d’inventare solo l’assist per il rigore conquistato a Lecce da Zemura, e altri due passaggi “visionari” col Sassuolo, dove quella posizione di esterno sinistro non lo ha proprio aiutato.
Già, per uno che in campionato è andato al tiro 29 volte, ben 19 in più rispetto alla media (fonte Sics) e che ha un recupero palla decisamente inferiore alle medie nazionali (35 rispetto al valore di media sufficiente di 45.93), quella posizione è sembrata un’incomprensione perché da esterno Atta è partito molto lontano per arrivare al tiro, mentre in fase di non possesso non è certo la fascia la zona nella quale è più consigliabile perdere palla.
È un altro dei pochi talloni d’Achille del francese che a quota 126, rispetto alla media di 59.2 secondo la Sicas, è decisamente troppo lontano dalle necessità di filtro e recupero. Come dire che un po’ per indole personale, e un po’ per scelta tattica, Atta il meglio lo dà quando è libero di partire da mezzala, possibilmente più proiettato frontalmente verso la porta avversaria. È lì che Runjaic ha ottenuto il... paté dal francese che è dribblatore sontuoso anche a ridosso dell’area di rigore.
Statistiche a parte, altri numeri ben più significativi evidenziano il salto di qualità che il 14 bianconero deve ancora compiere, perché i due soli gol messi a segno, a fronte di 29 tiri, sono ancora troppo pochi. Il Fulham, che a gennaio ha provato a strapparlo all’Udinese con un'offerta troppo bassa per le aspettative, attende proprio i suoi gol, come il Napoli che lo tiene d’occhio. D’altronde si è già capito che per lui il mercato prenderà fuoco in estate.
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