Così i radioamatori aiutarono i terremotati dal primo messaggio di allarme alla grande rete di coordinamento

 Centinaia di comunicazioni e una stazione allestita nella Prefettura di Udine, dove arrivò in visita il ministro Cossiga

Antonio Boemo*
I radioamatori friulani furono i primi a comunicare lo sconvolgimento provocato dal terremoto e assieme a quelli del resto della regione e d’Italia furono poi fondamentali per mantenere i collegamenti e quindi organizzare i soccorsi. Qui li vediamo impegnati nelle foto dell’archivio di Antonio Boemo, al tempo coordinatore regionale del Corpo Emergenza Radioamatori Fvg
I radioamatori friulani furono i primi a comunicare lo sconvolgimento provocato dal terremoto e assieme a quelli del resto della regione e d’Italia furono poi fondamentali per mantenere i collegamenti e quindi organizzare i soccorsi. Qui li vediamo impegnati nelle foto dell’archivio di Antonio Boemo, al tempo coordinatore regionale del Corpo Emergenza Radioamatori Fvg

La sua casa è crollata, tuttavia riesce ad attivare la stazione radio ricetrasmittente in Vhf e con voce tremula ma forte lancia un primo messaggio: «La casa di fronte è crollata ma non riesco a vedere fino in fondo. Deve essere terribile qua».

Sono le 21.15 del 6 maggio 1976 e questo è il primo messaggio registrato su nastro di un’intensa attività dei radioamatori. Un quarto d’ora prima c’era stata la devastante scossa sismica in Friuli. Il messaggio è di Italo Candusso, di Buja (I3CQX il suo nominativo), che qualche minuto dopo, piangendo, dice: «Vado a batteria ma mi occorrerà senz’altro qualche motogeneratore... Vado a vedere di mio figlio adesso...».

I radioamatori friulani furono i primi a comunicare lo sconvolgimento provocato dal terremoto e assieme a quelli del resto della regione e d’Italia furono poi fondamentali per mantenere i collegamenti e quindi organizzare i soccorsi. Qui li vediamo impegnati nelle foto dell’archivio di Antonio Boemo, al tempo coordinatore regionale del Corpo Emergenza Radioamatori Fvg
I radioamatori friulani furono i primi a comunicare lo sconvolgimento provocato dal terremoto e assieme a quelli del resto della regione e d’Italia furono poi fondamentali per mantenere i collegamenti e quindi organizzare i soccorsi. Qui li vediamo impegnati nelle foto dell’archivio di Antonio Boemo, al tempo coordinatore regionale del Corpo Emergenza Radioamatori Fvg

Nel momento della tremenda scossa, alle 21 e 12 secondi del 6 maggio 1976 (il movimento tellurico durò 59 interminabili secondi), altri radioamatori erano in collegamento fra di loro per un normale scambio di opinioni tecniche; e in particolare Tullio, un radioamatore di Pirano con nominativo YU3UET, Giovanni Cominotto I3COP di Portogruaro e Giorgio Sattolo di Pagnacco (I3SAX) che in quel preciso istante si trovava in macchina: «Mi sembra di aver forato, sto sbandando».

Da quella comunicazione di Italo Candusso, dalle concitate voci dei radioamatori si comincia pian piano ad apprendere la vastità del disastro. Tutto buio, linee elettriche completamente saltate, allora non c’erano i cellulari; le uniche notizie arrivano attraverso i radioamatori. Primi fra tutti proprio quelli friulani che si trovarono a operare in mezzo alle macerie.

Tutte le comunicazioni avvennero attraverso i radioamatori. Come illustrato in seguito in una dettagliata relazione inviata al ministero degli Interni, tramite la sezione operativa di Udine, il segretario nazionale dell’Associazione Radioamatori Italiani Sergio Pesce specificava che il coordinamento a livello centrale era stato tenuto dal manager nazionale Attilio Sacco I1BAY (in un primo tempo da Sanremo in onde corte e poi da Gemona), da colui che qui scrive, I3BLQ manager regionale, e da Giorgio Sattolo I3SAX manager provinciale di Udine. Dalle registrazioni emerge la conferma del passaggio delle comunicazioni tramite i radioamatori. Attraverso la radio operata da I3SQJ interviene il maresciallo dei Carabinieri di Majano: «Signor capitano qui è crollato il condominio dov’è M., l’appuntato M., oltre a quell’altro condominio... se per cortesia aggiunge anche i militari perché ci sono bambini in fondo che piangono...» La risposta: «Oltre ai militari cosa vi serve... ambulanze?... che cosa...» «Ambulanze, una ruspa per liberare perché ci sono bambini all’interno che piangono...»

Il tutto avveniva in un contesto in cui, lo ricordiamo, non esisteva ancora la Protezione civile e l’unico organismo costituito a livello nazionale era il Cer, Corpo emergenza radioamatori dell’Associazione radioamatori italiani. Alcune regioni avevano creato dei gruppi regionali, come il Friuli Venezia Giulia, che addestravano i radioamatori a operare anche in caso di necessità estreme, come quella, purtroppo, del terremoto in Friuli (successivamente, considerata la professionalità dimostrata, radioamatori della nostra regione furono richiesti anche in occasione del terremoto in Irpinia per contribuire alle operazioni radio).

Ma torniamo a quella sera. Ecco un altro radioamatore, I3AOS Piero Fantoni di Osoppo, anche lui piangendo: «Io sono ad Osoppo, zona di Rivoli, lo stabilimento di mio fratello è totalmente distrutto. Tutto a terra, mensa, uffici, tutto a terra». Nel frattempo radioamatori non solo del Friuli Venezia Giulia ma da varie parti d’Italia si mettono in movimento per raggiungere il Friuli.

Giunti sul posto della tragedia i radioamatori iniziarono prima di tutto ad aiutare le persone che ne avevano bisogno, poi allestirono le postazioni radio.

Giornate convulse con centinaia di comunicazioni e con una stazione radio allestita anche in Prefettura a Udine, centro coordinamento di tutte le operazioni. Qui, fra l’altro, dopo qualche giorno giunse l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga che volle incontrare anche i radioamatori ovvero il segretario nazionale dell’associazione, il manager nazionale del Cer e quello regionale del Fvg.

Inizialmente i radioamatori, ovviamente autonomi in tutto, cercarono in qualche maniera di rendersi utili ma evidentemente era necessario coordinare. Furono allora attivi anche alcuni ripetitori come quello denominato R6 e l’altro, R5, ubicato sul monte Matajur e furono create anche delle reti speciali interne come quella di Gemona con un ponte mobile (R9), coordinata da Bruno Rodeghiero di Bassano del Grappa I3RGH. Stazione e ponte radio furono sistemati in una casa di Gemona che il sisma non aveva irrimediabilmente lesionato. Alcune immagini e riferimenti dei fatti furono poi pubblicati sul supplemento di Radio Rivista del settembre 1976, “I radioamatori nel Friuli”.

Da Bassano giunsero intanto alcune macchine con svariati operatori che furono dislocati anche a San Daniele, Artegna e Trasaghis. Quando venne completata la rete di Gemona fu collegata con tre squadre di ricerca, il centro sanitario, la Prefettura, la caserma Goi, il centro di coordinamento alla stazione ferroviaria, con due campi del Vigili del Fuoco (uno austriaco e uno del Piemonte), con il deposito Deganutti, il Municipio provvisorio, il centro mobile di Mirano, il cimitero e le tendopoli.

Oltre all’importante attività svolta per le emergenze più che altro in Vhf, sin dal primo momento fu attiva anche una importante maglia a livello nazionale in onde corte.

Dopo le prime convulse giornate i radioamatori sostituirono anche in toto il servizio telegrafico. Inizialmente i telegrammi venivano raccolti nelle varie zone e poi trasmessi a Tricesimo dove operava I3BVQ, Sergio Bean di Monfalcone, per poi essere portati alle poste di Udine. Ma il tutto risultava troppo complicato. Il 10 maggio il ministero autorizzò il servizio dei radioamatori che, come aveva spiegato I3MAU, Renzo Mauri di Villaguattera di Rubano, portò a installare una stazione radio in onde corte presso l’ufficio postale di Pontebba. Il servizio rimase attivo sino al 17 maggio. Per il solo servizio postale furono impegnati 75 radioamatori che consentirono la ricetrasmissione di circa 1.500 telegrammi in tutto il mondo.

Complessivamente si calcola che in quel periodo abbiano operato oltre 200 radioamatori soprattutto del Friuli Venezia Giulia, ma giunti in Friuli anche da tutta Italia. —

Antonio Boemo *Nel 1976 coordinatore regionale Corpo Emergenza Nominativo: I3BLQ

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