La comunità e il cuore dei friulani
Resiste il senso di appartenenza dei friulani, che non dimenticano quello che hanno attraversato per portare il Friuli a una nuova storia

Il Friuli non dimentica. E ancora ringrazia. Sono giornate emotivamente intense per questa terra che ripercorre quella notte e quei giorni di mezzo secolo fa nei quali cambiarono le famiglie, la società, l’economia, il tessuto del territorio.
Se c’è un filo, quello dei ricordi che vengono tramandati con emozione e dolore, c’è anche un altro filo che tiene uniti chi c’era e chi non c’era.
I riferimenti sono a prima e a dopo il terremoto. Le generazioni successive hanno ascoltato le narrazioni dei genitori e dei nonni, i particolari, la paura, la morte e la distruzione, ma soprattutto la rinascita e la grande forza. Perché è su quelle che si è concentrata l’attenzione del dopo, e da lì è stato costruito il futuro del Friuli, il presente che viviamo e che si è radicato e del quale è bene che i più giovani abbiano memoria per capire come il senso di comunità sia da queste parti più intenso che altrove.
In queste settimane vengono proposte centinaia di iniziative, ogni paese ha la sua cerimonia in ricordo delle quasi mille vittime. E sempre si contano molti partecipanti. Ieri allo stadio l’Udinese ha giocato con una maglietta dedicata al terremoto e con la scritta «Il Friuli ringrazia e non dimentica», uno slogan che abbiamo sentito migliaia di volte, ma che è impresso nel Dna dei friulani, anche di quelli più giovani. Basti l’esempio che quelle magliette sono andate esaurite, idem per le t-shirt delle squadre di basket friulane. Generazioni unite e solidali anche nello sport.
«Da soli, di bessoi, come si dice in friulano e come hanno imparato quelli che sono venuti a scoprire questa terra, si può lavorare, come del resto qui si è sempre fatto», sintetizzava così Vittorino Meloni, cinquant’anni fa in un suo editoriale, la volontà comune della piccola patria. Per poi aggiungere: «È l’occasione per un esempio che i friulani – ne siamo certi – non si lasceranno sfuggire. Si è detto e scritto che qui si sa fare da soli: ecco che si può farlo, con l’aiuto della nazione, dell’Europa, anche dell’America, ma con braccia e cuore friulani».
In migliaia oggi parteciperanno alla messa commemorativa con il cardinale Matteo Maria Zuppi alla caserma Goi Pantanali, casa e simbolo di quelle penne nere che costituiscono un altro legame indissolubile con il Friuli. Cinquant’anni dopo non sono più i tempi per fare di bessoi. Resistono, però, il cuore e il senso di appartenenza dei friulani, che non dimenticano quello che hanno attraversato per portare il Friuli a una nuova storia.
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