Il "gigante" che non si spezzò: Cordenons celebra il campanile che sfidò due terremoti

Dall'Ansul che domina la guglia ai segreti della sua costruzione: il volume di Argentin e Cadamuro rende omaggio alla torre di 71 metri rimasta in piedi nel 1936 e nel 1976. Il 6 maggio il concerto ai suoi piedi

Milena Bidinost

“Il Signore della piazza”: lo chiamò così un giorno, parlando con un amico, il collezionista cordenonese Gino Argentin. Questa felice espressione è diventata oggi il titolo del primo libro organico pubblicato sulla sua storia, scritto a quattro mani dallo stesso Argentin, alla sua prima prova letteraria, assieme al giornalista in pensione, scrittore nonché presidente del Ciavedal, Raffaele Cadamuro.

Quel “signore” è il campanile della parrocchia di Santa Maria Maggiore, che da oltre un secolo domina piazza della Vittoria. Non è un edificio pubblico, essendo di proprietà della parrocchia, ma sin dall’inizio – quando cioè il suono delle sue campane segnava le ore e gli avvenimenti per i contadini nei campi – è l’edificio che più rappresenta Cordenons. Il volume, un centinaio di pagine edite dal Ciavedal, sarà presentato l’8 aprile al centro culturale Aldo Moro, nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Patria del Friuli promosse dall’Arlef.

L’uscita del libro coincide con il 50º anniversario del terremoto del 1976, un evento che segnò profondamente la struttura, proprio come accadde per il sisma del 1936. In entrambi questi tragici momenti la torre campanaria non cedette, pur riportando danni visibili alla guglia, restaurata due volte in quarant’anni. Il prossimo 6 maggio, giorno dell’anniversario del terremoto, si terrà un concerto della Filarmonica di Cordenons proprio ai piedi del campanile, evento anche questo che porta la firma del Ciavedal e che sarà l’occasione per ricordare entrami i sismi. Dunque, si diceva, “Il signore della piazza” è il primo volume sulla storia di questo gigante alto 71 metri, all’epoca della sua costruzione il più alto del Friuli e tra i più alti d’Italia.

Sono passati 145 anni da quando, nel 1881, si decise di costruirlo, e 118 anni da quando fu inaugurato, nell’aprile del 1908, con festeggiamenti durati una settimana. Il campanile è da sempre l’orgoglio dei cordenonesi. Lo dimostra il fatto che la sua immagine è stata spesso al centro di iniziative e manifestazioni, nonché dei loghi di tanti gruppi e associazioni, così come il suo Ansul, la statua d’angelo in rame dorato, alta tre metri che ne domina la guglia.

All’Ansul è dedicata la tradizionale marcia di gennaio organizzata dai Podisti e il premio ai cittadini benemeriti promosso a cadenza biennale dal Comune; la sua immagine campeggia inoltre al centro del logo del Premio internazionale Renato Appi , indetto dal Ciavedal. Il campanile è anche il protagonista della poesia in folpo “Al Paeis pi bieldel mondu” dello stesso Appi che, una volta musicata, è diventata idealmente “l’inno di Cordenons”. Alla medesima torre il Ciavedal ha poi dedicato, per i suoi 110 anni, un francobollo commemorativo. Insomma, una biografia tutta sua il campanile se la meritava proprio: il libro ne svela fatti e personaggi storici, ai quali gli autori hanno dedicato specifici approfondimenti biografici. Si parla anche del campanile della Cortina e di quello di Sant’Antonio, oggi non più esistenti. Il volume presenta inoltre i preziosi contributi dello storico Mario Ongaro, di Tito Pasqualis, don Giacomo Marson, Laura Brunetta e dell’assessore Andrea Gobbo, che lo scorso anno ha seguito l’intervento di rifacimento completo dell’illuminazione, inaugurato a febbraio.

La prima illuminazione fu realizzata nel secondo dopoguerra: altri interventi seguirono negli anni Cinquanta e nel 2008, quando per i 100 anni del campanile a farsi carico del nuovo impianto fu la Pro Cordenons. Ricco di dettagli, il volume lo è anche sotto l’aspetto delle fotografie provenienti dagli archivi di Stato, comunale, parrocchiale e da archivi privati tra cui quelli degli stessi autori. Un lavoro di ricerca, per omaggiare un “signore” che nel 2008 e nel 2025 grazie alla Pro Cordenons e alla parrocchia la cittadinanza ha avuto modo di risalire al suo interno. Scalino dopo scalino, fino a toccare le campane, per abbracciare con lo sguardo un intero paese che vive e si trasforma e che l’Ansul protegge da oltre un secolo.

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