La benedizione del cardinale Zuppi: «Dopo il sisma è arrivata dal Friuli una lezione per il mondo»

In cinquemila alla caserma Goi-Pantanali di Gemona per la messa organizzata a ricordo delle vittime del terremoto. Il cardinale parla in marilenghe, cita Cappello e Turoldo: «Avete dimostrato come si lavora insieme»

Christian Seu

Modello Friuli? Di più. Le maniche rimboccate del popolo friulano, ma anche dei tanti che aiutarono i friulani a rialzarsi dopo le scosse che tra il 6 maggio e settembre del 1976 causarono quasi mille morti e più di 2 mila feriti, rappresentarono «un’autentica lezione per tutta l’Italia e per il mondo. Insegnarono cosa significasse lavorare e lavorare assieme, senza opportunismi». Il riconoscimento porta la firma del cardinale Matteo Maria Zuppi (presidente della Conferenza Episcopale Italiana), che domenica 3 maggio ha presieduto la messa in suffragio delle vittime del sisma e di ringraziamento a quanti – e furono tanti, da tutte le parti del mondo – si impegnarono per aiutare il Friuli.

Nella piazza d’armi della caserma Goi-Pantanali di Gemona (uno dei luoghi simbolo dell’Orcolat: qui persero la vita 29 alpini del Battaglione Gemona) si sono radunate quasi 5 mila persone, arrivate da tutta la regione, ma anche da quelle località dello Stivale che si gemellarono con i comuni colpiti dall’Orcolat. Hanno sfidato un caldo quasi estivo, appena mitigato da qualche raro alito di vento, sorvegliati da un impianto di safety impeccabile, con i professionisti sanitari e le forze dell’ordine affiancati dai volontari, con la Protezione civile in prima fila.



Quei simboli legati al territorio

Mettiamola così: la celebrazione ha dimostrato come l’equazione tra solennità e pomposi formalismi può essere confutata. È stata una messa viva, partecipata, ricca di simbologia. Soprattutto, animata dalla presenza di tanti giovani arrivati dalle parrocchie di tutta la diocesi udinese, protagonisti in mattinata di un incontro con il cardinal Zuppi. I simboli: alle spalle dell’altare, il ledwall ha proiettato per tutta la durata della celebrazione l’immagine del crocifisso ligneo recuperato dalle macerie del duomo di Gemona nel ’76. E a lato del palco, la Madonna nera, quella di Madone di Mont, Castelmonte, altro emblema della cristianità friulana. E poi le croci astili che hanno aperto la celebrazione: 64 in tutto, fieramente portate in processione dai crociferi arrivati da tutta la provincia di Udine. Accanto a Zuppi, durante la messa, l’arcivescovo di Udine, Riccardo Lamba, e il cardinal Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze. A concelebrare, altri diciotto vescovi, arrivati anche dalle diocesi gemellate, e ben duecento sacerdoti.I celebranti vestivano paramenti bianchi, colore liturgico solo apparentemente insolito per le messe in suffragio, scelto per quei riti che intendono commemorare le vittime di calamità naturali: è segno di rinascita e speranza. E ancora, la scelta delle letture (il Vangelo in friulano, proclamato dal diacono Francisco Garzon Medina) e dei canti, come lo splendido “Aleluia” (così, con una elle sola) in marilenghe che ha aperto la celebrazione.

Messa di Zuppi a Gemona, le immagini più belle

Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Manca sempre meno alla messa di commemorazione delle vittime del terremoto del Friuli. I circa 5 mila fedeli stanno man man prendendo posto nella caserma Goi Pantanali di Gemona, dove il Cardinale Matteo Maria Zuppi officerà la celebrazione. Ecco le immagini. (Foto Petrussi)
Manca sempre meno alla messa di commemorazione delle vittime del terremoto del Friuli. I circa 5 mila fedeli stanno man man prendendo posto nella caserma Goi Pantanali di Gemona, dove il Cardinale Matteo Maria Zuppi officerà la celebrazione. Ecco le immagini. (Foto Petrussi)
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Manca sempre meno alla messa di commemorazione delle vittime del terremoto del Friuli. I circa 5 mila fedeli stanno man man prendendo posto nella caserma Goi Pantanali di Gemona, dove il Cardinale Matteo Maria Zuppi officerà la celebrazione. Ecco le immagini. (Foto Petrussi)
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).
Circa 5 mila fedeli, 200 concelebranti e moltissime autorità. Alla Caserma Goi Pantanali di Gemona la messa di commemorazione delle vittime del terremoto, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi. Ecco le immagini più belle (Foto Petrussi).

Le parole di leone XIV e del vescovo

Monsignor Lamba ha usato una metafora evocativa, introducendo la liturgia: «Siamo qui perché il duomo di Gemona o quello di Venzone sarebbero stati troppo piccoli per contenerci», ha detto il vescovo di Udine, spiegando che «oggi celebriamo in una cattedrale che ha come tetto il cielo, lo stesso che per mesi si ritrovarono sopra la testa i nostri fratelli sfollati».

 

Poi il pastore della Chiesa udinese ha letto il messaggio che papa Leone XIV ha trasmesso alle genti del Friuli, concluso dalla benedizione apostolica. «Furono messi a dimora semi di speranza, che questo popolo ha saputo coltivare con pazienza e dignità», ha concluso Lamba, ricordando l’eredità della Chiesa di Aquileia, «che fu sempre ponte tra oriente e occidente».

 

L’omelia di zuppi

Banale mai, il cardinal Zuppi. Nella sua omelia ha dipinto parole di speranza, vive, legate a doppio filo all’anima del territorio, alle ferite e alle speranze di quel Friuli che seppe rialzarsi e che in questi giorni con orgoglio immune alla retorica celebra i cinquant’anni della tragedia più grande dopo le guerre mondiali. «Mandi! E ci sentiamo così subito a casa», ha rotto il ghiaccio il vescovo di Bologna. Che poi ha fatto vibrare ancor di più le corde della friulanità, citando il poeta gemonese Pierluigi Cappello e padre David Maria Turoldo e ancora i racconti del vescovo Alfredo Battisti, che ricordava le storie tragiche di chi aveva perso un figlio, un genitore. Non si è negato qualche citazione in marilenghe, con un paio di perdonabilissimi errori di pronuncia (Orcolet anziché Orcolat, l’immancabile Frìuli sul quale si è prontamente corretto), chiudendo la predica con la bella citazione dell’ “Ave, Vergine, us saludi”. «Il terremoto distrugge, l’amore mette insieme – ha detto Zuppi –. Quelle settimane sono state una lezione per tutta l’Italia e per il mondo: hanno dimostrato cosa significa lavorare e lavorare insieme. Dove ciascuno fa il massimo senza opportunismi, polarizzazioni misere e ignoranti calcoli, convenienze piccine di parte, perché l’unica parte è affrontare il dolore e ricostruire». «Vorrei – ha aggiunto il prelato – che come allora anche oggi dal Friuli partisse questa consapevolezza per il nostro Paese, per l’Europa, per il mondo: con serietà e umiltà non si perse tempo a discutere e dividersi, E da questo sforzo nacquero realtà importanti per tutti: ad esempio non c’era la Protezione civile e fu proprio questa esperienza a tracciarne la fisionomia. Da questo Friuli possa partire un grido: fratelli , abbandonate le violenze, abbandonate le vendette. C’è spazio per l’amore, c’è bisogno di bontà».

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L’angelo del castello e i «fruts»

Prima della benedizione solenne, su invito del direttore del Consiglio pastorale diocesano di Udine, Michele Armellini, il cardinal Zuppi ha consegnato alle autorità civili, militari e religiose una replica dell’angelo di Santa Maria di Castello di Udine. I primi a riceverlo sono stati il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga (che ha assistito alla celebrazione accanto al ministro Luca Ciriani e al presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin), e il prefetto Domenico Lione. Poi il commiato, le mani protese dai fedeli a chiamare un gesto del presidente della Cei e una voce femminile che si sgola chiamando «Santità!», esagerando un po’ il trattamento d’onore da rivolgere a Sua eminenza. Restano le cartoline di una giornata bella, di partecipazione: i ragazzi dei gruppi giovanili delle parrocchie uniti per mano al momento del Pater noster, l’abbraccio tra chi si è salvato e chi ha salvato. «Qua c’era voglia di futuro: che senso ha una vita senza frutti? E del resto voi, in friulano, chiamate fruts i bambini, ovvero frutti», ha detto durante l’omelia il vescovo felsineo. E chissà se papà Federico e mamma Anna racconteranno di questa giornata e del terremoto e della ricostruzione che rialzò il Friuli a Ginevra e Aurora, gemelline nate da poche settimane, che con i fratellini Emma e Samuele hanno portato al cardinal Zuppi i doni durante l’offertorio.

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