
L'abbraccio di Mattarella e Meloni al popolo friulano: «Qui è nata la resilienza». Alle 21 i rintocchi per ricordare le vittime
Il 6 maggio del 1976 un terribile terremoto ha provocato quasi mille morti e la distruzione di molti comuni del Friuli. Il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio hanno partecipato alla seduta straordinaria del consiglio regionale
Gemona del Friuli ha vissuto una giornata intensa di memoria e commemorazione nel cinquantesimo anniversario del terremoto del 6 maggio 1976. Dopo la visita al cimitero e l’omaggio alle vittime, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno raggiunto il Teatro Sociale accolti dagli applausi dei cittadini, rimasti sotto la pioggia per salutarli.
Dopo l’omaggio alle vittime al cimitero, i due hanno partecipato alla seduta straordinaria del Consiglio regionale al Teatro Sociale, accolti dagli applausi dei cittadini sotto la pioggia.
Nel suo intervento Meloni ha ricordato il coraggio dei friulani che “sfidarono l’Orcolat” e trasformarono la tragedia in un modello di ricostruzione e solidarietà. Mattarella ha invece definito il terremoto “un evento che segnò profondamente l’intera Italia”, indicando proprio nel Friuli la nascita concreta del concetto di resilienza. La giornata si concluderà con la visita alla mostra organizzata dal Messaggero Veneto e dal gruppo Nem a Palazzo Elti.
Qui seguiremo tutti gli avvenimenti in diretta
GLI EDITORIALI
- Modello Friuli: l'identità di un popolo che "non si è arreso” di Paolo Possamai
- Il Messaggero Veneto testimone del dramma e della forza morale di Paolo Mosanghini
- L’intervento. Il discorso di Mattarella a Gemona: «In Friuli è nato il concetto di resilienza»
- L’intervento. Bordin: «Dal terremoto una rinascita che ha reso il Friuli un modello»
Evento Live
Don Puntel nell'omelia a Gemona: “Quella notte sono diventato adulto”
Gemona in preghiera nel ricordo delle vittime del terremoto
Mattarella accolto dai bambini che cantano l'inno di Mameli
Mattarella a Gemona: “In Friuli nasce il concetto di resilienza”
Mattarella sul palco: “Il terremoto del Friuli segnò profondamente l’intera Italia”
Meloni: "Fasin di bessôi non era un modo di dire", poi cita il titolo del Messaggero Veneto
È il momento di Giorgia Meloni sul palco: “I friulani sfidarono l’Orcolat e fecero rinascere la loro terra”
Fedriga sul palco: "Un senso comune che ha caratterizzato la ricostruzione post terremoto"
Il sindaco di Gemona: “Benvenuto nel Friuli rinato dopo il terremoto, presidente”
Bordin apre la seduta straordinaria del consiglio regionale
Mattarella e Meloni accolti dagli applausi dei cittadini
L'arrivo di Mattarella: ha reso omaggio alle vittime del terremoto al cimitero
Giorgia Meloni è arrivata al cimitero di Gemona: ad attenderla il presidente del Fvg Fedriga
Presente a Gemona il ministro Luca Ciriani: “La ricostruzione del Friuli modello per tutta Italia”
Mattarella è partito da Ciampino
Ingresso al Teatro sociale di Gemona alle 15.30
Le storie di chi si ritrova, 50 anni dopo
Trasaghis ricorda il sisma del 1976 tra memoria e gratitudine
Il Francobollo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e della Regione
Il sindaco di Gemona: "Non dimenticheremo mai gli alpini caduti in questa caserma"
Il programma della giornata
Mattarella e Meloni alla mostra del Mv a palazzo Elti
L’arrivo delle autorità a Gemona
Don Puntel nell'omelia a Gemona: “Quella notte sono diventato adulto”
Don Puntel ha ripercorso quella serata tragica. “In quel momento sono diventato adulto”. La sera del 6 maggio lui, cappellano 28enne di Gemona, era nella borgata di Taboga, impegnato con i ragazzi a progettare un dopo scuola, “non ero nel centro di Gemona”. “Quando arrivò la scossa scappai fuori, misi la sagrestana Maria in auto, nel campo da calcio. Ricordo la polvere e il silenzio, un silenzio di morte. Macerie e distruzione. E grida disperate”. Altri ricordi sono affiorati, come quella donna che “scavava con le mani, per recuperare il nonno che sapeva morto, dopo aver tirato fuori i suoi due bambini e averlo ricomposti sotto a una coperta. Quella stessa donna l’ho incontrata anni dopo, con le sue due figlie. Ecco, questa donna è l’esempio della forza dei friulani”. Un Friuli che si è rialzato, nonostante tutto. Ha ricordato le bare, in fila sulla via del cimitero, alle quali ha impartito l benedizione. “Alcune avevano i nomi impressi con lo spray”. “Non possiamo perdere quei valori che fondano la nostra vita, che li tengono in vita”
Gemona in preghiera nel ricordo delle vittime del terremoto
La comunità si è raccolta, composta e silenziosa, nel duomo di Santa Maria Assunta, raggiunto dalla loggia comunale. Dopo la messa, che sarà celebrata da don Tarcisio Puntel, parroco di Paluzza, Cleulis e Timau, ma nel maggio 1976 giovane cappellano di Gemona, assieme a monsignor Valentino Costante, al vicario parrocchiale, don Tacio Alexandre Puntel, e ad altri celebranti, si formerà il corteo (se il meteo lo consentirà) per raggiungere il cimitero comunale e ricordare, con la deposizione di una corona, le vittime del terremoto, quattrocento soltanto a Gemona, con l’accompagnamento dei canti del coro Glemonensis.
Mattarella accolto dai bambini che cantano l'inno di Mameli
Centinaia di bambini con le bandierine hanno accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cantando l’Inno di Mameli al termine delle celebrazioni a Gemona. Insieme alla premier Giorgia Meloni, il capo dello Stato si è poi diretto verso Palazzo Elti per visitare la mostra organizzata dal Messaggero Veneto e dal gruppo Nem dedicata ai cinquant’anni dal terremoto del Friuli
L’Italia chiamò: i bambini delle scuole salutano Mattarella e Meloni con l’inno di MameliMattarella ha ricordato Comelli e Biasutti
Mattarella ha citato l’allora presidente della Regione Comelli e il suo successore, Biasutti, “idealmente l’inizio e la conclusione della ricostruzione”. “Queste terre ferite nel ‘76 hanno assunto un ruolo importante negli anni. Ribadiamo qui il patto di solidarietà e coesione che qui sono stati pienamente realizzati”. Poi lo scrosciante applauso e il saluto alla sala.
Mattarella a Gemona: “In Friuli nasce il concetto di resilienza”
Nel suo intervento a Gemona, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato nel Friuli del dopo terremoto la nascita concreta del concetto di resilienza. “Ha qui le sue radici”, ha detto, ricordando la reazione dei friulani all’Orcolat dopo le scosse del maggio e del settembre 1976. “Fu il Friuli a vincere sullo scoramento, grazie all’impegno della comunità”, ha sottolineato, ricordando come i paesi vennero ricostruiti “dov’erano e com’erano” e come le comunità riuscirono a diventare protagoniste di tempi nuovi.
Mattarella ha poi evidenziato la grande solidarietà arrivata da tutta Italia: “La gente friulana, nella sua forza, trovò il sostegno di tutti gli italiani”. Un aiuto concreto giunto dall’esercito, dagli Alpini, dalle forze dell’ordine e da tanti giovani volontari accorsi nelle zone colpite. “Il nostro Paese sa esprimere nei momenti più difficili la sua generosità”, ha concluso il capo dello Stato.
Mattarella sul palco: “Il terremoto del Friuli segnò profondamente l’intera Italia”
Salendo sul palco del Teatro Sociale di Gemona, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha salutato e ringraziato le autorità e i cittadini presenti, ricordando la tragedia del 6 maggio 1976. “Abbiamo visto nel filmato e ascoltato nelle parole espresse il quadro che si verificò cinquant’anni fa, quando questa regione fu devastata da un terremoto di una violenza inimmaginabile”, ha dichiarato. Mattarella ha ricordato come “la tremenda scossa si prolungò per sessanta secondi” e ha sottolineato il dramma delle “quasi mille vite improvvisamente falciate”. “La morte, le grida, le macerie entrarono nel cuore e si conficcarono negli animi”, ha aggiunto, spiegando che il lutto raggiunse ogni famiglia “come accade nelle guerre”, in una terra che conservava ancora la memoria del Novecento e delle sue sofferenze.
Il presidente della Repubblica ha poi ricordato gli oltre centomila sfollati di quella notte e il lungo cammino della ricostruzione affrontato dalla popolazione friulana. “Chi ha memoria diretta di quei giorni sa bene che non stiamo parlando di un evento qualsiasi, ma di qualcosa che ha segnato questi territori e l’intera Italia”, ha detto. Un’eredità che, secondo Mattarella, resta viva ancora oggi anche tra i friulani nati dopo il 1976.
Meloni: "Fasin di bessôi non era un modo di dire", poi cita il titolo del Messaggero Veneto
“Il tempo della paura fu breve: si fece largo nel cuore dei friulani l’orgoglio. Bisognava agire, reagire. Dove molti si sarebbero sconfitti, i friulani no: decisero di sfidare l’Orcolat, rimboccandosi le maniche. Trasformarono quella situazione nel miglior modello post-sismico che l’Italia abbia vissuto a oggi”. Così la premier Giorgia Meloni, che ha ringraziato prima di entrare nel vivo del suo discorso i presidenti Fedriga e Bordin. “Molte di quelle intuizioni” che consentirono la ricostruzione, ha detto la presidente del Consiglio, “portano il nome di Giuseppe Zamberletti, a cui il governo Moro affidò il ruolo di commissario: Zamberletti ebbe l’intelligenza di comprendere che quel movimento di popolo poteva essere la scintilla di qualcosa di più grande”, se organizzato con le istituzioni locali. Un modello che ha gettato le basi dell’odierno sistema di Protezione civile, punto di riferimento a livello internazionale”. Meloni ha ricordato il caso di Portis Vecchio, borgo disabitato “ma non fantasma”, oggi teatro dell’attività sperimentale e addestrativa della Protezione civile.
“Fasin di bessôi non era un modo di dire - ha aggiunto Meloni -, Prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese”. Nel suo discorso Meloni ha citato anche un titolo storico del Messaggero Veneto dedicato alla ricostruzione del Friuli.È il momento di Giorgia Meloni sul palco: “I friulani sfidarono l’Orcolat e fecero rinascere la loro terra”
“Cinquant’anni fa un rombo di ferro colpì questa terra meravigliosa, frantumò pietre millenarie e nel buio della notte dalle viscere delle montagne si risvegliò l’Orcolat, lasciando morte e distruzione”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato il terremoto del Friuli del 1976 durante il suo intervento a Gemona. “Alla furia della scossa seguirono un silenzio e un buio irreali”, ha detto, sottolineando però come “il tempo della paura e del dolore fu breve”, perché nei friulani prevalse subito “l’orgoglio dell’appartenenza e la volontà di reagire”. “Dove molti si sarebbero sentiti sconfitti, i friulani no: sfidarono l’Orcolat e decisero di far rinascere la loro terra dalle macerie che l’avevano trasfigurata”.
Fedriga sul palco: "Un senso comune che ha caratterizzato la ricostruzione post terremoto"
Ha scelto di andare a braccio il presidente della Regione Massimiliano Fedriga. “Un senso comune che ha caratterizzato la ricostruzione post terremoto - ha detto - Il terremoto è stato chi non ha pianto il giorno dopo, ma ha sudato” Fedriga ha citato l’intervista a un bimbo delle zone terremotate, contenuta nel video commemorativo della Regione: “Le rondini non volano più qui, ci hanno abbandonato, diceva quel bimbo, sperando che le rondini prima o poi potessero tornare”.

Il sindaco di Gemona: “Benvenuto nel Friuli rinato dopo il terremoto, presidente”
“Benvenuto nel Friuli rinato dopo il terremoto, presidente”. Così ha esordito il sindaco di Gemona, Roberto Revelant, presidente dell’associazione dei comuni terremotati. Citando Arnaldo, “il sindaco del consiglio comunale dei ragazzi”, Revelant ha ricordato come il popolo friulano “seppe reagire alla tragedia, trasformandola in motore di sviluppo economico e sociale. La sua presenza consolida il legame tra istituzioni, come accadde nel 1976”, ha aggiunto. Il sindaco di Gemona ha poi ricordato come “il commissario Zamberletti scrisse una pagina di storia indimenticabile, molto cara ai friulani”, oggi modello “studiato anche dal corso in resilienza attivato proprio a Gemona dall’Universita di Udine”.
Tantissimi attendono fuori dal teatro e davanti ai maxi schermi
Tante persone restano in attesa dell'uscita del presidente dal teatro. Schierati i volontari della Protezione civile

Bordin: “Sindaci e volontari della Protezione civile vanno tutelati”
“La Protezione Civile italiana, proprio grazie a quell’esperienza, si è strutturata fino a diventare un punto di riferimento imprescindibile nella gestione delle emergenze. Una vera eccellenza che, dopo i recenti fatti di Preone, viene però pesantemente messa in discussione da normative evidentemente bisognose di un’attenta, rapida e puntuale riflessione da parte di tutti. Perché sindaci e volontari per essere in grado di aiutare devono essere a loro volta tutelati”, ha detto il presidente Mauro Bordin, applaudito dai sindaci presenti in sala. Chiaro il riferimento al caso di Preone, con la condanna del sindaco per la morte di un volontario di Protezione civile.
Bordin apre la seduta straordinaria del consiglio regionale
“Da un lato una spinta nuova, una rinascita che ha reso il Friuli un modello riconosciuto; dall’altro, la consapevolezza che questa nuova stagione affonda le sue radici in una ferita profonda, mai del tutto rimarginata”. Così il presidente del Consiglio regionale, nel suo discorso pronunciato davanti a Mattarella e Meloni. “Ci si può chiedere se tutto questo sarebbe accaduto comunque. Forse sì, nella storia dei popoli vi è sempre una tensione al cambiamento. Per il Friuli questa trasformazione ha una data precisa, incisa nella coscienza collettiva: il 6 maggio 1976. Un giorno che ha segnato un prima e un dopo, non solo nella cronaca, ma nella storia morale e civile della nostra terra. Per molti quella data è un racconto tramandato, una memoria familiare che si intreccia con immagini e testimonianze. Per coloro che vissero direttamente quell’esperienza, il ricordo cambia inevitabilmente con il passare del tempo e molti dei protagonisti di allora non sono più tra noi. Proprio per questo cresce il nostro dovere: custodire, tramandare e rendere attuale quella memoria alle nuove generazioni”, ha aggiunto Bordin, che nel suo intervento ha citato la nascita della Protezione civile e dell’Universita di Udine, il presidente della Regione Comelli, l’onorevole Zamberletti, il prefetto Spaziante e il vescovo Battisti. Ma anche l’aiuto del resto d’Italia nella ricostruzione e il ruolo dei Fogolars.
Mattarella e Meloni accolti dagli applausi dei cittadini
Dopo la visita al cimitero di Gemona, la premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno raggiunto il Teatro Sociale per la seduta straordinaria del consiglio regionale: ad accoglierli il calore dei cittadini che hanno atteso sotto la pioggia. Tanti gli applausi e i saluti: "Benvenuto Presidente"
Applausi, bandierine e tanta gioia: Mattarella e Meloni accolti dagli applausi a GemonaL'arrivo di Mattarella: ha reso omaggio alle vittime del terremoto al cimitero
Un dispiegamento importante delle forze dell'ordine per l'arrivo del presidente Sergio Mattarella. Ad attenderlo Giorgia Meloni giunta al cimitero di Gemona pochi minuti prima del Capo dello Stato. Insieme al presidente Fedriga e al sindaco di Gemona hanno reso omaggio alle vittime del terremoto del 1976
I bambini attendono l'arrivo del presidente Mattarella
Le persone hanno affollato i portici di fronte al teatro. E guardano sul telefonino la diretta tv. Sale l'attesa per salutare il presidente della Repubblica Mattarella. Tra di loro ci sono anche molti bambini.
Giorgia Meloni è arrivata al cimitero di Gemona: ad attenderla il presidente del Fvg Fedriga
Giorgia Meloni è arrivata al cimitero di Gemona: ad attenderla Fedriga e il sindaco Revelant
L’arrivo di Giorgia Meloni al cimitero di GemonaNiente airshow delle Frecce Tricolori
Le Frecce Tricolori, come già comunicato al sindaco di Gemona Roberto Revelant, a causa delle condizioni meteo avverse, non effettueranno il sorvolo
Loperfido alla Camera: “Il modello Friuli esempio per l’Italia”
La ricorrenza del cinquantenario del terremoto è stata ricordata anche alla Camera, questo pomeriggio. A prendere la parola il deputato di FdI Emanuele Loperfido: “Non un solo scandalo, tutto ricostruito. Una ricostruzione grazie allo Stato, ma senza aspettare lo Stato. Il modello Friuli - ha detto il deputato - . Modello che generò una delle istituzioni delle quali dobbiamo essere orgogliosi come italiani: il sistema di Protezione civile. Il volontariato, le sue competenze, il senso civico, lo spirito solidaristico, l’amore per la Patria. Tutto messo a sistema. Nella storia di una comunità ci sono degli spartiacque. Per il Friuli Venezia Giulia lo spartiacque è il terremoto del 1976. Il Friuli è stato ricostruito: più forte, più saldo, con radici profonde e lo sguardo rivolto al futuro, con la creazione, sull’onda della volontà popolare, dell’Università di Udine. Su un muro in Friuli, in quei giorni di ricostruzione, apparve una scritta, per noi ormai famosa: Il Friuli ringrazia e non dimentica”.
Il sindaco De Toni: "Dal terremoto nacque il Friuli di oggi"
Nel ricordo del sisma del 1976, il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni ha definito il terremoto “la più grande tragedia della storia contemporanea del Friuli”, sottolineando però la straordinaria capacità di rinascita delle comunità friulane. “I friulani non aspettarono, si misero subito all’opera”, ha ricordato, indicando nella partecipazione dei territori e nel ruolo dei Comuni il cuore della ricostruzione. De Toni ha evidenziato come da quella esperienza siano nate realtà fondamentali come l’Università di Udine, la Protezione civile moderna e una nuova cultura della prevenzione. “La lezione del 1976 parla ancora al presente e indica la strada per il futuro”, ha concluso.
Gava: “Dal terremoto del Friuli una lezione di solidarietà”
"Nel 50° anniversario del terremoto del Friuli, il pensiero torna con forza al 6 maggio 1976, quando una violenta scossa spezzò vite, certezze e comunità intere. In pochi istanti il Friuli Venezia Giulia fu ferito nel profondo, e con esso l'Italia intera. Oggi rinnoviamo il dolore per le vittime e la vicinanza ai loro familiari, a chi perse la casa, il lavoro, i punti di riferimento. Ma riaffiora anche la memoria viva di una terra che, nel momento più buio, seppe rialzarsi con dignità, coraggio e una tenacia tutta friulana. Da quella tragedia nacque una delle più grandi pagine di solidarietà nazionale, fatta di istituzioni, volontari, Forze dello Stato e cittadini uniti da un unico obiettivo: ricostruire, e ricostruire bene. Un'eredità che ancora oggi rappresenta un modello e una lezione di comunità. Nel giorno della memoria, il Paese si stringe al Friuli e rinnova il suo impegno a custodire ciò che da quella ferita è rinato: la forza di una comunità che non si è mai arresa". Lo dichiara in una nota la viceministra dell' Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava, che questo pomeriggio parteciperà alle celebrazioni in programma a Gemona
Il sindaco di Pordenone, Basso: “Dal terremoto nacque la forza del Friuli”
"Il 6 maggio non è una data sul calendario. È l'anniversario di un giorno i cui segni sono ancora impressi nelle vite di chi c'era e nell'identità della nostra gente. Il Friuli, quella notte di 50 anni fa, non crollò solo nelle case. Crollò in qualcosa di più intimo: la certezza che il suolo su cui siamo nati sia solido, affidabile, nostro. Eppure — ed è qui che sta tutto — quello che accadde dopo è ancora più grande di quello che crollò". Lo scrive in una nota il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso. "Il Friuli fece una cosa che nessuno si aspettava: anche chi non subì direttamente quella ferita, non si limitò a guardarla da lontano, vi entrò dentro. Una comunità intera rispose e si rialzò da sola, prima ancora che qualcuno arrivasse ad aiutarla", scrive Basso. Una "risposta collettiva — spontanea, ostinata, silenziosa — colpì tutta Italia. Non fu solo un esempio, ma da quella risposta risorse il Friuli e nacque qualcosa di concreto che ci accompagna ancor oggi ogni giorno: la Protezione Civile moderna". "Cinquant'anni dopo, quella lezione è ancora la nostra bussola", conclude il sindaco.
Presente a Gemona il ministro Luca Ciriani: “La ricostruzione del Friuli modello per tutta Italia”
La ricostruzione post sisma in Friuli "è un esempio per tutta Italia". Ne è convinto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, arrivato a Gemona del Friuli, per partecipare alle cerimonie commemorative nel 50/o anniversario dal terremoto del 6 maggio 1976. "Io avevo nove anni ai tempi del terremoto - ha ricordato il ministro di origini friulane - nessuno che abbia provato quel boato lo può dimenticare, rimane nelle orecchie per tutta la vita. Fu un evento apocalittico per la nostra regione. Sembrava tutto finito, in realtà il Friuli dimostrò di poter rinascere nonostante una tragedia immane di 1000 morti". Secondo Ciriani, "la presenza oggi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, poi di tante istituzioni, è simbolicamente un levarsi il cappello di fronte a una ricostruzione che è stata un modello esemplare per tutta Italia, un modello da imitare sia per l'efficienza, per la velocità, per la trasparenza, per il fatto che non furono buttati via i soldi, non ci furono ruberie, non ci furono sprechi, non ci fu bisogno di commissioni d'inchiesta successive. Da quella tragedia nacquero frutti molto positivi: nacque la Protezione civile, ci fu il rafforzamento del concetto di autonomia dei sindaci, che furono fondamentali per spendere bene e per spendere in fretta, nacque anche l'idea dell'università di Udine. Quindi il terremoto in Friuli poteva essere una distruzione totale invece fu un'occasione di rigenerazione, fu ricostruito tutto dove era, com'era come prima e meglio di prima. Di tutto questo i friulani sono legittimamente molto orgogliosi - ha concluso - oggi questo orgoglio viene rappresentato alle massime istruzioni dello Stato che possono vedere nel Fvg e nella ricostruzione di Friuli un esempio per tutta Italia".
Mattarella è partito da Ciampino
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è partito da Ciampino e atterrerà attorno alle 16 a Rivolto, dove sarà accolto dal prefetto di Udine, Domenico Lione. Alle 16.40 arriverà al cimitero di Gemona, dove omaggerà i morti del terremoto: a riceverlo saranno la premier Meloni, il presidente Fedriga e il sindaco di Gemona Revelant. Alle 17 è previsto l’arrivo al Teatro sociale, dove il capo dello Stato prenderà parte alla seduta straordinaria del Consiglio regionale, che sarà aperta dall’esecuzione dell’inno di Mameli da parte della Fanfara della Julia.
Terremoto del 1976, Da Pozzo: «Da quel dolore una rinascita proverbiale. La forza della ricostruzione è il Friuli di oggi»
Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976, il presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine Giovanni Da Pozzo ha ricordato il dolore vissuto dalla comunità friulana e la straordinaria capacità di rinascita del territorio. “Le macerie non furono mai lasciate a terra”, ha dichiarato, sottolineando come lavoro, economia e spirito di sacrificio abbiano guidato la ricostruzione. Da Pozzo ha annunciato anche la realizzazione di un docufilm dedicato all’economia della ricostruzione e l’istituzione del premio speciale “Pmi: radici nel futuro” per valorizzare le imprese sopravvissute al sisma. “Quanto realizzato dal Friuli è un caso unico che va ricordato e celebrato”, ha concluso.
Il sindaco di Ravascletto consegna al presidente Mattarella una lettera per chiedere più tutele
Il sindaco di Ravascletto Ermes De Crignis prima della consegna al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di una lettera a nome degli amministratori della Carnia per chiedere più tutele dopo il caso Preone
Il sindaco di Ravascletto consegna al presidente Mattarella una lettera per chiedere più tutelePresente anche il sindaco di Gorizia Ziberna
Ziberna a Gemona: «Dal terremoto un insegnamento di solidarietà che vale ancora oggi». Un ricordo personale che si intreccia con la memoria collettiva del Friuli. Il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha partecipato alle commemorazioni del terremoto a Gemona del Friuli, sottolineando il valore umano e civile di quella tragedia. Ziberna ha raccontato anche un episodio familiare: «Pochi giorni fa mi hanno consegnato un diploma di benemerenza per mio padre, che all’epoca era vicepresidente della Croce Verde». La sera del sisma partì immediatamente verso le zone colpite: «Alle 21.03 avvenne il terremoto e prima delle 22 era già in macchina con altri amici per raggiungere Gemona».
Zilli: "Il Friuli ce l’ha fatta grazie alla forza della sua comunità”
L’assessore regionale Barbara Zilli ha partecipato a Gemona alle commemorazioni dedicate agli Alpini, ai Vigili del fuoco e ai giovani soldati morti nel terremoto del 1976. “Continuiamo a ricordare il sacrificio di chi perse tutto e la capacità del Friuli di ricominciare”, ha dichiarato, definendo la rinascita della regione “il miracolo del Friuli”. Zilli ha sottolineato anche il ruolo fondamentale degli Alpini e dei soccorritori, simboli di solidarietà e vicinanza alla popolazione nei momenti più difficili.
Ingresso al Teatro sociale di Gemona alle 15.30
Al Teatro sociale di Gemona, che ospiterà il Consiglio regionale straordinario, stanno affluendo le autorità: il rigido protocollo impone l’ingresso nella struttura entro le 15.30. È da poco arrivato il “padrone di casa”, il presidente dell’assemblea legislativa regionale Mauro Bordin. Tra gli altri, già in sala anche i presidenti delle Confindustrie di Udine (Luigino Pozzo) e Alto Adriatico (Michelangelo Agrusti), gli assessori regionali Riccardi e Amirante, consiglieri regionali e parlamentari.
Ciciliano a Gemona: “Dal Friuli nacque la Protezione civile moderna”
Anche il capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano ha partecipato a Gemona al Consiglio regionale straordinario per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. Ciciliano ha definito l’esperienza del sisma del 1976 “fondamentale per il sistema di Protezione civile così come lo conosciamo oggi”, ricordando il valore della risposta organizzativa e della solidarietà nata dopo la tragedia.
Ciciliano a Gemona: «Dal Friuli nacque la Protezione civile»Grande dispiegamento di forze dell'ordine
A Gemona è robusto il dispiegamento di forze dell’ordine. Ecco come appariva il centro di Gemona a poche ore dall’arrivo del capo dello Stato Sergio Mattarella

Le storie di chi si ritrova, 50 anni dopo
A poche ore dall’arrivo del Capo dello Stato Sergio Mattarella, Gemona si prepara a celebrare il 50 esimo anniversario dal terremoto. Sono diverse le testimonianze di quella notte che si raccolgono nelle strade, nei bar, nel Duomo. Da Gemona Chiara Dalmasso e Alessandra Ceschia ci raccontano l’inizio questa giornata così particolare
Maurmair: “Il Friuli esempio di dignità e rinascita”
Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, il consigliere regionale Markus Maurmair ha ricordato il sisma del 1976 come una delle pagine più dolorose ma anche più significative della storia friulana. “Da quelle ferite è nata una straordinaria storia di rinascita”, ha dichiarato, sottolineando il valore della solidarietà e della ricostruzione di Gemona e degli altri paesi colpiti. Maurmair ha infine invitato a custodire la memoria del terremoto e a trasmetterla alle nuove generazioni.
La vicesindaco di Gemona, madrina del 3° reggimento e della fanfara della Julia: "Qui nel nome di mia madre"
Il vicesindaco di Gemona Flavia Virilli, presente anche in qualità di “madrina del 3° Reggimento Artiglieria Terrestre e della Fanafara brigata alpina Julia”, come lei stessa tiene a sottolineare. Un “titolo” ereditato “con grande orgoglio” dalla madre Giuseppina Cargnelutti, morta prematuramente nel 2018 e che si è spesa per tutta la vita per ricordare i militari caduti nel giorno del sisma. Virilli lo ha ricordato con emozione nel suo intervento al termine della Messa tra le lacrime di molti presenti.
La vicesindaco di Gemona, madrina del 3° reggimento e della fanfara della Julia: "Qui nel nome di mia madre"Trasaghis ricorda il sisma del 1976 tra memoria e gratitudine
Una comunità raccolta, tra silenzio e gratitudine, ha celebrato oggi a Trasaghis il 50° anniversario del terremoto del 6 maggio 1976. Le commemorazioni si sono aperte con la Santa Messa, per poi proseguire in sala consiliare con la cerimonia istituzionale e la consegna dei riconoscimenti. A guidare la celebrazione religiosa è stato il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve nonché presidente della CEI prima del cardinale Matteo Maria Zuppi. Bassetti nell’omelia ha intrecciato memoria personale e riflessione collettiva: “il Friuli non deve dimenticare - ha detto - ma nemmeno il tanto bene nato da quella disgrazia”, ricordando la portata del sisma “tra i più gravi eventi sismici in Italia, con quasi mille vittime e oltre centomila sfollati”, sottolineando però la straordinaria capacità di reazione della popolazione “il vostro risorgere dipende dalla tenacia e dal vostro carattere”. Bassetti ha rievocato anche il proprio coinvolgimento diretto nei giorni successivi al terremoto, quando, giovane sacerdote, fu inviato in Friuli dal suo vescovo “con le lacrime agli occhi” lo esortò a essere vicino “ai suoi fratelli”. Un’esperienza che lo ha segnato profondamente: “Non mi sono mai pentito di quell’obbedienza”. Da qui il riconoscimento a una qualità distintiva del popolo friulano: “Sapete dire grazie e non dimenticate. Questa fede e questa gratitudine spiegano perché il Friuli è risorto”.
La ricostruzione: un modello alpino e della Protezione civile
Cinquant’anni fa il terremoto del Friuli devastò il territorio con una scossa di magnitudo 6.4, cancellando interi paesi e causando centinaia di vittime. Gli alpini dell’Ana intervennero subito per aiutare le popolazioni colpite, dando vita a undici cantieri di lavoro attivi già poche settimane dopo il sisma. Migliaia di volontari raggiunsero il Friuli con mezzi propri, lavorando senza sosta tra le macerie. Proprio da quell’esperienza nacque l’idea della Protezione Civile nazionale, di cui oggi l’Ana rappresenta una componente fondamentale. Grazie anche agli aiuti internazionali affidati agli alpini furono costruite scuole e strutture per anziani in diversi Comuni friulani. A cinquant’anni dalla tragedia, il ricordo sarà al centro del Raduno del 3° Raggruppamento Ana in programma a Gemona del Friuli dal 19 al 21 giugno.
Il Francobollo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e della Regione
Il Duomo di Sant’Andrea Apostolo di Venzone, icona di resilienza, custodito tra mani intrecciate che si fanno simbolo di comunità, memoria e rinascita. E' la suggestiva immagine scelta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che oggi 6 maggio ha emesso un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica i Valori sociali dedicato al terremoto del Friuli, nel 50° anniversario. Il francobollo è stato presentato questa mattina dal presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, affiancato dagli assessori regionali Riccardi, Zilli e Bini.
Dietro al Duomo di Venzone, sullo sfondo, sono raffigurate le rovine dell’edificio che testimoniano la devastazione subita. Completano il francobollo le legende “Terremoto del Friuli”, “1976” e “Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia”, la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”. Il bozzetto è stato realizzato da Santo Errico della Scuola dell’Arte della Medaglia. I francobolli sono stampati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Savino: “Il modello Friuli esempio per tutto il Paese”
Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, la sottosegretaria Sandra Savino ha ricordato le vittime e il coraggio delle comunità colpite dal sisma del 1976. Savino ha sottolineato il valore del “modello Friuli”, nato dalla collaborazione tra cittadini, istituzioni, volontari e Alpini. Una ricostruzione che, oltre a case e paesi, ha restituito lavoro, identità e futuro al territorio.
Paola Del Din: «I giovani imparino ad aiutare, noi abbiamo vissuto tutto fino in fondo»
Un ricordo personale, intenso, che attraversa il terremoto del Friuli e arriva fino alle nuove generazioni. A parlare è Paola Del Din, simbolo della Resistenza friulana e testimone di una stagione segnata dalla tragedia ma anche dalla solidarietà. «Ho vissuto tutto questo – racconta – anche se non ero a Gemona. Avevo bambini piccoli e mio marito era medico, quindi correva continuamente in ospedale». Un’esperienza che, spiega, coinvolse tutta la popolazione: «Tutti abbiamo cercato di fare quello che si poteva fare, portare aiuti, trovare qualcosa per chi era rimasto senza niente».
Paola Del Din: «I giovani imparino ad aiutare, noi abbiamo vissuto tutto fino in fondo»La Fanfara della Julia al monumento dei caduti
Sotto la pioggia battente prosegue la cerimonia alla Goi Pantanali con la deposizione della corona d’alloro al monumento ai caduti. Ad accompagnare il momento solenne le note della fanfara della Julia, mentre i militari schierati assistono in silenzio. La corona è stata deposta dal generale Del Din, dall’assessore Barbara Zilli e da una rappresentanza dei familiari degli alpini caduti.

Il sindaco di Gemona: "Non dimenticheremo mai gli alpini caduti in questa caserma"
Al termine della celebrazione prende la parola il vicesindaco di Gemona Flavia Virilli e a seguire il sindaco di Gemona Roberto Revenant. “Oggi sento la vicinanza di tutta la regione e di tutta la nazione. Alle penne nere va il nostro sentito ringraziamento per quello che faceste allora e per quello che continuate a fare.”, le parole del primo cittadino. Poi una parola per i familiari delle vittime militari. “Non dimenticheremo mai gli alpini caduti quel giorno a causa del sisma in questa caserma”.

La messa alla Goi Pantanali
Comincia ora la celebrazione eucaristica alla Caserma Goi Pantanali su cui cala il silenzio. Presenti tra le fila migliaia di penne nere, vigili del fuoco e militari da tutto il Friuli. Tra le prime file si riconosce la Medaglia d’Oro al valor militare 102enne Paola del Din e l’Assessore alle Finanze del Friuli Venezia Giulia Barbara Zilli. A celebrare il cappellano militare Don Albino D’Orlando.
La terra ha tremato, il Friuli no: il video della Regione
Il video pubblicato dalla Regione Fvg per il cinquantesimo anniversario del Terremoto in Friuli
La terra ha tremato, il Friuli no: il video della Regione per il cinquantesimo anniversario del terremotoIl saluto dei vigili del fuoco
La giornata prosegue con l’alzabandiera e il saluto al monumento in memoria delle vittime del terremoto e dell’opera di soccorso prestata dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, presso il Piazzale ing. E. Chiavola. A portare i saluti il comandante della Vigili del Fuoco di Udine Alessandra Bascià e il caposquadra dei Vigili del fuoco Loris Cargnelut. Deposta anche qui una corona di fiori rossi, mentre la pioggia continua a battere sulla città che si prepara per la Messa alle 10.30 alla caserma Pantanali-Goi.
Le immagini storiche dall'archivio del Messaggero Veneto
Era il 6 maggio 1976. Alle 21 di sera, in 59 secondi, una scossa di magnitudo 6.5 cambiò per sempre la nostra regione. Quasi mille vite spezzate. Paesi rasi al suolo. Un dolore collettivo che ancora oggi portiamo con noi. Il Messaggero Veneto era lì, in prima linea, a raccontare tutto: la disperazione nei volti della gente, la paura di un futuro che sembrava non esserci più. Ma anche, e soprattutto, quella forza straordinaria, quella voglia feroce di ricostruire, di restare. Perché questo era il posto che il destino aveva scelto per noi. E da qui non si scappa. A raccontare quella storia non furono solo le parole dei giornalisti, ma anche gli occhi dei nostri fotografi. Dall'archivio del giornale abbiamo recuperato i faldoni con le immagini di allora, la stragrande maggioranza in bianco e nero, come i giorni che ritraggono. Ve le proponiamo in questa gallery. Per non dimenticare.
I soccorsi tra le macerie, gli sfollati e gli edifici distrutti: le foto del terremoto dall’archivio del Messaggero Veneto




















Deposta la corona di alloro in ricordo degli Alpini e dei Vigili del fuoco
Sotto la pioggia battente si apre la giornata storica per la comunità di Gemona e per tutto il Friuli. Deposta alle ore 9.05 la corona d’alloro presso il cippo eretto in ricordo degli Alpini deceduti durante il sisma del 1976, presso la sede A.N.A. in via Scugjelars. A ringraziare i presenti e le autorità il presidente della sezione Ivo del Negro: “É un onore avervi tutti qui oggi”. La giornata continua con l’appuntamento al monumento in memoria delle vittime del terremoto e dell’opera di soccorso prestata dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, presso il Piazzale ing. E. Chiavola.


Gli interventi
Ad aprire l’elenco degli interventi sarà il numero uno dell’assise regionale, Bordin. Poi prenderanno la parola il sindaco Revelant, il presidente Fedriga, la premier Meloni e quindi il capo dello Stato, che concluderà con il proprio discorso.
Consiglio regionale straordinario
La sala teatrale potrà accogliere 330 persone. Oltre agli staff di Mattarella e Meloni, ci saranno i ministri Luca Ciriani e Giorgetti, il capo Dipartimento della Protezione Civile nazionale Fabio Ciciliano, i consiglieri e gli assessori regionali, gli ex presidenti della Regione Serracchiani, Tondo, Guerra, Cecotti e Antonione, gli ex presidenti del Consiglio Manzon, Degano, Franz, Iacop e Zanin, i 105 sindaci dei comuni terremotati, quelli dei capoluoghi, il direttivo dell’associazione consiglieri regionali guidato da Dario Barnaba, i rappresentanti delle forze dell’ordine, dell’esercito, delle università, della magistratura, delle categorie economiche, i parlamentari ed europarlamentari e i prefetti.
Il programma della giornata
Il presidente Mattarella e la premier Meloni atterreranno all’aeroporto di Rivolto, dove saranno ricevuti dal prefetto di Udine Domenico Lione. Da lì il trasferimento in auto a Gemona, con la prima tappa al cimitero, dove il capo dello Stato, atteso da Fedriga, Meloni e dal sindaco Roberto Revelant, deporrà una corona al monumento che ricorda le vittime del terremoto. Pochi minuti prima delle 17 l’arrivo al “Sociale”, dove l’inquilino del Quirinale si intratterrà per qualche minuto con il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, prima dell’inizio della seduta straordinaria dell’assemblea, che sarà aperta dal Canto degli italiani, eseguito dalla Fanfara della Brigata alpina Julia.
Sopralluoghi e incognita meteo
Ieri pomeriggio l’ultimo sopralluogo nei luoghi che saranno tocccati dal corteo presidenziale e dalla delegazione del governo. C’è l’incognita del meteo, che se non frenerà il desiderio dei gemonesi di partecipare alla commemorazione laica del sisma del 1976, potrebbe frenare l’esibizione delle Frecce Tricolori, prevista a ridosso dell’inizio della seduta straordinaria dell’assemblea legislativa regionale al Cinema Teatro Sociale.
Mattarella e Meloni alla mostra del Mv a palazzo Elti
Mattarella e Meloni si sposteranno, salutati dai bimbi e dai ragazzi delle scuole del Gemonese, verso palazzo Elti, per la visita alla mostra “Friuli 1976. Una gran voglia di vivere nel segno del Messaggero Veneto”, organizzata in occasione del 50.o del terremoto e dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione del quotidiano edito - come Il Piccolo - dal gruppo Nord Est Multimedia. Ad accogliere il capo dello Stato e la premier saranno i vertici del gruppo stresso Nord Est Multimedia col presidente del cda, Enrico Marchi, l’amministratore delegato Giuseppe Cerbone, il direttore Paolo Possamai e il condirettore Paolo Mosanghini. Dopo la visita Mattarella e Meloni ripartiranno in auto verso Rivolto, da dove raggiungeranno quindi Roma.
L’arrivo delle autorità a Gemona
Gemona attende il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che oggi pomeriggio, dalle 17, prenderà parte al Consiglio regionale straordinario che rappresenterà il momento culminante delle cerimonie civili organizzate per celebrare il cinquantenario dell’Orcolat. Con il capo dello Stato ci sarà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e con loro i ministri Giancarlo Giorgetti e Luca Ciriani a dimostrare ancora una volta, come ribadito nei giorni scorsi dal governatore Massimiliano Fedriga, «è una testimonianza dell’attenzione dei massimi vertici istituzionali alla storia della nostra terra».
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