Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione civile: capì subito i friulani e la loro voglia di fare da soli

Zamberletti venne catapultato il 7 maggio 1976 da Roma a Udine trovandosi in una delle peggiori emergenze mai scatenatisi in Italia. E a poco a poco, in uno scenario da incubo, cominciò a meritarsi i soprannomi che via via si sono accumulati nella sua biografia
Giuseppe Zamberletti e l'allora responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso
Giuseppe Zamberletti e l'allora responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso

UDINE. Giuseppe Zamberletti capì subito i friulani, chi sono e la loro volontà di fare da soli le cose essenziali, pur stando dentro le regole e i doveri. Lo si intuì fin dai suoi primi passi da commissario del governo in mezzo a una terra devastata, frastornata e stupita.

Addio a Zamberletti, padre della ricostruzione del Friuli terremotato
Giuseppe Zamberletti

Considerazioni che vengono spontanee e logiche adesso, quasi 43 anni dopo, ma rafforzatesi fin dagli inizi di questa storia che ha visto come protagonista un democristiano intelligente e abile alla vecchia maniera, quella della Prima Repubblica, che avrà avuto mille difetti, ma che richiedeva a chi si cimentava a certi livelli qualità e conoscenze limate e affinate da un'efficace gavetta politica.

Zamberletti venne catapultato il 7 maggio 1976 da Roma a Udine trovandosi in una delle peggiori emergenze mai scatenatisi in Italia. E a poco a poco, in uno scenario da incubo, cominciò a meritarsi i soprannomi che via via si sono accumulati nella sua biografia. Inizialmente era “Zorro” perché così veniva chiamato tra i radioamatori, sua passione che gli sarà utile nella gestione dei soccorsi.

Zamberletti: commozione nel vedere questi luoghi ricostruiti


Poi divenne “il Garibaldi del Friuli” per la capacità anche carismatica nel guidare la macchina organizzativa delegando e coinvolgendo con passione. E venne definito pure “Mister terremoto” perché, in una nazione vulnerabile e indifesa davanti ai disastri naturali, è stato tra i pochi politici ad averne coscienza con una sensibilità che tramutava in efficienza. Grazie a lui, come tutti sanno, è nata in Italia la Protezione civile, inventata attorno all'esperienza dei centri operativi volontari sorti a Majano e poi ovunque, come ha narrato Luciano Di Sopra nel libro “Modello Friuli”.

La capacità di capire il Friuli nell'anima e nel carattere della gente emerge attraverso i gesti di Zamberletti, le fotografie, i discorsi, gli aneddoti, come è testimoniato in libri, interviste, servizi televisivi usciti a bizzeffe dal 1976. C'è per esempio una straordinaria intervista fattagli da Bruno Vespa tra le macerie di Gemona in cui l'onorevole di Varese dice parole ancora più significative e profonde che se le avesse pronunciate uno di noi, perché lui, da foresto, aveva saputo scandagliarci dentro, ispirando a ciò la sua azione di commissario del governo, tra atti burocratici e tecnici.

Zamberletti: commozione nel vedere questi luoghi ricostruiti

 

 

Rivendicava come successo principale il fatto di aver scongiurato che i paesi venissero abbandonati per concentrare la gente in un unico grande abitato senz'anima. Aveva insomma compreso che solamente nella varietà dei luoghi e dei legami specifici con essi si poteva preservare lo spirito di un popolo chiamato a vivere in zone complicate, eppure non omologato e per questo resistente a invasioni, guerre e calamità.

Tanto andrebbe detto su “Zorro” e su cosa accadde lungo i 250 giorni del periodo di commissario in Friuli (250 giorni che poi si sono prolungati fino a oggi, per gratitudine e amicizia verso di lui). Tutti conosciamo a memoria i passaggi di una vicenda epocale, nella quale il Friuli rischiò di sparire, ma uno va soprattutto ricordato. Il 13 settembre 1976 la Regione si arrese perché non aveva vinto la sfida impossibile di ridare una casa a tutti prima dell'inverno. Intanto il terremoto si accanì ancora. Era il momento della sfiducia, della sconfitta definitiva, delle polemiche roventi. “Zorro” tornò e garantì: entro aprile daremo un prefabbricato a tutti, per poter poi ricostruire le case. La gente sfollò e attese. Zamberletti puntò su quella coraggiosa, gigantesca promessa e la vinse. Per questo, è adesso un eroe friulano al cento per cento.

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