Alla scoperta della città del fare: «Il futuro di Pordenone in cultura e giovani»

Al Capitol la serata organizzata dal Messaggero Veneto verso Capitale della Cultura 2027. Dai capitani d’industria ai ragazzi dell’Its: «Saranno i manager del domani»

Edoardo Anese
Il pubblico in sala al Capitol di Pordenone
Il pubblico in sala al Capitol di Pordenone

Investire sull’asse giovani e cultura per affrontare le sfide del presente e guardare al futuro con ottimismo. I capitani d’industria del passato, da Savio a Zanussi passando per Cimolai e Tomadini, «ci hanno lasciato la chiave per arrivare a questo importante traguardo», ha ricordare il direttore della Bcc Pordenonese Monsile Gianfranco Pilosio ricordando «il grande lascito della Casa dello studente».

È stata questa la sfida raccolta durante la serata “La città del fare. Dalle lavatrici all’algoritmo. Il passato che genera futuro”, primo dei tre appuntamenti organizzati da Messaggero Veneto, Comune di Pordenone e Bcc Pordenonese e Monsile nell’ambito del percorso verso Pordenone 2027.

Sul palco del Capitol, davanti a oltre 350 persone, la storia della città è diventata un racconto fatto di immagini, testimonianze e soprattutto di persone. Una storia che parte dagli stabilimenti e dal lavoro operaio, attraversa le grandi imprese che hanno segnato intere generazioni e arriva fino alle sfide dell’industria contemporanea.

La serata, condotta dal caporedattore Antonio Bacci, ha racconto i giganti dell’impresa della Destra Tagliamento alternando filmati d’epoca, testimonianze e confronti sul presente. A ripercorrere l’epopea industriale pordenonese è stato Giuseppe Ragogna, già vicedirettore del Messaggero Veneto. «Ancor prima di essere Capitale della cultura, Pordenone è capitale d’industria», ha ricordato Ragogna.

È da qui, infatti, che parte la trasformazione della città. Savio, Cimolai, Zanussi non sono soltanto nomi di aziende: sono luoghi attorno ai quali si sono costruite professionalità, famiglie, comunità e un'identità collettiva. Sul palco sono saliti anche alcuni ex lavoratori, portando il punto di vista di chi quella trasformazione l'ha vissuta direttamente. Umiltà, dedizione al lavoro e «una grande stima e amore nei confronti dei propri collaboratori», hanno ricordato Sergio Gentilini (Zanussi), Alessia Del Maschio (Cimolai), Giovanni Pavan (Savio) e Luigi Tomadini.

Dalla «stretta di mano, la signorilità e la stima che sior Lino aveva nei confronti dei suoi dipendenti», come ha ricordato il capo del personale Gentilini, alla «grande umanità che il nonno (Cimolai ndr) ha sempre donato a tutti noi», ha ricordato Del Maschio.

Il salto verso il presente è arrivato attraverso il confronto con Alessandro Basso, sindaco di Pordenone, il direttore Pilosio, e Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustri Alto Adriatico, chiamati a raccontare un sistema industriale che continua a cambiare.

Per Agrusti è importante essere grati ai pionieri del passato, «raccogliendo quanto hanno lasciato per affrontare le sfide del futuro». Poi la consegna del testimone ai giovani dell’Its presenti in sala, «sui quali costruiremo la nuova fase dell’insfustria Pordenonese».

Anche il sindaco Basso ha riposto nei giovani la fiducia per vincere le sfide del futuro. «L’etica del lavoro ha sempre contraddistinto la nostra terra», ha aggiunto. «Così Pordenone è arrivata a diventare Capitale della cultura». Infine il ruolo centrale delle banche. «La nostra realtà è fortemente radicato sul territorio ed nostro impegno contribuire a farlo crescere», ha detto Pilosio.

«Tuttavia, ricordando la Casa dello studente lasciata da Zanussi, dobbiamo pensare a far crescere i giovani per creare i nuovi manager del futuro. Loro la chiave per vincere le sfide».

A seguire, l’attenzione si è spostata sul tema del rapporto tra impresa e territorio, al centro del dialogo tra Edoardo Roncadin e il figlio Dario. Un confronto che ha permesso di affrontare anche il tema del passaggio generazionale. A chiudere l’appuntamento al Capitol è stata la voce dell’imprenditrice Vanya Fumagalli, con uno sguardo generazionale sul lavoro e sull'impresa.

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