Anzovino: «Il Mv mi ha dato subito fiducia: il giornale è sinonimo di Friuli»
Il compositore e pianista suonerà alla festa a teatro. «Conservo anche i primi articoli. Il quotidiano mi ha accompagnato». Il rapporto con la città: «Solo a Pordenone mi sento davvero a casa»

Remo Anzovino sarà uno dei super ospiti della serata dell’11 settembre “Testimoni del Tempo” per festeggiare gli 80 anni del Messaggero Veneto. Un omaggio alla sua città, quella in cui ha mosso i primi passi nel mondo della musica e dalla quale è partito per costruire una carriera che lo ha portato a comporre per il cinema, il teatro e la pubblicità. Un legame, quello con Pordenone, che non si è mai interrotto e che continua a permeare le sue composizioni.
Maestro, che rapporto ha oggi con Pordenone? Quanto ha influito sulla sua formazione artistica?
«È la città dove sono nato, cresciuto, dove vivo e dove sono nati i miei figli. È un posto fondamentale per me. Ho iniziato a suonare e comporre da piccolo: in terza media avevo già formato la mia prima band. Sono del ’76 e quando ero adolescente si respirava ancora l’aria del Great Complotto, che era finito da poco. Era normale fare musica, mettere insieme una band, sperimentare. Pordenone mi ha dato la possibilità di crescere culturalmente e artisticamente, spaziando dal cinema al teatro fino al cinema muto».
Una città che continua a essere musicalmente viva?
«Sì. Oggi per le band emergenti è forse più difficile organizzare concerti e farsi conoscere dal vivo, ma esiste internet, che ai miei tempi non c’era. Allora c’erano le case discografiche e i contratti. Pordenone però continua a essere una città che dà spazio ai giovani, alla cultura e alla musica».
C’è un luogo della città che sente particolarmente suo?
«Pordenone e il suo territorio continuano a comunicarmi molto. Il fiume, il centro storico, una città che si può attraversare a piedi facilmente. È l’unico posto in cui sento veramente di essere a casa. Come un pittore davanti a una tela vuota, io sul mio pianoforte suono Pordenone».
Il territorio è entrato concretamente nella sua musica, dal Vajont a Pasolini e Tina Modotti.
«Ho cercato di raccontare la memoria e la cultura di questa terra attraverso la musica. La Suite for Vajont ha contribuito a far conoscere il territorio anche all’estero. Nel 2015 ho dedicato un intero progetto a Pasolini e ho scritto un brano dedicato a Tina Modotti. Credo che la musica possa raccontare luoghi e persone, portandoli ben oltre i loro confini».
L’11 settembre sarà sul palco per festeggiare assieme a noi gli 80 anni del Messaggero Veneto.
«Sono molto felice di essere stato scelto. Un invito di questo tipo significa anche che, in qualche modo, hai contribuito a far conoscere la cultura di un territorio. E poi devo molto al Messaggero Veneto, che sin dagli inizi ha saputo capire e valorizzare il mio percorso artistico».
Che ricordo ha di quel rapporto?
«Conservo gelosamente ritagli ingialliti di 35 anni fa, con i primi articoli sulla band che avevo formato da liceale e sui primi concorsi vinti come autore. Nei primi anni ’90, senza internet e social, quando cercavi di far conoscere ciò che nasceva in cantina, trovavi nel giornale attenzione e curiosità. Erano insperate iniezioni di fiducia».
Cosa rappresenta oggi il Messaggero Veneto?
«I luoghi si riconoscono dai paesaggi, dai monumenti, dal modo di parlare, dal cibo e dal modo di vivere. Come nella musica una voce o il timbro di uno strumento rendono riconoscibile un artista, anche un territorio si riconosce attraverso il suo giornale. Per me il Messaggero Veneto è sempre stato l’oggetto visibile e accessibile a tutti che si connette immediatamente al Friuli».
Cosa ha preparato per la serata dell’11 settembre?
«Una scaletta speciale, con i pezzi più importanti e significativi del mio repertorio, tratti dai dischi e dalle colonne sonore».
Che emozione prova tornando a suonare davanti al pubblico della sua città?
«È sempre una grande emozione, soprattutto quando ci sono volti amici, ogni volta che salgo sul palco, nonostante siano ormai 32 anni che sono un professionista. L’anno scorso, il 4 giugno, ho fatto il tutto esaurito al Verdi con Atelier. Sono felice di ritornarci, sento una grande gratitudine per la musica e per la città da cui sono partito».
E per una serata così speciale?
«Suonare davanti ad amici, giornalisti e addetti ai lavori, per un evento così importante per Pordenone e per il Friuli Venezia Giulia, sarà qualcosa di particolare. In fondo, un cantante lo riconosci dalla voce, mentre i luoghi li riconosci anche dal loro giornale. Per me è impossibile pensare al Friuli senza pensare al Messaggero Veneto».
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