
Dalla prima rotativa offset all’era del digitale: un cammino lungo 80 anni con il Messaggero Veneto
La storia del quotidiano friulano fondato nel 1946 da un gruppo di intellettuali ed economisti. Il passaggio dal piombo ai videoterminali nel 1978, l'ingresso nel Gruppo L'Espresso nel 1998 e il recente rilancio nel nuovo polo editoriale Nem
Si possono raccontare ottant’anni di un giornale? Come? Attraverso i fatti, le emozioni, i commenti, le innovazioni tecnologiche, ma anche i sogni. Come quelli di un gruppo di giovani che ottant’anni fa sognava la libertà, una società nuova, più moderna. Ed è da quel sogno di cambiamento che è nato il Messaggero Veneto.
Dalla penna ai social, dal piombo al digitale, dal notes al videoterminale, anche in questo settore il Messaggero Veneto, grazie alla lungimiranza dei suoi vertici, ha fatto sognare, diventando antesignano di un nuovo modo di confezionare il giornale. Sempre a fianco del territorio e a difesa della sua identità, raccontando il momento più difficile della nostra storia e successivamente la rinascita, voce autentica della società, impegnato a capire i cambiamenti e le nuove emergenze, le necessità e le attese. I sogni, appunto. La vita di questo giornale si intreccia con il fervore, le tappe, le preoccupazioni, le nuove frontiere, lo sviluppo economico e civile e poi la crisi generale del territorio.
L’osmosi, il legame, il dialogue tra le pagine e la società sono la migliore testimonianza di questa sintonia. Quando nacque, il giornale fu protagonista a sostegno dell’italianità, in un lembo di nazione che aveva conosciuto un’occupazione straniera e temeva di conoscerne un’altra.
Le tappe di quegli anni le raccontò il primo direttore, Enrico Mascilli Migliorini, il quale ricordò che a Udine in via Zanon 16, nello studio dell’avvocato Eugenio Linussa, vecchio patriota alpino fin dalla Grande Guerra, proprietario di Villa Italia a Torreano di Martignacco, si sviluppò l’idea di creare un quotidiano con il contributo di alcuni protagonisti del mondo economico friulano: i conti d’Attimis di Maniago, de Puppi, di Prampero, Orgnani, Kechler, Cavarzerani di Nevea, l’avvocato Feliciano Nimis, i rappresentanti della famiglia Manin di Passariano. Furono i padri del Messaggero Veneto che sognavano un quotidiano del mattino radicato in Friuli ma presente anche a Trieste e nel suo circondario.
La Editrice del Messaggero Veneto acquistò il palazzo lesionato dalle bombe del 1944, in via Carducci 2, dove si stampava Il popolo del Friuli, di proprietà del partito fascista. Mascilli Migliorini, fresco di ottimi studi, mise in piedi la redazione, un altro sogno che si realizzava.
Spieghiamo ancora una volta che concorsero alla scelta del nome della testata diverse motivazioni. Si pensi che ancora non c’era la regione Friuli Venezia Giulia. E poi quel sottotitolo “Quotidiano delle Tre Venezie” manifestava la chiara ambizione di diventare uno strumento di informazione di un’area ben più vasta di quella friulana, ambizione che tuttavia si arrestò al Veneto orientale.
È così che comincia un cammino fatto di altri sogni.
Domenica 7 aprile 1968 arrivò a Udine il presidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro per inaugurare il nuovo stabilimento in viale Palmanova progettato dall’architetto Gino Valle. Ampia la cronaca della giornata che veniva riportata sul quotidiano in edicola lunedì 8. Il premier si complimentò con gli editori e con il direttore Vittorino Meloni che scrisse un editoriale dal titolo “La continuità nel progresso”.
Fu lasciata dunque la sede di via Carducci, con il trasloco di redazione e tipografia alle porte della città nell’edificio progettato dall’architetto Gino Valle, un complesso moderno e all’avanguardia per l’epoca. Oltre agli uffici amministrativi, l’organizzazione consentiva un flusso unico delle news dalla redazione alla tipografia fino alla rotativa, tanto che il quotidiano francese Le monde lo definì “la fabbrica delle notizie”. Ma non solo: venne anche installata la nuova rotativa offset per la stampa a freddo, prima in Europa.
Nella notte tra il 4 e il 5 maggio del 1968 cambiò la storia del Messaggero Veneto.
In una notte il giornale passò alla stampa a freddo, senza l’uso del piombo, delle Lynotipes, delle fonderie e della stereotipia. Il Messaggero Veneto era così il primo giornale italiano ad applicare il ciclo integrale della stampa a freddo. Per presentarsi ai lettori la prima pagina venne dedicata alle immagini, proponendosi come un «moderno ed efficace strumento di informazione al servizio della comunità civile e quale simbolo di progresso». Un altro obiettivo, un altro sogno.
E dieci anni dopo, un’altra sfida. Nell’autunno del 1978, a due lustri esatti dal primo grande spartiacque tecnologico, il secondo balzo verso il futuro appare come un’evoluzione naturale, quasi un passaggio obbligato dettato dal divenire dei tempi. Se il 1968 aveva segnato il tramonto definitivo dell’uso del piombo, il 1978 sferra l’attacco decisivo all’impiego della carta. L’ingresso dei primi videoterminali in redazione e in tipografia determina l’adozione di un nuovo strumento e la metamorfosi profonda nel modo di concepire il lavoro quotidiano. Il giornale così intraprende un percorso di modernizzazione che richiede un radicale cambio di mentalità da parte di giornalisti e poligrafici.
Un’efficienza che diventa la linfa vitale per affrontare le sfide di un mercato dell’informazione sempre più dinamico e competitivo.
Il primo ottobre 1992 inizia una nuova stagione per il Messaggero Veneto con l’arrivo alla direzione del friulano Sergio Gervasutti. Sotto la sua guida, la testata cambia strutturalmente per intercettare le trasformazioni di un pubblico sempre più esigente. Nel 1993 debutta la formula del doppio fascicolo. Una scelta editoriale coraggiosa che separa le grandi direttrici della cronaca nazionale e internazionale da un corpo dedicato esclusivamente alla dimensione locale, con tre edizioni diverse per Udine, Pordenone e Gorizia. Cambiano la forma e l’architettura stessa della notizia. La pagina passa dalle storiche nove alle più moderne otto colonne, con un progetto più arioso e leggibile.
La vera rivoluzione, tuttavia, pulsa nel cuore della redazione.
Grazie all’innovazione digitale, il lavoro al desk varia radicalmente: per la prima volta, il redattore opera con la pagina in visione diretta, digitando titoli e didascalie in tempo reale e accedendo telematicamente a un archivio integrato di testi e immagini. Il decennio si chiude con una svolta di carattere industriale che proietta il quotidiano in una dimensione nazionale. Nel 1998, l’ingegner Carlo Melzi cede le propri quote al gruppo editoriale L’Espresso.
Il nuovo millennio si apre nel segno del cambiamento: il 12 aprile 2000 la proprietà affida la direzione a Sergio Baraldi, che guida la testata fino al passaggio di testimone al suo vice, Andrea Filippi, sotto la cui regia il 22 marzo 2011 il Messaggero Veneto debutta in formato tabloid, diventando full color con una formula più dinamica e moderna.
Parallelamente, la testata accelera sul fronte digitale.
Se le prime sperimentazioni online risalgono alla fine degli anni Novanta, nel 2009 ha luogo la svolta vera con il lancio del portale web evoluto. La piattaforma, inizialmente a cadenza settimanale, diventa appuntamento quotidiano imprescindibile dal luglio 2011. Con l’arrivo di Omar Monestier alla direzione, il 13 marzo 2012, la spinta social e multimediale si fa travolgente. Una visione strategica che prosegue con Tommaso Cerno, trasformando il Messaggero Veneto in un vero e proprio brand cross-mediale: un ecosistema informativo dove le notizie fluiscono senza sosta dalla carta alla rete. Il percorso si consolida con il ritorno di Monestier alla guida del giornale.
Nel 2017 il Messaggero Veneto lancia una delle campagne di comunicazione più audaci e identitarie della sua storia. Al centro della scena appare un’immagine surreale, capace di rompere gli schemi visivi tradizionali: una gallina blu colta nell’atto di deporre tre uova. È il volto di Noi Mv, piattaforma nata per trasformare il lettore da spettatore passivo a protagonista, produttore di storie, segnalazioni e contenuti.
Il 2023 ha segnato una svolta strutturale per il Messaggero Veneto con l’acquisizione della testata da parte di Nem, Nord Est Multimedia, passaggio societario che ha inserito il giornale in un nuovo polo editoriale integrato, volto a valorizzare le voci storiche del territorio attraverso investimenti tecnologici e sinergie multimediali. Il quotidiano – prima con la direzione di Luca Ubaldeschi poi con il direttore Paolo Possamai – ha intrapreso una decisa evoluzione nei formati e nei linguaggi. L’adozione di un modello redazionale digital first ha permesso di potenziare e implementare l’offerta informativa in tempo reale, affiancando alla foliazione classica nuovi strumenti come newsletter tematiche, podcast, presenza strategica sui social network. Il recente restyling grafico del cartaceo e del sito web risponde alla necessità di una lettura più chiara e fruibile su ogni supporto.
A ottant’anni dalla sua fondazione, il Messaggero Veneto si presenta oggi come un hub informativo capace di coniugare l’autorevolezza del giornalismo d’inchiesta a competenti voci che possano condurre i lettori nel decifrare la complessità del presente.
Un quotidiano che continua a essere guida, riferimento, faro della comunità. E come ottant’anni fa, anche uno strumento per far sognare una società in evoluzione costante, ma ferma dei valori identitari e di territorio.
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