Ottant'anni di grandi firme al Messaggero Veneto: la storia dei dodici direttori che hanno guidato il Friuli

Da Mascilli Migliorini nel 1946 fino al polo integrato Nem con Possamai. Il ricordo di Baraldi sul "sovranismo cognitivo", la rivoluzione del tabloid di Filippi, le grandi battaglie nazionali di Cerno e la nuova era digitale con Monestier

Viviana Zamarian
I dodici giornalisti che hanno diretto il Messaggero Veneto
I dodici giornalisti che hanno diretto il Messaggero Veneto

ll ricordo del primo giorno dietro alla scrivania da direttore è nitido. L’emozione provata, l’orgoglio di dirigere un giornale voce di una comunità, intrinsecamente legato al suo territorio. La consapevolezza di guidare un quotidiano all’avanguardia, in cui fare informazione diventa narrazione di una identità, un giornale che si è fatto laboratorio politico, quassù a Nord Est, spazio di confronto, fucina di idee a cui tutta l’Italia guarda come modelli.

La prima direzione del Messaggero Veneto fu affidata nel 1946 a Enrico Mascilli Migliorini. Ne seguiranno altre undici in questi ottant’anni di storia. Carlo Tigoli lo guidò dal 1948 al 1965 prima di lasciare il testimone a Isi Benini. Nel 1966 iniziò l’era di Vittorino Meloni che lo diresse per 27 anni e lo fece diventare, dopo il terremoto del Friuli del 1976, un pilastro della comunità, un punto di riferimento reale, sostenendo l’orgoglio del Modello Friuli al tempo della ricostruzione. Il giornale aveva già compiuto i suoi primi passi nel futuro, affrontando ogni svolta decisiva con grande coraggio. Dal 1992 al 2000 la direzione foi assunta da Sergio Gervasutti che consolidò il rapporto tra la comunità locale e il quotidiano, dando al tempo stesso un segnale di novità nel saper affrontare le sfide degli anni Novanta con la politica in frantumi, le inchieste di Tangentopoli e una società che stava velocemente cambiando.

Nel 2000 - il giornale era di proprietà del gruppo Repubblica-L’Espresso - fu nominato direttore Sergio Baraldi. «Il quotidiano era stato acquistato da poco, il mio compito era integrarlo in una azienda editoriale in crescita - racconta -. Cercai di comprendere l’esperienza del suo direttore più importante, Vittorino Meloni. Dopo il terremoto, il giornale non fornì solo un’informazione preziosa a un popolo disperso e ferito. Il racconto del quotidiano tenne vivo il legame sociale e l’identità friulana e unificò la collettività separata dalle distruzioni. Motivava la resistenza. Spingeva all’azione». Questa era la lezione di Meloni - prosegue -. La collettività poteva riconoscersi come comunità attraverso il quotidiano che cambiava per riflettere sulle trasformazioni che coinvolgevano il Friuli.

Era utile un “sovranismo cognitivo”, raccontare e interpretare la realtà non solo in modo autonomo e critico, ma attraverso gli strumenti culturali del territorio, leggendo il mondo dalla prospettiva del Friuli. Invitai alcuni docenti dell’Università, a collaborare con analisi e opinioni. Cercai il modo di includere i lettori, rendendoli partecipi. Dal momento che il tema fondante era la ricostruzione. Con la mia direzione proposi di riflettere e discutere il passaggio da un modello di sviluppo riuscito ma tradizionale a un modello aperto all’innovazione e alla modernizzazione. Il giornale si fece interprete della rivendicazione di una maggiore centralità per la società friulana. La legittimazione del rapporto tra quotidiano e società veniva rinnovata».

Nel 2005 assunse la guida del Messaggero Veneto Andrea Filippi, vicedirettore di Baraldi. «Fu un periodo di grandi trasformazioni - spiega -, si lavorava molto per cambiare il giornale in senso moderno e per integrarlo perfettamente alla nuova realtà del Gruppo Espresso. Ci siamo concentrati sulla grafica fino allo storico passaggio dal formato “lenzuolo” a quello tabloid, nel marzo 2011, che ha introdotto una impaginazione più moderna e interamente a colori superando la divisione in due fascicoli, quello nazionale e quello locale. Non rappresentò solo un cambiamento tecnologico ma di mentalità».

«L’idea del giornale - prosegue - come patrimonio della comunità locale ce l’ho nel mio dna professionale. Trovare nella redazione una realtà così radicata e legata a doppio filo con il proprio territorio, mi ha fatto sentire subito a casa, io che ero nato alla Gazzetta di Mantova. Abbiamo vissuto un periodo importante, anche dal punto di vista delle inchieste giudiziarie e della politica regionale. L’inchiesta su Ballaman di Anna Buttazzoni rappresentò un momento di giornalismo importante. Sul digitale si cominciava a muovere i primi passi, fummo pionieri anche sul web iniziando a misurarci con altri modi di fare informazione attraverso un utilizzo in tempo reale dei video e delle immagini».

Dal 2012 al 2014 fu Omar Monestier a guidare il Messaggero Veneto portando la sua spinta innovativa che si univa al rafforzamento del radicamento sul territorio.

Nel 2014 assunse la guida Tommaso Cerno. «Il Messaggero Veneto – riferisce – rappresenta la voce più moderna del giornalismo italiano perché ha saputo per primo mettere insieme il territorio come luogo da mostrare al Paese e non come un luogo a cui narrare quello che succede altrove. Questo nacque con il terremoto che rappresentò un grande salto nel giornalismo contemporaneo dimostrando che il giornalismo di un territorio diventa patrimonio nazionale. In quel momento i friulani divisi dal dramma riuscirono a rifarsi comunità anche grazie al quotidiano che univa persone e luoghi che la tragedia aveva separato».

Quella del Messaggero Veneto «è una storia molto unica nel panorama della stampa italiana - prosegue Cerno -. Con le sue battaglie che partivano dal territorio è diventato un laboratorio politico a livello nazionale. Era il Messaggero Veneto a raccontare al mondo gli esempi di storia e di valori espressioni della sua terra, penso a Loris Fortuna o a Beppino Englaro mantenendo sempre la sua autonomia».

Ci è cresciuto nella redazione di viale Palmanova Cerno. «Ricordo - afferma - che quando venni assunto nel 2004 fu un’emozione unica perché per me era talmente importante poter lavorare nel giornale della mia terra che resterà sempre la cosa più bella. Ricordo la storia di Eluana Englaro. Riuscimmo a intuire per primi in Italia che questa storia, fino allora nazionale, sarebbe arrivata da noi e dovevamo capire che cosa poteva fare un giornale come il nostro. Fu un’esperienza di vita che mi cambiò profondamente, mi fece capire quanto il giornalismo sia ancora un modo per comprendere ogni singolo essere umano. Quella storia era friulana, aveva un anima friulana che nessuno aveva ancora capito. Quando il Messaggero Veneto l’ha toccata è diventata la più grande battaglia di democrazia che in Friuli ha trovato una composta conclusione. Raccontammo la storia di una donna che non poteva più parlare dandole voce».

Nel 2016 tornò Monestier che lo guiderà fino al 2022 imprimendo un forte impulso nel digitale, con il suo sguardo innovatore, fiero di raccontare le storie della gente, promotore di un giornale presente sul territorio, in mezzo alle persone. Nel 2022 assunse la direzione Paolo Mosanghini, condirettore di Monestier e, l’anno successivo, con il passaggio del Messaggero Veneto - assieme ad altri cinque giornali del Nord Est - al Gruppo Nem la guida fu affidata a Luca Ubaldeschi. «I giornali locali - spiega - vivono in sintonia con il territorio che rappresentano.

Il Messaggero Veneto questo legame lo esprime in modo straordinario, rispetto ad altre esperienze che ho conosciuto. C’è un rapporto fortissimo e di totale identificazione. Il territorio sente il giornale come una espressione di se stesso e il giornale ha piena coscienza di questo sentimento e lo vive con un senso di responsabilità che ho ritrovato in tutti i colleghi. Ciò rappresenta un punto di forza. Al tempo stesso ha proposto nel tempo temi di interesse nazionale perché essere periferia del Paese non significa esserlo nel dibattito, se penso oggi al ruolo dei sindaci e dei volontari nell’ambito del sistema della Protezione civile o la Carta di Lorenzo Parelli. Il Messaggero Veneto ha saputo far diventare una notizia occasione di approfondimento e di sensibilizzazione collettiva con una capacità straordinaria di seminare idee e farsi interprete di temi e vicende che riguardano tutto il Paese».

«Il Messaggero Veneto - conclude - ha messo la sua esperienza al servizio del Gruppo Nem, progetto la cui nascita ha segnato l’apertura di una fase nuova in cui era necessario che tutti condividessero il meglio delle proprie competenze e il giornale del Friuli l’ha fatto benissimo». La direzione del Gruppo Nem dal 2025 è stata affidata a Paolo Possamai.

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