Dalla rotativa a colori di Zanussi al coraggio dei cronisti d'oggi
Il sindaco di Pordenone Alessandro Basso rende omaggio al quotidiano nel giorno del suo ottantesimo anniversario. Il legame storico con la nascita della provincia, la scommessa industriale del "re del bianco" e il ricordo del direttore Omar Monestier

Ottanta anni sono un traguardo che pochi giornali raggiungono. Non perché la carta manchi di resistenza, ma perché resistere richiede qualcosa di più: richiede radici, richiede dedizione, richiede un patto con i lettori che si rinnova ogni mattina.
Il Messaggero Veneto quel patto lo ha mantenuto. Lo ha fatto negli anni in cui Pordenone diventava provincia e cercava una voce che la raccontasse al mondo. Lo ha onorato nei mesi del terremoto del 1976, quando il Friuli aveva bisogno non solo di notizie ma di senso, di orientamento, di una comunità che si riconoscesse ancora tale nonostante le macerie. Lo ha rafforzato negli anni dello sviluppo industriale, quando questa terra si trasformava a una velocità che lasciava poco tempo per capire dove si stava andando. Non a caso proprio in quegli anni Lino Zanussi, lo stesso imprenditore che stava portando Pordenone nel mondo con i suoi elettrodomestici, scelse di investire nel giornale. Capì che un territorio che cresceva aveva bisogno di una stampa all'altezza: fu il primo editore in Italia a dotare il proprio giornale di una rotativa a colori. Industria e informazione, due facce della stessa vocazione al futuro.
In questi ottant'anni il giornale ha avuto guide capaci di lasciare un'impronta vera. Voglio ricordare Omar Monestier: un direttore di rara sagacia, capace di leggere il territorio con una profondità che andava ben oltre la cronaca. Ci manca.
Devo dire, con la bonaria franchezza che si deve a un interlocutore di lungo corso, che non sempre siamo d'accordo su tutto. I giornali hanno le loro logiche, e le notizie che fanno discutere viaggiano più in fretta di quelle che fanno bene. È una tensione antica tra istituzioni e stampa, e va bene così: una stampa che non mette a disagio ogni tanto non sta facendo fino in fondo il suo lavoro. Voglio però riconoscere qualcosa che spesso rimane nell’ombra: il coraggio di chi sceglie questa professione oggi. Giornaliste e giornalisti, i redattori ma anche quei collaboratori che entrano in un mestiere difficile, incerto, tutti accomunati da una passione che merita rispetto. Sono loro il vero patrimonio del Messaggero Veneto, molto più delle rotative o degli algoritmi.
Ottant’anni fa qualcuno ha creduto che questa terra meritasse una voce propria. Aveva ragione. Buon compleanno, Messaggero Veneto.
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