Due aggressioni al giorno a medici e infermieri: in Fvg la violenza in corsia resta un’emergenza

Relazione al Parlamento: 791 professionisti coinvolti nell'ultimo anno. Il 70% sono donne. La Uil Fpl: «Fenomeno strutturale, gli operatori chiedono il trasferimento»

La protesta del personale sanitario
La protesta del personale sanitario

Due casi al giorno, ogni giorno. Questa è la media delle aggressioni a operatori sanitari e socio-sanitari in Friuli Venezia Giulia, come rilevato dal ministero della Salute nel corso del 2025. Sono state 563, infatti, le segnalazioni registrate per un totale di 791 professionisti coinvolti. I numeri sono riportati nella Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, presentata nei giorni scorsi al Parlamento. Il dato segna una lieve diminuzione rispetto al 2024, quando le segnalazioni erano state 571 e gli operatori coinvolti 794. Una flessione minima, che tuttavia non cambia la fotografia di un fenomeno ancora radicato nelle strutture regionali. La quasi totalità degli episodi dell’ultimo anno riguarda il settore pubblico (559 casi), mentre quattro provengono dal privato accreditato.

Le categorie più esposte

Le aggressioni continuano a colpire in prevalenza le donne, che rappresentano oltre il 70% dei professionisti coinvolti. La fascia d’età più interessata è quella tra i 50 e i 59 anni. Sul piano delle qualifiche, gli infermieri risultano la categoria più nel mirino, con oltre 400 episodi segnalati. Seguono gli operatori socio-sanitari (Oss) e i medici-chirurghi. Una distribuzione che ricalca quella già osservata nel 2024, quando gli infermieri aggrediti erano stati 419. Quanto alla tipologia, la violenza è soprattutto verbale: 483 episodi denunciati, contro 164 aggressioni fisiche e 33 danneggiamenti. In termini percentuali significa che oltre quattro episodi su cinque si manifestano con insulti, minacce o intimidazioni, mentre circa un caso su quattro sfocia in contatti fisici.

A compiere le aggressioni sono principalmente gli utenti o pazienti stessi (413 casi), seguiti da parenti o caregiver (137).

Dove si concentrano gli episodi

La maggior parte delle aggressioni avviene nei giorni feriali (497 casi), in particolare nelle fasce mattutine e serali. Gli ambienti più esposti restano quelli ospedalieri: 147 episodi nei reparti di degenza, 79 negli ambulatori e 67 nei pronto soccorso. Non mancano però criticità anche nei servizi territoriali: 46 episodi sono stati registrati nei servizi per le dipendenze e 40 nei servizi psichiatrici territoriali. Dati che confermano come le aree di maggiore fragilità clinica e sociale siano anche quelle più esposte a tensioni.

Videosorveglianza e allerta

Proprio di fronte a questa situazione, già nell’estate scorsa la Regione aveva annunciato un rafforzamento delle misure di prevenzione. A fine luglio è stato sottoscritto a Udine un protocollo tra l’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (AsuFc) e la Questura, che prevede l’implementazione di un sistema di videosorveglianza ospedaliera con allertamento automatico delle forze dell’ordine in caso di episodi di violenza, minacce o danneggiamenti.

«Nessun ridimensionamento»

Osservando i dati e guardando anche gli episodi registrati già in questi primi mesi del 2026 «c’è l’amara constatazione che non c’è stato alcun ridimensionamento di questi fenomeni». A dirlo è Stefano Bressan, segretario regionale della Uil Funzione pubblica, ricordando come «lavorare in sanità significa essere più esposti a questo tipo di violenze, che lasciano strascichi: dopo uno recente a Latisana, gli operatori hanno chiesto il trasferimento». E se i numeri di inizio anno sono in linea col passato, serve «sensibilizzare l’opinione pubblica e responsabilizzare parenti e pazienti. Se vogliamo il cambiamento, questo deve partire dalla coscienze di ognuno», conclude.

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