Fedriga si schiera: «Social e smartphone vietati agli under 14»
A Roma, alla presentazione del report sulle dipendenze, il governatore ha spiegato che ritiene necessaria la misura shock per lanciare un segnale assieme alla prevenzione

Una misura shock, prima ancora che una soluzione definitiva. Da presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga alimenta il dibattito sul rapporto tra minori e tecnologia, dichiarandosi favorevole al divieto di smartphone per i ragazzi sotto i 14 anni.
L’occasione, a Palazzo Chigi, è la presentazione della Relazione annuale sulle dipendenze. Fedriga la coglie per lanciare un allarme sui nuovi pericoli che interessano un numero crescente di giovani. «Io sono favorevole al divieto di smartphone per i minori di 14 anni», afferma precisando peraltro di non considerare i divieti una soluzione in sé: «Non penso lo siano, ma possono essere uno strumento comunicativo».
Secondo il presidente della Regione, il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali da richiedere interventi forti, capaci di trasmettere un messaggio chiaro alle famiglie. «La situazione è talmente degenerata che serve una misura shock sia dal punto di vista effettivo che comunicativo», spiega.
Una posizione che Fedriga definisce personale, ma che nasce dalla convinzione che molti genitori non siano pienamente consapevoli dei rischi connessi a un utilizzo precoce e incontrollato dei dispositivi digitali: «Per amore dei figli spesso non ci si rende conto dei rischi. Servono messaggi forti con divieti forti».
Al centro della riflessione ci sono soprattutto le cosiddette dipendenze digitali, che il presidente del Friuli Venezia Giulia considera una delle emergenze più insidiose. L’accesso costante allo smartphone, secondo Fedriga, favorisce fenomeni come il gaming compulsivo, l’iperconnessione ai social network e una progressiva difficoltà di autoregolazione da parte degli adolescenti. Non una demonizzazione della tecnologia, dunque, ma la presa d’atto che l’utilizzo sempre più precoce di questi strumenti può incidere sullo sviluppo relazionale, emotivo e cognitivo dei ragazzi.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio di prevenzione delle dipendenze. Nel suo intervento Fedriga, ringraziato il sottosegretario Alfredo Mantovano per l’impegno e le risorse destinate al settore, incalza sulla necessità di continuare a investire sulla prevenzione. «Le dipendenze non sono un problema del singolo ma delle comunità», è il ragionamento che accompagna la sua proposta. Da qui anche il richiamo al ruolo della scuola, dello sport e delle iniziative educative come strumenti indispensabili per costruire percorsi alternativi e sani per i più giovani. La discussione, del resto, non riguarda soltanto l’Italia.
Negli ultimi mesi il tema della regolamentazione dell’accesso dei minori ai social e agli smartphone è diventato centrale in diversi Paesi occidentali. Emblematico il caso del Regno Unito, dove nei giorni scorsi l’ex primo ministro laburista Keir Starmer, prima di lasciare la guida del governo, ha annunciato un piano per vietare l’accesso ai social network agli under 16. Una misura destinata a entrare in vigore dal 2027 e motivata dalla convinzione che molte piattaforme siano progettate per creare dipendenza, esponendo i giovani a contenuti dannosi e influendo negativamente sul loro benessere psicologico.
Pur muovendosi su piani diversi, la proposta di Fedriga e quella avanzata da Starmer condividono un presupposto: l’urgenza di intervenire su fenomeni che fino a pochi anni fa venivano considerati semplici abitudini tecnologiche e che oggi vengono interpretati come questioni di salute pubblica.
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