De Luca a Book Week Gorizia capitale: «Ciò che resta sono le emozioni»

Scrittore e divulgatore storico, sabato sarà ospite della kermesse. Ora è nelle librerie con “Lo scriba del faraone” pubblicato da Rizzoli

Alex Pessotto
Il divulgatore storico e scrittore Costantino Andrea De Luca
Il divulgatore storico e scrittore Costantino Andrea De Luca

«Nei millenni, c’è stata un’evoluzione per quanto riguarda la tecnologia, la cultura, le conoscenze scientifiche, ma le emozioni umane, le dinamiche relazionali, non sono cambiate più di tanto: siamo rimasti molto simili ai nostri antenati e possiamo quindi rivederci in persone qualsiasi di tutte le epoche. Ed è questa la morale del libro».

Parola di Costantino Andrea De Luca che, con il suo “Lo scriba del faraone e altre storie di vita quotidiana dall'antichità a oggi” (Rizzoli, pagg. 288, euro 16), sarà uno dei protagonisti della Book Week. Il suo incontro è in programma sabato, alle 11.30, in piazza Sant’Antonio e, nell’occasione, De Luca dialogherà con Paolo Mosanghini, vicedirettore di Nord Est Multimedia con delega al Messaggero Veneto.

Chi è lo scriba del faraone?

«Uno dei 28 personaggi che racconto nel libro, formato da altrettante storie di gente comune dall’antichità a oggi, persone con cui è facile immedesimarsi. In particolare, colui che dà il titolo al mio testo è uno scriba disegnatore che decorava le tombe dei faraoni. Era assai stressato perché il suo capo lo faceva faticare e lo pagava poco (tra l’altro, a quel tempo i pagamenti non erano in denaro bensì in generi alimentari). Un giorno, allora, gli scrisse una lettera, che esiste eccome, dicendo che lo chiamava unicamente per lavorare e mai per bere qualcosa assieme».

Cosa raccontano le altre storie?

«Sempre di persone comuni, abbastanza dimenticate. Insomma, non parlano di Giulio Cesare, Napoleone o di qualche papa, ma della gente di tutti i giorni che ha vissuto esperienze che ancora oggi si possono considerare attuali».

Può fare qualche esempio?

«C’è un monaco medievale che adora la compagnia del suo gatto e decide di dedicargli una poesia, c’è un insegnante dell’antica Roma che è sottopagato e scrive una petizione agli imperatori chiedendo un aumento. E c’è una coppia, sempre nel Medioevo, che vive una difficile relazione a distanza: noi la conosciamo perché le loro lettere sono sopravvissute e nell’espressione dei loro sentimenti è molto facile rivedere una relazione a distanza del mondo d’oggi».

Tutte le storie che racconta sono vere?

«Sì, assolutamente. Non ho inventato nulla. Il mio non è un romanzo, è un saggio storico, seppure con un linguaggio molto scorrevole, divulgativo, semplice. Non ho usato tecnicismi».

Dove ha tratto queste storie?

«Da lettere, diari personali, interviste, verbali di processi o epigrafi, spesso commentate da studiosi, accademici. Quindi, oltre alle fonti originali, per far rivivere queste persone nella quotidianità, ho letto anche le opinioni degli esperti».

Come ha saputo dell’esistenza di queste lettere, di questi verbali e delle altre fonti?

«Attraverso vari canali. Per esempio, narro la storia di un pirata ubriacone che sbagliava ogni sua scelta di vita proprio perché era dipendente dall’alcol. La sua vicenda l’ho scoperta dai verbali di un processo in cui viene coinvolto agli inizi del Settecento: ho trovato scansioni online di questi verbali, piuttosto danneggiati e ovviamente nell’inglese dell’epoca. Quindi, per far rivivere questo pirata ho decifrato molte pagine. Oppure, sono andato in un archivio di Genova per raccontare l’avventura di una coppia vissuta durante la prima guerra mondiale, ma ho tratto così poche informazioni in merito che non ho potuto includere questa storia nel libro. Sì, ci sono stati momenti in cui le ricerche non sono state sufficienti. Altri episodi li ho poi ricavati da volumi scritti da accademici tendenzialmente inadatti al grande pubblico: li ho allora tradotte in un linguaggio più semplice».

Quale periodo coprono questi episodi?

«L’intera storia umana. O quasi. La prima è ambientata nell’antica Mesopotamia, attorno al 1800 a.C.: racconto di una moglie assira delusa dal marito. L’ultima, invece, è ambientata ai giorni nostri, in Italia. Quindi, attraverso tutte le epoche tentando di dare un assaggio dei vari contesti. Allo stesso modo, ci sono storie accadute in Cina, tra gli Stati Uniti e il Canada. Vado un po’ in giro per il mondo».

Quando nasce la sua passione per la storia?

«Avevo circa dieci anni e mio padre mi regalò un romanzo: “Annibale” David Anthony Durham. È così che mi sono appassionato alla storia: scoprendo quella, incredibile, di un uomo in grado di attraversare le Alpi con gli elefanti».

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