Sexy-truffa, la vedova dell’imprenditore: «Chiediamo giustizia»

San Giorgio della Richinvelda: presunto raggiro, poi il suicidio. Ma la 39enne accusata assicura: «Con lui solo un’amicizia»

SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA. «Per noi è stato doloroso rivivere quello che è successo, a distanza di tre anni. Non vogliamo parlarne nè suscitare clamore. Speriamo di avere giustizia».

Queste le parole della vedova dell’imprenditore di San Giorgio della Richinvelda morto nel maggio 2013 a 67 anni. L’uomo, secondo le indagini dei carabinieri, sarebbe stato raggirato tra il 2012 e la primavera 2013 da una 39enne slovena residente a Pontebba, Dunia Kosir. Poi si era tolto la vita.

La 39enne era stata arrestata per truffa e circonvenzione d’incapace dai carabinieri di Aviano lo scorso 1 marzo con l’accusa di aver raggirato un 81enne spillandogli 80 mila euro. Proseguendo nel lavoro investigativo sono emersi elementi tali da far ritenere che possa essersi resa responsabile di un’altra truffa ai danni dell’imprenditore di San Giorgio della Richinvelda.

Secondo quanto riferito dai carabinieri, si era indebitato per oltre 100 mila euro e resosi conto di essere stato plagiato si era tolto la vita lasciando ai familiari dei messaggi in cui spiegava la causa del gesto.

Imprenditore ripulito dalla sexy truffatrice

Nell’abitazione della Kosir, nel corso della perquisizione legata al suo arresto del mese scorso, erano state rinvenute numerose lettere manoscritte di un uomo che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sembrava essersi invaghito di lei ed era stato indotto a consegnarle ripetutamente ingenti somme di denaro tra il 2012 e la primavera del 2013.

Convinto di aiutarla ad avviare un’impresa di prodotti aromatici, in pochi mesi avrebbe dilapidato i risparmi di una vita. Finchè, nel maggio 2013 – sempre stando alla ricostruzione cronologica riferita dai carabinieri – l’accusata aveva interrotto con il 67enne ogni tipo di rapporto. Infine, il suicidio.

La donna si faceva chiamare “Clara”: i familiari dell’imprenditore deceduto l’hanno riconosciuta nelle foto pubblicate sulla stampa in occasione del suo arresto.

La famiglia aveva fatto fronte alla tragedia con grande dignità e coraggio.

«Sono passati tre anni e solo ora è stato possibile cominciare a sapere qualcosa di più su quello che è successo. È una ferita che si riapre. Non vogliamo che si crei clamore. Mio marito era una uomo per bene. Chiediamo solo giustizia» ha affermato la vedova dell’imprenditore precisando con gentilezza di non avere altro da aggiungere.

La famiglia, comprensibilmente, intende continuare ad affrontare all’insegna della riservatezza questa tragedia privata. Non c’è la volontà di costituirsi parte civile in un eventuale processo.

Per quanto riguarda la posizione di Dunia Kosir, l’avvocato difensore Roberto Russi ha puntualizzato che «dalle lettere trovate in casa emerge che tra lei e quell’uomo esisteva solo un rapporto di amicizia. Da parte di lui c’era una sorta di infatuazione? Se c’era, comunque, non risultava corrisposta. E la signora ribadisce di non aver mai preso denaro da lui».

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