Isis Zanussi, attacco bis dei pirati informatici

Secondo attacco dei pirati informatici al sito web dell’Isis Zanussi. Alle 8 di martiedì, la maschera di Anonymous campeggiava di nuovo all’indirizzo www.isiszanussi.gov.it. Impossibile entrare nel sito. Alle 20 il sito web era di nuovo in funzione. «In tempo record abbiamo sconfitto gli hacker – ha commentato Domenico Giotta, vicario del dirigente Giovanni Dalla Torre –. Non sappiamo se gli attacchi alla nostra piattaforma web abbiamo la stessa matrice. La denuncia alla polizia postale è stata inoltrata dal capo di istituto e la giustizia farà il suo corso».
Le due ipotesi
La prima è quella di un’unica banda che prende di mira siti di scuole, Stati, istituzioni: si firma Anonghost, in nome della “cyber Jihad”. Ma salta all’occhio lo stile diverso, tra i due attacchi, nella scelta delle icone e degli slogan. La seconda ipotesi, infatti, è quella di un attacco informatico raddoppiato da studenti burloni: come è capitato nell’Isis Malignani di Udine, per esempio. Che ha subito un’aggressione di chiara matrice goliardica e con l’obiettivo di sabotare il registro elettronico.
Nel caso dell’Isis di Pordenone, però, la banca dati del registro non è manipolata o violata. «Hanno cancellato il database – era stato il bilancio dopo il primo attacco –. Per fortuna, l’azienda esterna che gestisce la manutenzione del sito ha una copia di riserva». Gli hacker non hanno colpito nel profondo: la “guerra virtuale” è stata dimostrativa e in dieci ore di lavoro il sito è stato rimesso a nuovo.
“Cyberwar” a Pordenone
La guerra online dei filopalestinesi Anonghost è nata nel 2011. La chiamano “cyberwar” e si dichiarano «differenti dagli Anonymous», i pirati del web. Sono un gruppo di hacker che è riuscito a battere a colpi di programmi informatici distruttivi, nel 2013, un impero mediatico israeliano da 3 miliardi di dollari.
«Combattiamo per Hamas – hanno dichiarato via web gli attivisti di Anonghost a “Cronaca libera” –. Per la cyber Jihad. Abbiamo hackerato più di 3 mila siti da quando è iniziata l’offensiva di Israele su Gaza e la stampa sionista non ne parla. La nostra si chiama resistenza, non terrorismo. Siamo la cyber Resistenza, lo scudo informatico, la voce delle persone dimenticate. La voce della Palestina». Così Anonghost ha chiamato all’adunata Anonymous, hacker, organizzazioni umanitarie, con l’intento di “bucare” i siti. «L’Isis Zanussi con la cyber-guerra non ha nulla a che fare – ha sgombrato i dubbi Giotta –. Sarà stato un errore o un’azione dimostrativa: l’integrazione tra studenti di 26 etnie diverse e tante religioni azzera ogni conflitto».
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