Zanin alla Filologica: «La scelta delle Uti ha spolpato il Friuli. Ora lo ricostruiremo»

Il presidente del consiglio Fvg ha aperto i lavori a Colloredo  E il sindaco Fontanini chiede di riavvicinare Gorizia a Udine

walter tomada

«La Filologica è la depositaria per eccellenza dei valori dei friulani. Ma su quale Friuli andremo a riversarli? Oggi un Friuli unito dal punto di vista della rappresentanza istituzionale non c’è più: lo hanno disossato come un pollo e smembrato in 11 Uti. A noi tocca il compito di ricostruirlo»: il presidente del consiglio Pier Mauro Zanin coglie l’occasione del 95° congresso della Società filologica celebrato ieri a Colloredo di Monte Albano per illustrare la necessità di ricostruire gli ambiti di area vasta che la riforma Panontin ha dissolto.

Musica per le orecchie di Pietro Fontanini, che a tale disegno si era sempre opposto, ma che tuttavia vede un pericolo all’orizzonte e si smarca con forza dall’ipotesi che Gorizia sia associata a Trieste. Contro questo spettro chiama in aiuto proprio i soci di quello che chiama «il sodalizio friulano per eccellenza, che ha lanciato tanti appelli delicati nel corso della sua storia quasi centenaria. E allora mi piacerebbe che oggi da palazzo Mantica partisse una forte sottolineatura sul fatto che la città dove la Società è nata nel 1919 rischia di prendere altre strade e diventare tutt’uno con Trieste». Eventualità contro cui mobilitarsi: «Nessuno più della Filologica ha l’autorevolezza per sostenere che Gorizia – insiste Fontanini – deve restare legata al Friuli. Come dev’essere chiaro che il Friuli non è solo la ex provincia di Udine. Già l’ultima giunta regionale lo ha fatto a fette – conclude – ma minare oltre l’unità del territorio friulano da un lato è incomprensibile, dall’altro vuol dire che noi friulani siamo in tanti e questo fa paura».

Atmosfera frizzante, quindi, quella di un congresso che per la prima volta si è celebrato in casa di due icone della cultura friulana come Ermes di Colloredo e Ippolito Nievo, e che ha finito per dare spunto a una serie di interessanti riflessioni sul Castello che li ospitò entrambi e che è diventato «l’emblema stesso del completamento della ricostruzione del Friuli dopo il sisma del 1976». A definirlo così è Graziano Pizzimenti, assessore alle infrastrutture di una Regione che 42 anni dopo essersi presa in carico la ricostruzione e averci investito 28,5 milioni di euro comincia a pensare seriamente a cosa farne quando (presumibilmente nel 2021) i due lotti del cantiere saranno conclusi.

Il dibattito sulle possibili destinazioni è aperto ma Pizzimenti non si sbilancia: «Gli spazi sono talmente vasti e belli che ci si può fare di tutto. Serve fantasia». E l’ipotesi più suggestiva, dopo aver ricostruito con dovizia le varie fasi del recupero, l’ha calata Roberto Molinaro che come sindaco e poi come consigliere e assessore regionale è stato un “testimone privilegiato” della ricostruzione.

Riallacciandosi a Giancamillo Custoza che aveva inquadrato il maniero come «un centro culturale che era interconnesso con mezza Europa, da Roma a Praga e a Vienna», Molinaro ha auspicato: «Visto che non esiste luogo più friulano e nel contempo internazionale di questo Castello, la sua destinazione ideale sarebbe ospitare l’Agenzia Europea delle Lingue Minoritarie».

La ricchezza di spunti della giornata non deve però eclissare i lavori veri e propri di un congresso in cui il presidente Federico Vicario ha snocciolato i numeri assai lusinghieri dell’attività nel 2018, con un richiamo alla Regione affinché «riconosca il lavoro di un’associazione sempre più centrale per il panorama culturale del Friuli. Conviene darci fiducia, perchè siamo la realtà che lavora con maggiore continuità e spinta sul territorio». I 130 appuntamenti della Settimana della Cultura Friulana, i 24 corsi di friulano con 526 iscritti e gli 856 docenti coinvolti nelle iniziative di Docuscuele, centro di documentazione per la scuola istituito con l’Arlef, parlano da soli: e l’anno prossimo l’impegno raddoppierà per il Centenario, che si celebrerà fra Udine e Gorizia. —





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