Western europei e il Giappone antico le mire di Weissberg per il festival 2017

Giornate del cinema muto 2016. Con l’assalto al Verdi di Pordenone per “Il ladro di Bagdad” si è conclusa ieri la 35ª edizione. Il direttore: «Non sono solo proiezioni, ma spettacoli». Pubblico: americani e inglesi i più fedeli

PORDENONE. I western europei, il cinema giapponese, la parte finale del progetto su Luca Comerio, il primo documentarista del cinema italiano: scampoli di programma dell’edizione 2017 delle Giornate del cinema muto, per le quali il 2016 si è chiuso con un teatro tutto esaurito, ieri sera, per la proiezione - accompagnata dall’Orchestra San Marco di Pordenone - dello spettacolare Il ladro di Bagdad.

A offrire pillole della prossima edizione è un sorridente Jay Weissberg, da quest’anno direttore delle Giornate, ancora commosso per quanto gli è accaduto poco prima, in un bar del centro, dove, al momento di pagare il pranzo, ha scoperto che gli era stato offerto da una gentile e sconosciuta signora.

Uno dei tanti gesti d’affetto che ha ricevuto in questa faticosa ma entusiasmante settimana, dove a colpirlo è stata inoltre «la grande fiducia e il sostegno che ho ricevuto dai musicisti. E proprio la musica - dice - e il rapporto che abbiamo costruito con chi la esegue è una delle cose di cui vado più orgoglioso».

Promosso a pieni voti anche dagli addetti ai lavori, Weissberg è complessivamente soddisfatto del programma («mi spiace per alcuni problemi con i filmati sulle campagne elettorali negli Usa o per la condizione della pellicola di Tempest, ma il resto è andato molto bene e non dimentichiamoci mai che non sono solo proiezioni, ma spettacoli ogni volta diversi») ma anche della sua mission: spazzare via il luogo comune che si tratti di un festival di nicchia e costruire ponti sempre più solidi con la città.

Soddisfatto Weissberg e soddisfatto Livio Jacob, presidente delle Giornate, per un festival che chiude con circa mille accreditati, in gran parte stranieri, con netta prevalenza di americani e inglesi (oltre 200) e risultati positivi sul fronte sbigliettamento (con il boom di 300 biglietti per la serata sui 120 anni del cinema a Venezia).

E anche da Jacob arrivano i complimenti al nuovo direttore, «che i film li conosce bene, li sa selezionare, ha ottimi collaboratori e relazioni internazionali, in più è anche un uomo di comunicazione… e il risultato è ottimo».

Si dichiara contento, poi, per la presenza, quest’anno, di tutte le cineteche italiane aderenti alla Fiaf, che insieme hanno fra l’altro quasi ultimato il nuovo “portale del cinema muto italiano”.

Altra novità in arrivo è un evento organizzato insieme al Teatro Verdi, in primavera. Buono anche il rapporto con le istituzioni e il loro sostegno economico: «Ogni anno è una lotta ma fra alcuni contributi che calano e altri che aumentato, non ci lamentiamo».

Anche Jacob sottolinea il saldo legame con la città e il territorio, corroborato da tanti progetti («basti pensare alle crescenti attività rivolte ai giovani, organizzate con Cinemazero») e al fatto che in questi giorni ne trae beneficio anche l’economia. Non ci sembra poco».

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