"Unidentified Murder": a Udine il thriller hongkonghese che sfida la logica

Al Far East Film Festival arriva un piccolo gioiello indipendente costruito come una matrioska narrativa. Tra alieni, scherzi finiti male e una struttura alla Hitchcock, il film di Kwok Ka-hei e Jack Lee promette di sbalordire il pubblico del Giovanni da Udine

Giorgio Placereani

“Unidentified Murder” (sullo schermo del Giovanni da Udine giovedì 30 aprile alle 23.40) è un piccolo film indipendente hongkonghese, realizzato con quattro lire (ma con ottimi attori) da due esordienti nel lungometraggio. I registi Kwok Ka-hei e Jack Lee sono di provenienza televisiva, e questa è un’ottima scuola per lavorare a basso budget. Invero è difficile scrivere di questo film senza rovinare la festa agli spettatori, perché ha una struttura a scatole cinesi di verità che diventano falsità in modo ripetuto; quindi, della trama diremo il meno possibile.

A Hong Kong 25 anni fa è successo un fatto misterioso, che viene definito “la Roswell hongkonghese”: tre bambini giocavano su una collina boscosa e uno di loro, Ho, è scomparso, rapito dagli alieni in una luce bianca accecante, secondo il racconto degli altri due. Nel venticinquesimo anniversario del fatto, i due “sopravvissuti” sono adulti, e ancora amici; uno dei due, Mark (Ling Man Lung), è fidanzato con una ragazza (Renci Yeung). Il guaio è che lei è un’influencer e la sua trasmissione web si chiama “Faccio scherzi al mio ragazzo”. Capito dove si va a finire?

Lei prepara una burla per i due, mettendo in scena il ritorno di Ho nel posto dov’era scomparso; per questo si rivolge a un attore (Peter Chan). Ma questa finzione è solo l’avvio di una serie di contro-finzioni a catena, che sembrano autentiche e terribilmente inquietanti (bravissimo Ling Man Lung a inserire una nota minacciosa sul suo volto da bravo ragazzo).

La sceneggiatura di Kwok Ka-hei, Jack Lee, Ho Siu-hong e Devon Choi costruisce una struttura a scatole cinesi, giova ripeterlo, realizzata con estrema intelligenza, e naturalmente divertentissima, ove gli spettatori sono sballottati non meno dei protagonisti. Il gioco di farci vedere cose strane e in seguito darne in flashback una giustificazione narrativa rigorosa, può ricordare un’altra produzione a basso budget assai intelligente, il giapponese “One Cut of the Dead”, anche se ovviamente nel presente film c’è un racconto unico. Però il riferimento più preciso per questo film (al punto che ci si chiede se non l’abbia influenzato) è “La congiura degli innocenti” di Hitchcock: non perché la storia vi assomigli ma sul piano strutturale.

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