Far East Film Festival, il coreano Yeon-seok tra cinema e televisione: «La mia vita è recitare»

Il popolare protagonista di Phantom Lawyer a Udine: «Una combinazione di legal drama e sciamanesimo»

Gian Paolo Polesini
Il coreano Yoo Yeon-seok ospite del Feff a Udine
Il coreano Yoo Yeon-seok ospite del Feff a Udine

Yoo Yeon-seok fa tutto da solo e garantisce un altissimo tasso glamour al Feff 26: code interminabili, soprattutto di ammiratrici, si formano a partire dal foyer del Giovanni da Udine e raggiungono il primo piano con l’obiettivo minimo di strappare uno sguardo al protagonista della serie coreana “Phantom Lawyer”, che qui al Far East offre l’essenza della sua narrazione singolare in cerca di compratori occidentali. Ma non é l’unica: altri prodotti televisivi sono in vendita al mercato del festival udinese.

Yoo Yeon-seok si presenta con un abito doppiopetto celeste, T-shirt bianca e pantalone a zampa, gusto anni Settanta. Per i sudcoreani è un divo assoluto. Per facilitare il riconoscimento al pubblico italiano, l’attore è nel cast di “No Other Choise” il film che ha ipnotizzato gli spettatori del Bel Paese pochi mesi fa. Ma di titoli importanti se ne contano parecchi nella sua collezione cine-televisiva.

«Devo ammettere che non conosco bene il vostro cinematografo. Ma c’è un marchio che è nei miei pensieri, almeno da quando guidavo i mezzi militari dell’esercito: Ferrari». Gli ricordiamo che lui è una star e un bolide rosso se lo potrebbe pure permettere. Ride. «Per adesso anche no, vedremo in seguito. Vi confesso, però, un altro mio grande desiderio: interpretare il “Padrino” indossando un abito made in Italy e guidando una Ferrari con un sigaro fra i denti».

È il primo viaggio con destinazione Udine di Yoo Yeon-seok, ma dietro l’operazione “Dalla Corea con amore” ci sta una sigla che dirà poco ai più: Kocca. Invece è un marchio imponente per chi si occupa di audiovisivo. Sta per Korea Creative Content Agency ed è un’agenzia governativa sudcoreana che dipende dal ministero della cultura. In pratica è uno dei motori pubblici che sta dietro l’espansione globale del cosiddetto K-content. Sostiene il cinema, le serie tv, la musica, l’animazione, le tecnologie immersive, le startup creative il webtoon e il fumetto.

E ora passiamo ai fatti: bastano due titoli per comprendere il servizio pazzesco di Kocca: “Parasite”, l’Oscar coreano 2019 e, udite udite, “Squid Game”, la serie più di successo nel mondo al pari dello spagnolo “La casa di carta”. L’interprete di oltre venti pellicole e di altrettanti prodotti per la televisione rivela di aver cominciato a sentire addosso la passione per il palcoscenico già dalle elementari. «Recitai in un saggio scolastico e gli applausi degli insegnanti e dei genitori mi emozionarono così tanto, da scegliere in seguito questa professione».

Dividendosi fra piccolo e grande schermo, quasi in contemporanea, come gestisce i due set all’apparenza uguali, ma assai diversi?

«L’approccio al personaggio è simile, ma le serie televisive richiedono un coinvolgimento del pubblico a lungo termine, episodio dopo episodio. La recitazione dev’essere precisa per trasmettere emozioni specifiche e, al contempo, molto semplice, poiché il genere è a portata di mano di chiunque».

In “Phantom Lawyer” — che racconta le vicende di un avvocato costretto a vedere i fantasmi e a occuparsi dei loro casi in vita — che cosa l’ha calamitata nella storia?

«La combinazione unica di legal drama e sciamanesimo, un elemento fresco nel panorama di casa. Ed è anche la mia prima commedia, diciamo, umanistica. La possibilità d’interpretare personaggi diversi in ogni episodio, a causa delle possessioni spiritiche, è stato l’aspetto decisamente più affascinante, che mi ha permesso di mostrare versatilità nella stessa opera».

Siamo curiosi di conoscere l’evoluzione industriale coreana, che ha raggiunto con successo tantissimi Paesi dell’Occidente.

«La distinzione fra cinema e televisione in Corea si sta assottigliando: registi cinematografici lavorano volentieri in tv. È un cambiamento positivo grazie all’incredibile interessamento globale che eleva la qualità di entrambi i formati».

A 42 anni come si vede proiettato nel futuro?

«Non immagino una vita senza recitare e ammiro chi l’ha fatto fino alla vecchiaia. E ben oltre». —

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto