Una bellezza senza fine: cinquant’anni senza Pasolini
L’iniziativa della Società Filologica Friulana e l’omaggio al poeta: il libretto propone una sequenza fotografica inedita di Italo Zannier

Per ricordare il cinquantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, la Società Filologica Friulana ha dato alle stampe un delizioso libretto che riproduce una sequenza fotografica inedita di Italo Zannier, realizzata a Sacile nel 1960. Con il consenso dell’editore pubblichiamo di seguito il testo intitolato “Una bellezza senza fine”.
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A cinquant’anni di distanza dalla tragedia di Ostia, facciamo nostro il grido di Alberto Moravia: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo”.
Ma i nomi di Pasolini e Zannier, riuniti in queste pagine, ci ricordano le due primavere che precedono quel giorno, denominate Academiuta di lenga furlana (18 febbraio 1945) e Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia (1 dicembre 1955).
Zannier, l’ideologo del Gruppo, ritrae nel 1960 a Sacile il maestro dell’Academiuta durante un incontro al Circolo Gramsci, ed è come se le due primavere si fossero fuse in queste fotografie inedite, perché Zannier compì a Spilimbergo, con immagini visibili, un’operazione analoga a quella compiuta a Casarsa da Pasolini con parole friulane: entrambi vollero portare alla luce i tesori della civiltà “cristiana e contadina” del Friuli.
A quelle due primavere non fecero seguito le estati della maturazione e gli autunni della raccolta dei frutti.
Ma se siamo qui a contemplarle con ammirazione dopo ottanta e settant’anni, significa che possono essere ancora produttive almeno sul piano individuale, perché la bellezza non ha tempo.
Ed è invero difficile non emozionarsi di fronte alle immagini, create in poesia da Pasolini e in fotografia da Zannier.
La Società Filologica, che ha già celebrato in più occasioni la grandezza del Poeta, è oggi orgogliosa di rendere omaggio anche al Fotografo, al quale nel 1992, in occasione del Congresso di Vito d’Asio, dedicò una targa che recava queste parole: “A Italo Zannier, che cu la lûs al à scrit la storie dal popul furlan”.
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