Udine restituisce il Donatello “svelato” piú bello di sempre

UDINE. Donatello sta per lasciare il Friuli. In queste ore il suo Crocifisso monumentale sta uscendo, imballato nel polistirolo espanso e inscatolato a dovere, dai laboratori della Soprintendenza di Udine, in via Zanon, che lo hanno ospitato fino a ieri per un lungo restauro. L’opera d’arte piú importante che sia mai arrivata in Friuli se ne riparte in incognito, cosí com’è arrivata, e torna a Padova, dove dal 28 di marzo sarà esposta in una attesissima mostra - “Donatello svelato” (fino al 26 luglio al Museo Diocesano) - prima di essere ricollocata nella Chiesa dei Servi della stessa città, suo luogo di provenienza.
La straordinaria scultura in legno di pioppo, recentemente riscoperta e riconosciuta come di mano del grande maestro del Rinascimento fiorentino, saluta oggi le mani dei restauratori friulani Angelo Pizzolongo e Catia Michielan che lo hanno pazientemente “curato” per ventritré mesi, liberandolo dalla patina color finto bronzo, restituendogli l’incarnato di una pelle naturale e la raffinata sensualità che ne caratterizza le forme, nel rispetto della sua policromia originale.
«Avremmo voluto - cosí ci hanno dettoi restauratori - altri quattro cinque mesi per stargli vicino. Abbiamo scoperto molto di Donatello e del suo modo di operare, ma qualcosa di segreto c’è ancora. È stato un vero privilegio lavorare su un’opera cosí importante, ma alla fine anche facile, vista l’altissima qualità e l’ottimo stato di conservazione».
In molti lo avevano ammirato l’ultima volta lo scorso dicembre a laboratori aperti: era ancora “macchiato” di zone non ridipinte e lacunoso in alcune parti, ma già trasudava bellezza e incanto. Ora gli appassionati d’arte e i devoti rimarranno stupiti di fronte al risultato dei restauratori e dello scultore Giovanni Sicuro (che ha ricostruito finemente le lacune della capigliatura) quando a Padova potranno aggirare la grande statua a due metri di distanza osservandone a tutto tondo le peculiarità anatomiche e i dettagli stilistici e confrontarli con gli altri crocifissi di Donatello vis à vis. Un’occasione unica, perché quando il Crocifisso ritornerà nella sua cappella originaria nella chiesa servita di Padova i metri di distanza saranno sei e la visione soltanto frontale.

«Questo restauro occuperà in futuro una pagina importante in tutti i manuali di storia dell’arte», dice la storica dell’arte Elisabetta Francescutti. È stata lei, friulana, ma afferente alla Soprintendenza per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, a dirigere i lavori in collaborazione con la Soprintendenza udinese. «Provo soddisfazione, orgoglio, commozione. Ma esprimo anche l’auspicio che il nostro laboratorio, vero fiore all’occhiello della professionalità italiana nel restauro, al pari di istituzioni come l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e l’Istituto di Roma, possa continuare a lavorare in futuro, nonostante le attuali difficoltà di ristrutturazione delle Soprintendenze regionali».
Il crocifisso donatelliano è il punto di arrivo di un percorso contrassegnato da altissimi risultati nel restauro ligneo, a partire dal dopo terremoto fino agli ultimi anni, durante i quali i laboratorio udinese ha congedato e restituito alla pubblica fruizione opere come l’altare di Pellegrino da San Daniele nella Basilica di Aquileia, l’altare di Paluzza di Antonio Tironi, il crocifisso di Giovanni Tartarico nella chiesa del Cristo di Pordenone e i due crocifissi monumentali medievali di Cervignano e Cividale. Sarebbe un peccato interromperlo.
Intanto Udine ospiterà il prossimo 15 maggio al Centro culturale della Parrocchia Beata Vergine delle Grazie di Udine un convegno sul tema, aperto al pubblico. «Ora in realtà ci attende la prova piú importante - spiega la Francescutti - quella del pubblico e dei fedeli. E poi restano da scoprire ancora il committente e il luogo in cui Donatello eseguí il lavoro».
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