A Udine la prima italiana di “Il bianco si lava a novanta”, il film che ha conquistato la Slovenia
Appuntamento lunedì 26 ottobre alle 20 al Visionario di Udine. È stato girato anche in Fvg e coprodotto dalla friulana Quasar: protagonista un’adolescente nella Lubiana degli anni ’80

Dalla letteratura al cinema, dai Balcani al Friuli Venezia Giulia. Lunedì, alle 20, al Visionario di Udine, verrà presentata la prima italiana del film che ha conquistato la Slovenia: “Il bianco si lava a novanta” diretto da Marko Naberšnik.
Si tratta di una coproduzione europea, guidata dalla slovena Perfo Production, che vede la società friulana Quasar Productions nel ruolo di principale partner internazionale. Un progetto che nasce dal romanzo autobiografico di Bronja Žakelj, pubblicato in Italia da Bottega Errante. Il percorso dell’opera, dalla pagina allo schermo, mette in dialogo due realtà del territorio, l’editoria e il cinema, unite dalla volontà di far conoscere al pubblico italiano storie e voci dell’Europa orientale.
Ripercorriamone le tappe. È il 2018 quando esce in Slovenia “Belo se pere na devetdeset”, titolo originale del romanzo d’esordio di Bronja Žakelj, voce candida e ironica, originaria di Lubiana. Ed è subito un caso editoriale, tradotto in diversi paesi. Nel 2019 il bestseller autobiografico ottiene il Kresnik, prestigioso riconoscimento assegnato al miglior romanzo sloveno, e viene pubblicato in Italia da Bottega Errante, nella traduzione di Michele Obit.
Il romanzo più letto della letteratura slovena diventa poi il film più visto nelle sale slovene nel 2025. Presentato in anteprima mondiale al Sarajevo Film Festival, il progetto è stato realizzato con il sostegno del Fondo per l'Audiovisivo del Fvg, della Fvg Film Commission e del fondo europeo Eurimages.
Così Michele Codarin, Giorgio Milocco e Barnaba Lupo, impegnati nella coproduzione italiana: «Per Quasar Productions, la partecipazione al film rappresenta un importante risultato nel proprio percorso. Il film è stato girato anche a Trieste e nelle province di Udine e Gorizia, rafforzando il legame produttivo e territoriale con una regione naturalmente connessa alla Slovenia e all'Europa centro-orientale.
Un progetto complesso, che ha richiesto il coordinamento di case di produzione di sei paesi: Slovenia, Italia, Croazia, Serbia, Montenegro e Macedonia del Nord. Confrontarci con approcci, sensibilità ed esperienze diverse è stato importante. Proprio questa capacità di collaborazione può rappresentare uno dei punti di forza del cinema europeo».
Ma a conquistarli è stata la storia: «Quando ci siamo avvicinati al film abbiamo capito che non si trattava semplicemente dell'adattamento di un romanzo di successo. C'era qualcosa di più profondo: il racconto di una donna che affronta situazioni apparentemente insuperabili e che, nonostante tutto, continua a cercare il proprio posto nel mondo.
Ci ha colpito il modo in cui vengono affrontati temi difficili, senza rinunciare all'ironia e alla vitalità. È una storia che nasce in Slovenia, ma che potrebbe appartenere a qualsiasi famiglia, in qualsiasi paese. Un film capace di unire la dimensione privata e familiare a quella più ampia di un'intera generazione».
La protagonista è Bronja, adolescente nella Lubiana degli anni Ottanta, costretta ad attraversare la perdita di affetti importanti e la malattia. Sullo sfondo, scorrono la progressiva dissoluzione della Jugoslavia e le trasformazioni degli anni Novanta. È anche il ritratto di un'epoca in cui l'Italia, vista dalla Slovenia, rappresentava spesso un mondo desiderato, vicino geograficamente, eppure, per molti aspetti, lontanissimo.
Ma, al centro, c’è la vicenda intima, raccontata nella quotidianità di una famiglia con le sue abitudini, i suoi affetti e le sue contraddizioni. Pur attraversando dolori, fragilità e paure, il film non è dominato dalla sofferenza. Al contrario, è una storia di speranza, di scoperta della propria forza, illuminata dall’ironia e da una straordinaria capacità di guardare avanti.
È significativo che il percorso italiano del film parta proprio da Udine, città con cui condivide un doppio legame, cinematografico ed editoriale. “Il bianco si lava a novanta” sarà in programmazione anche domani e dopodomani al Visionario. Poi, il 31 ottobre, aprirà l'EU Balkan Film Festival, alla Casa del Cinema di Roma.
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