Il ritorno degli Amari: disco e colonna sonora
La band friulana torna sulle scene con il nuovo album “Finta di niente”. Un loro brano è stato scelto per il film. Un anno di scuola di Laura Samani: «Che emozione, è stato inserito in una scena molto bella, dolce, poetica»

Sono oltre 25 anni che gli Amari, band friulana formata dal nucleo storico composto da Davide “Pasta” Piva, Dario “Dariella” Moroldo e Francesco “Cero” Ceravolo, affinano la propria visione della musica pop, spaziando con naturalezza fra influenze musicali distanti e assimilando nel tempo suoni nuovi e vecchie scoperte.
Tornano sulle scene, a distanza di quasi un decennio dal precedente, con il nuovo album “Finta di Niente”, che presenteranno dal vivo il 14 novembre a San Vito al Tagliamento.
«Ci abbiamo lavorato tantissimo – racconta “Pasta” – ma non per nove anni, in mezzo c’è stato anche il Covid, dei momenti con più o meno grinta. Dopo la chiusura del tour per “Polverone” del 2017, più o meno c’eravamo già messi a scrivere, siamo andati per tentativi e abbiamo avuto bisogno del tempo necessario per accumulare le basi, il sound, i testi giusti, scegliere le cose da raccontare. Una volta decisi i pezzi, siamo andati in studio a finalizzarli».
Dove avete registrato?
«Le voci a Udine nello studio di Francesco Marzona, che ha fatto anche il mastering e il mix, il resto è fatto in casa tra Udine, Palmanova, Bologna, le città attuali di noi tre, che continuiamo a spedirci i file».
“Finta di Niente” è anche un invito a stare calmi in un periodo in cui gli animi si accendono facilmente?
«Si presta a tante interpretazioni possibili, ci piacciono sempre i giochi di parole. Probabilmente fare finta di niente è la condizione in cui noi abbiamo dovuto calarci per poterci isolare abbastanza per essere in grado di fare musica in un periodo storico non particolarmente felice, molto complicato. Abbiamo cercato dentro noi stessi le motivazioni per fare queste canzoni. Nasce da qui la copertina: un disegno di un paesaggio rassicurante, concentrandoci su quello piuttosto che sui problemi del mondo».
Il legame con il Friuli?
«A partire dalle foto, all’ingresso del Tagliamento, un richiamo al territorio. E poi anche il fatto che il disco esce per la Tempesta, quindi da Udine verso Pordenone».
È il vostro primo lavoro per l’etichetta pordenonese. Come è nata la connessione?
«Ci conosciamo da tantissimi anni, da quando Enrico Molteni frequentava l’università a Trieste, nei fine ‘90 si andava ai concerti, condividendo amicizie, frequentazioni, conoscenze di vecchissima data».
Gli Amari compaiono anche nella colonna sonora di “Un anno di scuola” di Laura Samani, che ne pensate del film?
«L’ho visto al Visionario di Udine, mi è piaciuto molto. Siamo stati contattati dal curatore della parte musicale del film, che inizialmente ci aveva chiesto un altro brano. E a sorpresa la scelta è caduta invece sulla ghost track di “Grand Master Mogol”. Mi ha emozionato rendermi conto che è stato inserito in una scena molto bella, dolce, poetica. Laura racconta di aver ascoltato quel disco e come tutti gli altri pezzi del film, faceva proprio parte dei suoi ricordi».
Siete considerati dei pionieri: il vostro genere ha trovato terreno fertile anni dopo.
«Credo che non abbiamo inventato niente, però sicuramente siamo stati sempre molto onnivori di musica, curiosi. Ci siamo appassionati a dei filoni, a dei sound, che si sono concretizzati dopo in Italia».
Oltre la musica, avete sempre curato ciò che sta intorno. Da dove arriva questo gusto?
«Probabilmente perché arriviamo tutti da un istituto d’arte, da una scuola artistica e quindi ci veniva naturale pensare a video, foto, vestiti, colori, grafica. Abbiamo immaginato tutte queste cose abbastanza presto».
E il web?
«Eravamo appassionati dello stare sull’Internet quando ancora non era una moda. Ci è sembrata una maniera efficace e veloce anche di promuovere la nostra musica, sfruttando sin da subito tutti i social media, dal compianto Myspace a Facebook che all’inizio nessuno se lo filava e stiamo ancora attenti, nei limiti del tempo e della pazienza, perché cambia tutto molto velocemente, soprattutto negli ultimi anni».
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