Udine e il Friuli alla festa della rivoluzione
Arriva in sala, accompagnato dalle polemiche, il film sull’impresa di Fiume di D’Annunzio girato in gran parte in città

Intrighi politici, amori impossibili e vendette private s’intrecciano per tessere un universo narrativo pop, un immaginario futurista e una ricostruzione storica fedele e raffinata, nel film di Arnaldo Catinari sull’impresa dannunziana di Fiume “Alla festa della rivoluzione”, girato anche a Udine, nelle sale italiane da giovedì 16 aprile, prodotto da Italian International Film e Rai Cinema con il contributo della Fvg Film Commission – PromoTurismoFvg. Un film che arriva in sala accompagnato da una scia di polemiche, innescate dall’accusa di aver ricevuto sovvenzioni statali grazie al tema scelto, ritenuto vicino alla sensibilità politica della maggioranza di governo. Sovvenzioni negate invece, come noto, al documentario su Giulio Regeni.

Nel cast figurano Riccardo Scamarcio (il capo dei servizi segreti italiani), Maurizio Lombardi (Gabriele D’Annunzio), Valentina Romani, la spia protagonista, e Nicola Maupas, il medico anarchico di cui è innamorata. Gli attori e il regista Catinari assisteranno alla proiezione, in anteprima, di mercoledì 15 alle 19.30 al cinema Visionario di Udine, giovedì 16 alle 20 al Kinemax di Monfalcone e alle 21 al Nazionale di Trieste, per concludere il tour regionale venerdì 17 alle 20.45 a Cinemazero di Pordenone.
Cuore della lavorazione del film sono state la città di Udine e la sua provincia, per cinque settimane di riprese tra ottobre e novembre 2024, coinvolgendo piazza Libertà, Palazzo D’Aronco, piazza XX Settembre, la Loggia del Lionello e il Chiostro della Basilica della Beata Vergine delle Grazie, oltre a residenze come Villa Giacomelli e Villa Pace. Il Palazzo del Comune di Udine è stato inoltre trasformato nel Palazzo del Governatorato di Fiume, fulcro della vicenda e quartier generale di Gabriele D’Annunzio. Alcune scene sono state girate anche a Trieste, tra Palazzo Carciotti e l’hotel DoubleTree Hilton, nei sotterranei di Palmanova e al Castello di Gorizia, location capaci di restituire un impatto visivo coerente e suggestivo.

«Cercavo un posto di frontiera perché Fiume è stata una frontiera sia fisica che metaforica, visto che siamo all’alba degli anni Venti, tra rivoluzione e dittatura – spiega Catinari – e a dispetto della Fiume di oggi, troppo moderna, ho trovato in Udine la città perfetta, con il suo palazzo D’Aronco, coevo ai fatti narrati, e le sue piazze, ma anche Trieste e Gorizia hanno contribuito efficacemente alle atmosfere sospese del film, diventando un teatro di posa a cielo aperto grazie alla collaborazione della Film Commission. Anche fuori dal set abbiamo trovato accoglienza e disponibilità nel territorio, che ha contribuito alla creazione di un clima felice: tornerei presto a girare un altro film in Friuli Venezia Giulia». Al centro della storia c’è Beatrice, giovane e determinata spia a servizio della Russia e testimone di un attentato a D’Annunzio durante la festa che inaugura la sua rivoluzione visionaria a Fiume. La donna è arrivata proprio per proteggere il Vate e incrocia il suo destino con Pietro, che gestisce l’intelligence tra dovere e ideali, e Giulio, un medico disertore della Grande Guerra.
Tratta dal saggio di Claudia Salaris “Alla festa della rivoluzione”, la sceneggiatura è stata a scritta a quattro mani dal regista con Silvio Muccino. «Conosco Silvio – continua Catinari – da quando, giovanissimo, ha esordito da attore in “Come te nessuno mai” del fratello Gabriele Muccino, di cui ero direttore della fotografia, e avendo la stessa mia idea di cinema, l’ho chiamato a scrivere questo film con la sua freschezza e il suo entusiasmo. L’obiettivo era una storia che potesse piacere al pubblico del “sabato pomeriggio”, il più trasversale possibile, dai ragazzi ai loro nonni, cercando di mescolare i generi. Non volevamo fare un film storico “ingessato”, ma creare intrattenimento e disattendere le aspettative, inserendo negli eventi reali un’avvincente spy story e alternando all’action movie il melò, con un amore estremo, shakespeariano. Il tutto abbracciato da una luce calda, “inclusiva”, perché il mondo della rivoluzione dannunziana era molto accogliente tutti dovevano sentirsene parte, così come lo spettatore è invitato ad essere parte del racconto».
Tanto libero è il linguaggio narrativo e visivo, quanto aperta è stata la direzione degli attori, che hanno contribuito personalmente alla costruzione del proprio ruolo, partendo dalla “star” Scamarcio, che «ha portato tutte le sue variazioni, le sue ansie, le sue ombre – svela il regista – per “abitare” i segreti e le ambiguità del suo personaggio».
E se D’Annunzio, in corpo, resta quasi sullo sfondo, nel suo spirito rivoluzionario permea tutto il film, che lancia un monito al presente. «Oggi stiamo perdendo la possibilità di sognare e di credere che un mondo diverso possa esistere – chiude Catinari – conformandoci invece ad un sistema dove la non considerazione dell’altro è una regola e il potere la base di tutto. D’Annunzio invece seduceva le masse con un ideale da condividere, un sogno che tutti avrebbero potuto sognare, una Carta del Carnaro che parlava di parità dei generi, di omossessualità, di accettazione del diverso, di centralità della cultura, a cui dovremmo ispirarci ancora oggi». —
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