Toros: «Quel giorno a Faedis a fianco di Napolitano»

Lo storico senatore dc racconta la visita del 2012 dell’allora presidente che rese omaggio alle vittime

UDINE. Con i suoi 92 anni, ottimamente portati, Mario Toros - parlamentare per sette legislature, sottosegretario al Lavoro con i ministri Brodolini e Donat Cattin nell’autunno caldo (1968-’69), poi egli stesso ministro (due volte al Lavoro e due alle Regioni), nel Governo Moro al tempo del terremoto; e infine per vent’anni (1982-2002) alla guida dell’Ente Friuli nel mondo - è anche un testimone dei fatti e misfatti (se pensiamo a Porzûs) della lotta di liberazione. Alla quale ha preso parte, seppure con un ruolo non di primissimo piano, nelle file dell’Osoppo.

«Non ho partecipato ad azioni militari - ricorda - ma solo a iniziative di propaganda e alla raccolta delle armi e dei materiali dei lanci aerei notturni degli aerei inglesi». Faceva capo al Cln di Tavagnacco, ma aveva contatti con quello provinciale di Udine e i suoi “maestri” Agostino Candolini, Tessitori, Piemonte.

Nato il 23 marzo 1923 a Pagnacco, dove la sua famiglia era rientrata dopo l’esodo di Caporetto, si formò nell’Azione cattolica, che svolgeva una politica di “non allineamento” con il regime fascista («c’erano bravi sacerdoti, animatori di dibattiti utili e formativi»).

Chiamato alle armi nel 1939, scelse l’aviazione e il lavoro di motorista. Si diplomò a Napoli, poi con la guerra passò a Campoformido, nella 152ma squadriglia caccia. L’8 settembre ’43 lo colse nelle Cinque Terre, in Liguria, con i tedeschi.

Riuscí a evitare l’internamento, scappò verso il Friuli, muovendosi solo di notte. Trovò rifugio, un periodo, nel Modenese, poi riprese - sempre a piedi - la strada di casa e, dopo 15 giorni, raggiunse Feletto. Dopo aver trovato lavoro nelle Ferrovie, Mario Toros entrò nella Resistenza, terza brigata Osoppo, nome di battaglia “Abba”.

Ricorda i contatti con alcune parrocchie («le canoniche hanno avuto un ruolo importante nella lotta clandestina al nazifascismo»), una riunione col professor Burtulo, un discorso del futuro onorevole “Vico” Caron, («mi entusiasmò»).

Da quei dibattiti uscivano le idee per il “dopo”, per l’Italia democratica che doveva nascere dalle macerie della guerra. Due anni fa fu coinvolto nella visita del presidente Napolitano in Friuli. Per la visita, invitato dall’Apo, ci fu un lungo lavorio nei preparativi. Consigliarono il presidente di “sentire Toros”. Nella casa di Feletto squillò il telefono: “Qui il Quirinale, c’è una chiamata per lei dal Presidente”

«Sul momento pensai a uno scherzo, ma poi riconobbi la voce», ricorda Toros. Da ministro del Lavoro incontrava anche l’onorevole Napolitano che allora era l’esperto del Pci per tali problemi. Hanno concordato il programma della visita, ma non solo: il 29 maggio 2012 Toros è andato ad accogliere l’illustre ospite all’aeroporto di Rivolto e poi lo ha accompagnato a Faedis (non a Porzûs), dove si è tenuta la cerimonia.

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